In viaggio da Napoli a Reggio:cronaca di una non notizia. - marzo 2002
testo e fotografie di Santi Mennella

Un nostro lettore ci invia parole e fotografie per parlare della situazione nel sud urbano, prendendo spunto da un viaggio in treno con il naso incollato al finestrino...

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La prima cosa che si nota viaggiando in treno da Napoli a Reggio è la straordinarietà del paesaggio che si sbircia dal finestrino. Infatti, fatte poche eccezioni di alcuni chilometri, da Napoli a Reggio le rotaie corrono lungo la costa, proprio a ridosso di spiagge e scogliere. Via via scorrono il golfo di Napoli, un pezzetto di costiera amalfitana e Salerno,il golfo di Policastro, lo spicchio di Basilicata con l'incantevole Maratea e poi il basso litorale della provincia cosentina che si innalza man mano che ci si avvicina a Reggio.

Per i passeggeri del treno, un regalo quasi inaspettato figlio delle decisioni di infrastrutturare il nostro sud in un certo modo, ad esempio con due reti ferroviarie che corrono lungo i lati urbanizzati dello stivale, congiunte di tanto in tanto da alcune linee di collegamento (la Sicilia fa caso a sè). Volendo, di sicuro quello più economico in un paese il cui interno è attraversato da dorsali montuose, ma non si può chiudere gli occhi su quella che è oggi la realtà, sottopassaggi, passaggi a livello, centri costieri sventrati, alta rumorosità a tutte le ore e, non ultimo, un impatto spiacevole nel senso puramente estetico.

A ciò si aggiunge lo sconforto, misto ad incredulità e infida rassegnazione, di vedere orribili esplosioni urbane, mutamenti paesaggistici, in barba, non dico a qualunque piano regolatore che magari è arrivato troppo tardi, ma anche ad un minimo di buon senso e di cura dell‚ interesse pubblico. Non mi si dica che era l'unico modo di migliorare il livello di vita delle relative comunità, perché quella a cui abbiamo assistito non è stata solo una cattiva gestione del sacrosanto diritto ad avere una casa, ma anche una degenerazione speculativa sul turismo di massa arrivato da queste parti tra gli anni 70 e 80.

Reggio, in quanto capoluogo regionale e primo centro costiero nel profondo della penisola, ha ricevuto una pesante eredità che è quella di guidare la rinascita socio culturale del suo ampio territorio di riferimento. Dall'esperienza napoletana si è visto che un rilancio richiede uno sforzo pianificatore e propulsivo in termini di risorse che solo un grosso centro può avere, attivando una serie di segnali nel suo territorio, in cui si soggetti istituzionali e la società civile, autonomamente, devono essere in grado di tramutare in concrete possibilità di sviluppo. A questo punto le relazioni tra il polo primario e quelli di livelli inferiori si arricchiranno di nuovi elementi aumentando la vitalità del sistema, in cui le relazioni tra centro e periferia non saranno più unidirezionali.

Al centro dei nuovi modelli di sviluppo locale, vi è infatti un forte accento sul carattere partecipativo, nel senso che saranno le comunità territoriali nell' auto-determinare ciò che sorgerà nel loro territorio e dal loro effettivo coinvolgimento dipenderà il grado di successo (nel caso napoletano non si può parlare di successo totale ).
E' finita l'epoca dell'industrializzazione ad ogni costo: basta con le cattedrali nel deserto volute da un comitato di politici locali e appoggiate da una lobby industriale calata dal nord. A questo punto le relazioni tra il polo primario e quelli di livelli inferiori si arricchiranno di nuovi elementi aumentando la vitalità del sistema, in cui le relazioni tra centro e periferia non saranno più unidirezionali..

Questo non vuol dire che sono scomparsi i processi industriali in senso stretto, poichè sono stati frammentati a livello internazionale tra diversi paesi che ne sopporteranno oneri e benifici in ossequio all‚ imperante globalizzazione.
A livello locale sono così mutati i punti di riferimento: si guarda al futuro (terziario avanzato, high tech) con un occhio al passato, alle stratificazioni culturali, alla ricerca di quelle vocazioni territoriali e tradizioni ancora oggi sfruttabili economicamente. Pertanto la pianificazione territoriale in senso moderno sta ad indicare un processo di indirizzo politico e strumenti attuativi che seguono razionalità precise secondo cui il territorio non è un contenitore ma un fattore stesso della produzione e dunque della competività. Il cuore della pianificazione risiede nella elaborazione di strumenti complessi come i sistemi geografici informativi (in cui si ha una mappatura fisica, antropologica e ecologica del territorio) affidati agli enti pubblici locali Regionie Province che si avvalgono delle competenze scientifiche formate nelle Università.

Dalla mia prima visita a Reggio alcuni anni fa, le opere decise durante gli otto anni dell'amministrazione del sindaco Falcomatà, hanno mostrato una città dal volto più pulito e desideroso di una migliore qualità della vita. Spicca il nuovo lungomare che fa da cerniera tra la città e uno dei suoi ambienti naturali di riferimento: lo Stretto. Un legame che si era svilito nel tempo.

Tuttavia la bella città, che ha una struttura urbana simile alla celebratissima San Francisco,è consapevole che non può vivere di solo questo, e per fermare l'impoverimento umano dei centri interni del vicino Aspromonte, deve puntare sulle specificità locali, e così anche qui parchi naturali, parchi letterari, progetti di sviluppo compatibili con i criteri di sostenibilità richiesti dall'UE.

L'interrogativo di fondo è se questi processi di sviluppo basati sulla partecipazione della società civile riusciranno a decollare attraverso i complicati iter procedurali che li caratterizzano e dipendono dall' efficienza dell' apparato politico amministrativo. Non dimentichiamo che sino ad oggi l'Italia e le regioni del Sud in particolare hanno avuto il primato negativo di non essere stati in grado di utilizzare i Fondi strutturali dell' UE proprio per incapacità politco amministrative.

Altra scommessa per la città di Reggio è il nuovo polo universitario che si sta formando per rispondere alle esigenze dei suoi giovani, costretti per decenni ad una migrazione verso la più famosa Università di Messina, Cosenza o addirittura verso il centro Nord. L'Università Mediterranea di Reggio punta sulle lauree tecnico-scientifiche. E' in costruzione, a singhiozzo, da alcuni anni una cittadella che ospiterà Ingegneria, Architettura, Agraria, Conservazione dei beni ambientali.

Uno dei corsi di laurea più attivi ed interessanti già avviato nei primi blocchi della cittadella è quello in Pianificazione ambientale e territoriale che fa capo alla facoltà di architettura, ed entra a pieno nei nuovi processi pianificatori in atto in Calabria. Ciò che lascia perplessi è come questa stessa opera assomigli ad una cattedrale nel deserto, impantanata nel groviglio delle opere pubbliche all'italiana: poco rispettosa del territorio, sovradimensionata e la cui realizzazione, oltre ad essere segnata da ritardi e ricorsi per irregolarità varie, è risibile perché anche le più elementari norme architettoniche sembrano essere approssimate (ad esempio molte porte non si chiudono perchè le porte non corrispondono alla aperture). Questo non significa che le competenze che vi si formano non sono qualificate, ma piuttosto pone un interrogativo sul discostamento tra soggetti decisionali (politici) e il Know-how scientifico che li dovrebbe supportare.

Altro risultato degli anni recenti è stato la realizzazione di un depuratore, il primo di Reggio, nell'area aeroportuale a sud . Di sicuro un passo avanti nella difesa della salute pubblica, ma non sufficiente perché molti edifici avevano provveduto da sé ad allacciarsi alle fiumane che portano acque torrentizie verso il mare.

Reggio come Napoli, dove non ci sono fiumane ma canaloni e pozzi neri ed un unico fiume, il Sarno, che avvelenano a livelli allucinanti (quelle che erano dei fattori ambientali positivi sono diventate delle esternalità negative). Non si pensi che sia un fenomeno solo a Sud, basti dire che la città di Milano non ha ancora un depuratore.

Come affrontare un sì grande problema? Naturalmente gradualmente, ma con un esercizio continuo e pieno delle prerogative dello Stato che non possono essere delegate.
Il controllo del territorio e la difesa della salute pubblica ad esso strettamente legato, non possono essere esercitati saltuariamente, magari solo quando si tramutano in emergenze, attraverso un grande progetto di riqualificazione. Ci sono livelli intermedi di interventi di minor costo e ovviamente anche di minor portata che non vanno saltati anche per il notevole impatto che hanno sulla psicologia del cittadino: ad es la consapevolezza che l'interesse pubblico venga costantemente curato, non solo incidentalmente quando può esser fonte di reddito per altri.
 
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