Ulivo in piazza - marzo 2002
a cura di Enrico Natoli e Maria Mazzei (foto di Enrico Natoli)

Il 3 marzo a Roma una grande manifestazione dell'Ulivo per protestare contro le politiche governative in fatto di giustizia, immigrazione, sostegno all'Europa.
Siamo andati a intervistare i partecipanti intrecciando le domande più strettamente politiche con quelle sulla lotta alla mafia.
Clicca sulle foto che corredano il testo per ingrandirle.


(foto di Enrico Natoli)
 
Una famiglia: padre, madre e una piccola di 4 anni.

Il significato della vostra partecipazione?

Lei: rivendicare il diritto alla democrazia, il diritto di espressione, una giustizia uguale per tutti, il diritto esprimere la propria opinione e di incidere nei cambiamenti.
Lui: il significato è quello di opporsi a questo strapotere fascista e a questa violenza ideologica e pratica della destra reazionaria.

Per noi non si può parlare di regime in fatto di informazione.
Secondo voi c'è questo pericolo?

Lei: Secondo me sì
Lui: C'è nel momento in cui Berlusconi si è preso tutte e tre le reti Rai. E' un regime, detto fatto. Ed è il più reazionario e violento che l'Italia abbia mai avuto.

Cosa vi aspettate dai vostri rappresentanti politici?

Lui: non molto, purtroppo.
Lei: che imparino a diventare dei comunicatori, peggio di lui (di Berlusconi, ndr). Perchè lui è molto bravo, e il suo lavoro, riesce a vendere ciò che non fa. E la sinistra non ha ancora capito che deve imparare a venedere anche il suo prodotto: a comunicare, a scriverlo, a propagandarlo, non a fare troppo i signori sinceramente. Siamo ancora troppo signori.

Ma così la politica oltre che a essere succube dell'economia diventa anche succube dell'informazione...?
Sì. L'informazione è importante, mi fa piacere sapere del vostro sito, ma il sito è ancora troppo elitario. La gente ha bisogno ancora dei cartelloni per strada, ne vede troppo pochi. Bisogna scrivere grosso!

Avete una bambina con voi: che mondo sperate di lasciarle?

Lei: Un mondo giusto, dove ci sia la libertà di esprimersi e dove il conflitto sia un qualcosa che poi fa crescere, dove non ci siano offese ma critiche costruttive.
Lui: se le cose durano così, un moindo terribile, brutto. Bisogna reagire e lottare e recuperare la nostra dignità e il nostro orgoglio di uomini liberi. "Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza"... ecco, bisogna recuperare questa dimensione.
 
Un commerciante di articoli sportivi, che tiene aperto il negozio sulla strada dove passa il corteo.

Che significato ha per te questa manifestazione?
Mah, io non ci capisco niente, sono ignorante nell'argomento.

A voi questi cortei danno fastidio?

Molto.

Avete mai provato a lamentarvi con le autorità, con il Comune?

No.

Ve li tenete così?

E che devi fare? E' così in Italia.

Uno dei motivi di questa manifestazione è di denunciare il possibile arrivo di un regime non democratico. C'è questo pericolo?
E' stato sempre uguale.

Un governo o l'altro, per te è lo stesso?

Sì, è sempre uguale. Sono tutti papponi!

Mi avvicino a un gruppo di persone, mi risponde una donna sui quarant'anni.
 
Nel discorso di insediamento Berlusconi dichiarò di voler essere il presidente di tutti gli Italiani. E' cambiata la situazione da allora?
No. Ha continuato a rimanere un bugiardo. Tante altre cose sono cambiate in peggio, noi vogliamo che tutto ritorni come era prima.

Se aveste davanti uno degli italiani che ha votato per Berlusconi, cosa gli direste?
Niente.

Un'altra donna: Sono talmente stupidi per averlo rivotato! Solo un idiota poteva votare una persona come Berlusconi.

Una terza donna: io non avrei potuto votarlo perchè ho una dignità. Sono tutti imbambolati.

Eppure lo ha votato il 40% degli italiani: possibile che siano tutti idioti?
No, no, non sono idioti. Hanno creduto.

La prima donna: non sono idioti: sono delinquenti, sono ladri, sono mafiosi, disonesti e qualunquisti. Sopratutto i qualunquisti, quelli che pensano soltanto ai fatti loro.

E nessuno in buona fede?

No. Cioè, sono ignoranti.

Si avvicina un uomo anziano.
Io penso che siamo qua per protestare civilmente verso un signore che oltre a essere Presidente del Consiglio è un padrone a tutti gli effetti, non lascia parole ad altri e tiene tutti inquadrati. Tutto qui.

Anche per lei Berlusconi è stato votato da mafiosi e qualunquisti?

No, io penso che tanta gente si è illusa per le promesse che lui ha fatto, sia sulla stampa che in televisione. Non so fino a che punto lui potrà mantenere queste promesse. E' una telenovela, per me.

Secondo voi cosa si fa in Italia in termini di lotta alla mafia?

Mah, in questi ultimi anni si è costituita l'antimafia (in realtà i movimenti antimafia in Italia risalgono alla fine dell'ottocento, come racconta Umberto Santino nel suo libro "Storia del movimento antimafia", ndr), hanno arrestato persone come Riina ed altri.
Per come sono andate le elezioni in Sicilia, credo che non c'è la volontà di combattere la mafia, secondo me non c'è proprio la volontà Italiana di combattere la mafia. Si vuole convivere con la mafia, a tutti i livelli. Io non dico che la destra non combatterà la mafia, io dico che la mentalità italiana è così: quando si parla di mafia a noi non ci riguarda. Tutti sappiamo chi sono i mafiosi, ma questi continuano a lavorare, a entrare nella finanza, nelle industrie, nei negozi.

Due settimane fa è stato ucciso un sindacalista in Campania. Non ne ha parlato nessuno, nè i media nè i politici. Ma che deve fare un cittadino che vive la mafia tutti i giorni?
Mah, bella domanda.... forse deve lottare. Si lotta denunciando. Io capisco che si possa avere paura a denunciare queste cose, però il qualunquismo ha fatto vincere Berlusconi.

Un signore da Napoli

Nella vita ogni tanto si deve prendere un impegno effettivo, ecco perchè siamo qua. Non siamo degli estremisti, siamo gente impegnata civilmente e politicamente. Non siamo terroristi nè ultracomunisti come vanno raccontando, siamo della gente quantomai normale che ha un impegno politico e esorta gli Italiani a non farsi ingannare dalle bugie che vengono propinate quotidianamente. Bisogna cercare di lottare civilmente, di informarsi e combattere con i principi della democrazia chi questi principi li piega ai propri interessi personali.

Secondo noi è ancora troppo presto per parlare di regime dell'informazione. Ma esiste davvero questo pericolo?

Un personaggio emerito della cultura Italiana, Benedetto Croce, che certo non si può definire comunista anche se magari qualcuno ci proverà, ci ha insegnato che la storia non si ripete mai tale e quale, quindi non è che siamo nel fascismo, per l'amor di Dio.
Però voglio ricordare che il fascismo è iniziato con due fatti fondamentali: la soppressione della libertà d'informazione e il controllo della magistratura. Nella misura in cui c'è un monopolio dell'informazione, chi ha buon senso dovrebbe poter giudicare, si dovrebbe informare. Ma qui si crea un circolo vizioso: come si può essere ben informati se l'informazione è gestita da un soggetto unico?

Se avesse davanti uno degli elettori di Berlusconi, cosa gli direbbe per convincerlo che il suo è stato uno sbaglio?
Gli direi di cominciarsi a leggere qualche giornale straniero, senza pensare che siano tutti in mano ai comunisti, e farsi qualche idea sul fatto che le leggi fatte finora dal governo servono a pochi uomini. Cominciare quindi a capire che la riforma Tremonti ad esempio è contro la costituzione. Chi ha redditi bassi verrà tassato molto più di chi ha redditi alti. Fa bene a chi ha migliaia di miliardi avere abolite le tasse di successione.

Due settimane fa è stato ucciso un sindacalista che lottava contro la camorra. Non ne ha parlato nessuno. Ma noi che dobbiamo fare?

Io direi di proporre al governo di rendere obbligatoria la visione di un film che mi ha commosso fino alle lacrime, "Placido Rizzotto".

In campagna elettorale lo scorso anno non è che si sia parlato molto di lotta alla mafia. Che ne pensa?
Mah, questo è vero, ma nell'ambito della sinistra ci sono delle personalità che si sono battute contro la mafia. Luciano Violante, ad esempio, forse avrà commesso altri errori, ma ha speso una parte della sua vita a combattere la mafia.
 
Un ragazzo di Napoli

Io sono qui per tutto. Per difendere la morale.

Difenderla da cosa?

Da quelli che stanno al potere adesso. Non è nemmeno un fatto politico, ti dirò. Non me ne frega della politica, me ne frega della morale, che è una cosa diversa.

Due settimane fa hanno ucciso un sindacalista che lottava contro la camorra. Non ne ha parlato nessuno. Come si fa a spostare l'attenzione sul problema della criminalità organizzata?
Domanda complicata. Oggi in tv si fanno denunce anche su cose stupide, si sposta l'attenzione su queste. Vivendo a Napoli io ovviamente sento questo problema, ma questo si sta trasformando. Gli omicidi sono più rari, adesso è tutto a livello imprenditoriale. Bisognerebbe spedire lettere ai giornali.

Riferimenti politici che possano essere simboli della lotta alla mafia?
No, non penso proprio che esistano. Tutti questi qua (indica il palco, ndr) hanno sbagliato troppo per poter essere punti di riferimento per qualcosa. Fanno qualcosa solo i piccoli. A livello di grosse cariche a nessuno frega niente di quello che dici tu. Come fa l'attenzione verso la mafia a essere alta quando succedono tutte queste cose nel Paese?
 
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