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Benetton Group: 4.000 miliardi di lire di giro
d'affari nel 2001, 5000 negozi in giro per il
mondo. Non ha bisogno di presentazioni. Cassamarca:
121 unità nella rete territoriale del
Gruppo Unicredito, 10.944 miliardi di raccolta
nel Iƒ trimestre del 2001. Una banca che ha
raccolto solo dai trevigiani e dai veneti 10.944
miliardi di lire in tre mesi! Sono due delle
più solide espressioni dell'imprenditoria
di questa meravigliosa città al confine
tra la pianura padana e la pedemontana che comincia
gradualmente ad innalzarsi verso le Dolomiti.
Esse hanno in comune un altro primato riconosciuto
da tutti i cittadini della marca: quello della
solidarietà.
Attraverso le loro fondazioni hanno dato vita
alle più ricche realtà nei settori
più vari dallo Sport alla Cultura: sempre
con la maiuscola. Una forma di solidarietà
sempre rivolta verso fasce sociali che con difficoltà
si potrebbero definire bisognose. Almeno rispetto
a ciò che possono essere gli standard
di un cittadino che non ha vissuto in questa
zona da almeno cinquanta anni a questa parte.
Sono tanti anni ormai che il concetto di bisogno
di un cittadino di Treviso é impregnato
di elementi che lo rendono peculiare e troppo
profondamente distante da quello che può
essere il suo omologo per un cittadino del sud,
dell'Italia o ancor più del mondo. Sono
tanti gli anni infatti che sono passati da quando
Treviso e il Veneto tutto viveva la povertà
di una comunità prevalentemente agricola
e "esportatore" di capitale umano in cerca di
migliori fortune all'estero.
Solo in questi ultimi giorni di gennaio '02
molti sembrano essersi ricordati delle migliaia
di "compaesani" emigrati in Paesi come l'Argentina,
vedendo ricomparire, come fantasmi provenienti
da un brutto sogno, i reduci della crisi che
ha colpito il paese dell'America Latina, così
ricco di risorse naturali e di speranze. E ricca
di risorse e speranze deve apparire oggi l'Italia
agli occhi di molti cittadini provenienti da
Paesi migliaia di chilometri più a "sud"
di noi. Persone che guardano all'Occidente come
l'unica àncora di salvezza; magari serbando
i racconti dei nonni che gli hanno parlato della
potenza e della grandezza economica, quando
negli anni del colonialismo non avevamo bisogno
di mascherare un'occupazione militare come aiuto
per lo sviluppo. La superiorità della
nostra civiltà deve allora risultare
evidente a chi ricorda con un pizzico di rimpianto
i tempi gloriosi in cui potevamo vantarci di
avere degli avamposti a Tripoli o Mogadiscio.
Ma
in fondo anche a chi oggi ha impiantato la propria
depandance produttiva in Albania o in Romania,
"portando il lavoro all'estero". Ed é
fondamentalmente per un lavoro che molti cittadini
africani, del Medioriente, dei Paesi del "vicino"
Est, dell'estremo Oriente o dell'America Latina
vengono qui come ospiti. Quanto desiderati o
meno sarebbe anche facile da intuire per chi
conosce i meccanismi del capitalismo occidentale
e del funzionamento dei nostri governi democratici.
Inutile srotolare cifre sulla presenza di stranieri
emigrati in Occidente. In particolare in Italia,
il numero dei cittadini stranieri che sono costretti
a vivere da clandestini (parola coniata ad hoc
per questi anni) é molto elevato. Tanti
preferiscono esserlo pur di avere l'illusione
di vivere una maggiore libertà, che li
tenga lontani dalla burocrazia soffocante che
deve ricordare in qualche modo la violenza repressiva
dei loro regimi antidemocratici. Basta frequentare
però i luoghi pubblici gratuiti o a basso
costo dopo le sei del pomeriggio per rendersi
conto che ogni tre italiani c'é un cittadino
straniero, come sugli autobus di Treviso.
Si nota subito perché loro hanno la "colpa"
di rendere molto più colorato il panorama
umano. Un paio di anni fa si sarebbe capito
che la "bomba" immigrazione avrebbe potuto esplodere
anche qui, nella tranquilla città del
lavoro. Purtroppo parte di essa male avrebbe
digerito che i propri marciapiedi venissero
"sporcati" da quel colore. La cosa é
diventata palese quando il sindaco Gentilini
con una sua ordinanza ha fatto sradicare delle
panchine nei pressi della stazione perché
occupate troppo frequentemente da cittadini
extracomunitari, chiudendo con delle reti metalliche
altre aree di verde pubblico intorno alle mura
della città. Ma "l'invasione" é
continuata nonostante tutto. E
oggi Treviso si trova a confrontarsi con il
fenomeno delle occupazioni di edifici abbandonati,
un'occupazione povera (non come quella di Milano)
perché scevra da qualsiasi valore ideologico
(un po' come nel napoletano). Un fenomeno che
il sindaco Gentilini ha contribuito a portare
alla luce del giorno con una ordinanza di sgombero
di un ex edificio della Telecom, quando decine
e decine di persone si sono risvegliate una
mattina con i beni personali e i pochi mobili
sul marciapiede. Da allora é successo
che nel mese di dicembre per ben due volte lo
struscio del sabato pomeriggio dei trevigiani
é stato disturbato da una imponente manifestazione
che ha richiamato diverse persone di altre città
come Venezia e Padova. La televisione ha fatto
il resto con Sciuscià che ha riportato
agli onori della cronaca gli occupanti della
marca trevigiana. Oggi quei cittadini sono passati
ad occupare un altro stabile: un ex edificio
della usl, proprio sopra un simbolo dell'abbondanza
veneta, un supermercato di proprietà
locale.
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