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Lettera aperta di Salvatore Borsellino al ministro Mastella

5 ott 2007 | di Enrico Natoli | Lettere a Cuntrastamu

Milano, 5 Ottobre 2007

nella puntata di Anno Zero di ieri avrei avuto bisogno di piu’ spazio per potere rispondere come meritava al sottosegratario Scotti.

Quello che avrei voluto dire lo affido a questa lettera aperta al Ministro Mastella

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Milano, 4 Ottobre 2007

Voglio ringraziare il ministro Mastella per la sua iniziativa di richiesta di allontanamento per incompatibilità ambientale del giudice De Magistris dalla procura di Catanzaro.

Voglio ringraziarlo pubblicamente perchè mi ero ormai convinto che a seguito delle campagne di delegittimazione e di aggessioni di ogni tipo nei confronti della magistatura la gente si fosse ormai assuefatta all’arroganza ed all’impunita’ dei politici e avesse accettato come normale ed inelluttabile questo stato di cose.

Ora invece la reazione provocata da questa iniziativa nell’opinione pubblica, nella gente comune, reazione che sta provocando in tutta Italia raccolte di firme e mobilitazioni spontanee, soprattutto di giovani, a sostegno del magistrato, perchè possa continuare il suo lavoro senza intimidazioni e interferenze esterne, mi ha fatto rinascere la speranza che le cose possano ancora cambiare.

Ho sottoscritto insieme a Sonia Alfano una lettera al capo dello stato dove chiediamo che tuteli, come è suo compito, l’indipendenza della magistratura raccomandando al CSM, di cui è il presidente, di rigettare la richiesta del ministro. E chiedergli invece di occuparsi di altri, e ben più gravi problemi della Giustizia, come il caso della Procura di Caltanissetta, dove sono concentrate le indagini sui fatti più gravi della nostra storia recente, quali l’indagine sui mandanti esterni nella strage di Via D’amelio e l’indagine sulla sparizione dell’agenda rossa di Paolo, che viene, dal 12 Luglio 2006, lasciata senza una guida ed affidata ad un reggente.

Voglio però sperare che il sig. Ministro prenda spontaneamente atto della situazione di incompatibilità ambientale che si e’ creata tra la sua persona e la maggioranza degli italiani e voglia attuare il suo proposito di dimettersi, proposito più volte minacciato, ma finora solo a scopo di ricatto nei confronti della maggioranza di governo.

Il sig. Mastella ama spesso ripetere di essere una persona onesta, non deve quindi temere che le indagini in corso da parte del giudice De Magistris possano coinvolgere la sua persona, potrebbero al massimo coinvolgere il suoi amici o persone con le quali ha intrattenuto o intrattiene qualche tipo di rapporto, magari non sempre limpido.

Dovrebbe essere anzi grato al giudice De Magistris che con le sue indagini potrà dimostrare l’onestà del sig. Ministro fornendogli una patente di onesta’ certificata che avrebbe per questo piu’ valore delle sue affermazioni che, agli occhi dell’opinione pubblica, non possono che essere di parte e quindi non obiettive se non addirittura sospette.

Non vorrei però insistere troppo sulla sua persona con il rischio di additarlo come comodo capro espiatorio dei tanti mali della politica italiana, come ha detto Beppe Grillo con una ironia che Il sig. Mastella non e’ stato in grado di capire e che tutta la stampa nazionale ha fatto finta di non capire pubblicando titoli a tutta pagina sulla pretesa pace tra il politico e il comico, e qui lascio al vostro giudizio decidere chi sia il poltico e chi sia il comico, e pubblicando poi solo qualche trafiletto poco visibile quando Beppe Grillo ha chiarito le vere intenzioni della trappola un cui l’aveva fatto cadere.

Il fatto è, sig. Mastella, che una persona come Grillo, che ieri ha fatto di mestiere il comico, oggi è uno dei pochi che fa poltica in modo serio, e quelli che sono stati designati dai partiti italiani per fare i politici e che la gente, in mancanza di altre scelte, ha dovuto votare, si affannano oggi un tutti i modi di fare la parte dei comici in quel cabaret di bassa lega che è diventata la politica in Italia.

Ma lo scenario, purtroppo, non è quello di un cabaret, è quello di una tragedia, la tragedia di un paese allo sbando dove gli equilibri di governo si reggono su ricatti incrociati e dove l’opposizione non aspetta altro che il suicidio del governo per potere subentrare nell’esercizio del potere, ricominciare ad emanare leggi “ad personam” e continuare, come peraltro ha fatto anche questo governo, nell’attuazione di quel patto scellerato tra lo Stato e la mafia per la spartizione del potere e degli appalti in Italia per cui è stato necessario eliminare Paolo Borsellino.

E io purtroppo vedo tante, troppe analogie tra le vicende di ieri e quelle di oggi.

Oggi Paolo Borsellino e Giovanni Falcone vengono additati come degli eroi e, dopo averli uccisi, si cerca ancora di seppellirli a forza di commemorazioni, di lapidi e targhe stradali, quasi a rassicurarsi del fatto che siano veramente morti, ma ieri, quando erano sul punto di arrivare nelle loro indagini al punto focale dei rapporti tra la mafia e la politica, si cercava in tutti i modi di rendergli difficile il lavoro, di isolarli, di costringerli a trasferirsi in altra sede per riuscire a trovare degli spazi per potere continuare le loro indagini,

Anche De Magistris è stato messo in difficoltà dal suo capo, anche De Magistris è stato isolato, anche De Magistris si sta cercando di trasferire per renderlo innocuo, ma si ricordi, Sig. ministro, che per esperienza del passato, l’isolamento di un giudice o di un investigatore è stato sempre il primo passo per additarlo alla vendetta della camorra e della mafia e chi da inizio e determina questo stato di cose non ha minori responsabilità, almeno morali, di chi ne decide l’eliminazione o preme il pulsante di un timer

Si ricordi però che la gente non sopporterebbe che la storia si ripeta, quella stessa gente che nella cattedrale di Palermo prese a schiaffi e a calci quei politici che pretendevano di sedersi in prima fila davanti alle bare dei ragazzi di Paolo, vi caccerebbe allo stesso modo da un Parlamento nel quale sedete fianco a fianco di personaggi inquisiti, prescritti o gia’ condannati nei primi gradi di giudizio e questa volta non riuscireste a riciclarvi sotto altre sigle e nuovi partiti, a mantenere il potere e ad occupare indegnamente le istituzioni come aveta fatto dopo il disfacimento della prima Repubblica.

Salvatore Borsellino
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19 Luglio 1992

6 comments
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  1. “guerriglia antimafia”

    Cosa si può dire davanti alle parole di Salvatore Borsellino. Quasi nulla.

    Ho ancora in mente la sua immagine durante la trasmissione di Santoro, Anno Zero, soprattutto verso la fine. Aveva gli occhi sgomenti di chi rivive e sente le stesse frasi già vissute prima della morte del fratello.

    Ero colpito pure da tutti quei ragazzi presenti, che però, dovendo “crescere”, i nostri “mafiosi dello Stato” li aspetteranno quando legittimamente cercheranno un posto di lavoro, oppure per qualsiasi altra loro necessità per vivere. E peraltro non avvenendo più i ricambi generazionali ideologici, in quanto il sistema politico-mafioso che ci gestisce, si alleva i consumatori-elettori già appena nascono inibendone i neuroni, nessuna giovane “gamba”, come abbiamo già visto in altre parti del Meridione, raccoglierà più quelle idee.

    D’altronde, prima c’era solo il rinnovato (allora non si capiva) braccio destro politico della mafia, ora stanno assemblando anche quello sinistro e fanno pure le primarie per questo (con lo stesso metodo elettorale “mafioso” che qualche giorno prima fingevano di contestare all’altro braccio destro). Mai come oggi, i “confini” sono stati così assolutamente impalpabili.

    La verità, sotto gli occhi di chi può vedere, è anche che chi si propone inizialmente con un cambiamento finisce poi con l’essere fagocitato perchè per opportunismo o per sopravvivere, si allinea. Più o meno, hanno fatto tutti questa strada. Ma è pure vero che chi resiste e mantiene un profilo autonomo viene attaccato singolarmente dal sistema mafioso politico-istituzionale, attraverso ad esempio improvvisi procedimenti giudiziari, oppure problemi fiscali, o denigrato sui “mezzi d’informazione” per isolarlo o qualsiasi altro metodo cosiddetto legale e quando questo non basta, improvvisamente, guarda caso, ci si ritrova accanto gente criminale e delinquenti che sembrano apparire dal nulla per non farti più vivere, ma che invece, sono stati chiaramente veicolati dal sistema mafioso politico-istituzionale attraverso i suoi “picciotti” delle istituzioni o del mondo professionale e così via. E quando proprio non capisci che la devi smettere o devi andartene, allora ti accade qualcosa di molto grave e non necessariamente a te ma anche può succedere a tuo figlio in altro luogo.

    Purtroppo, a differenza di tanti altri, seppure non vorrei sembrare pessimista, nel mio piccolo e con le mie modeste capacità, non vedo alcuna luce, salvo che non si trovi un nuovo modo di fare la “guerriglia antimafia”.

  2. nteressante iniziativa da parte dei giovani del blog incriminato da matsella
    chi vuole puo lasciare una firma per chiedere le dimissioni del ministro dell’ingiustizia

    http://firmiamo.it/dimissionid.....temastella

    http://spadafora-live.blogspot.com/

  3. Se Mastella fosse un uomo, non ci sarebbe mais tato bisogno di scrivere questa lettera. Siccome non lo è, questa lettera cadrà nel vuoto. Per lui. Ma è bene che sia stata scritta: per tutti noi.

  4. Il problema non è Mastella, dopo di lui altri 1000 come lui.

  5. A onor del vero, alla luce degli ultimi sviluppi, bisognerebbe aggiungere come spesso il contrasto tra poteri, da noi finiscono spesso col divenire spettacoli televisivi deontologicamente non proprio corretti. In questo fare non si capisce, se si cerca l’appoggio dell’opinione pubblica, oppure è un modo per ottenere notorietà. D’altronde essendo ormai uso comune tra persone di una certa rappresentanza sfruttare i mezzi di comunicazione mediateca, non si può tanto contestare all’altro tale arbitrio.

    Rimane in ogni modo il fatto che da noi vi è un abuso frequente dei poteri conferiti, da gestire per proprio uso e consumo ed a pretendere intoccabilità, dimenticandosi, avvolte, che questa responsabilità gli è stata conferita dai cittadini, direttamente o indirettamente, e con le tasse pagano i loro stipendi. Sarebbe perciò giusto assicurare uguaglianza di trattamenti. Dovrebbero essi stessi (per un senso di rispetto e trasparenza) ad accettare di buon grado una certa severità di controllo per l’importanza dei ruoli assunti.

    Ultimamente, con l’avanzamento del concetto di giustizia, sembra che persino la Regina d’Inghilterra, debba rendere conto hai suoi sudditi del suo operato e ogni sterlina spesa.

  6. Sin che vi è vita c’è speranza.

    http://www.beppegrillo.it/2007/10/pregiudicati e prossimi.html

    Meditate gente, meditate.

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