Le interviste alla manifestazione del 15 febbraio
Le opinioni di chi era nel corteo.
Marzo 2003 - a cura di Maria Mazzei e Enrico Natoli.
Collaborazione di Simona Magazzù - Fotografie di Enrico Natoli


Una coppia con un bambino in carrozzina

Da dove venite?

Roma

Qual è la proposta di questa manifestazione?

Lei: Di evitare a tutti i costi la guerra, perché con la guerra non si risolve niente. Mi sembra doverosa quindi questa manifestazione contro la guerra.

Lui: Quando è nato (indica il bambino, ndr), il 2 maggio, gli ho dedicato una poesia, che all'ultimo diceva che quando io morirò, gli avrò lasciato un mondo migliore, e questo non èil mondo che gli voglio lasciare.

Come si costruisce questo mondo migliore, a parte le giornate particolari come questa?

Lui: cercando di far capire alla gente che non è con l'intimidazione degli altri popoli che siamo più forti, non è dicendo agli altri che devono stare attenti a quello che fanno altrimenti andiamo lì e li bombardiamo. Cercando di dare una mano a chi ne ha bisogno, cosa che non stiamo facendo completamente, né in Palestina, né in Iraq, né in Kurdistan, né in tanti altri paesi dove purtroppo il petrolio non c'è.

Lei: Io penso che ci vorrebbe un pochino più di solidarietà, anche tra di noi, perché comunque non c'è neanche tra di noi che viviamo fortunatamente in un paese senza guerra. Abbandonare i soldi, queste cose che non servono a nulla. La felicità non sono i soldi, non è il petrolio.

Di chi è la responsabilità maggiore in questa situazione?

Insieme: E' nostra, è la nostra indifferenza. Ce ne siamo fregati di tutto, bastava avere una casa e lo stipendio per la macchina e per noi andava tutto bene.



Due donne, cinquanta e settanta anni

Qual è la proposta di questa manifestazione?

Innanzitutto evitare la guerra, se è possibile, perché non è mai un rimedio. Aggrava sempre le situazioni, è sempre una rovina, uno sfacelo.

Io ho vissuto anche la seconda guerra mondiale e non voglio la terza, perché so che tutto quello che si fa è sempre a danno degli esseri umani. Per una manciata di mascalzoni che si arricchiscono.

Come si può traformare la protesta di oggi in vita quotidiana?

Non saprei, però, io parlo sempre per le mie esperienze, di quando ero bambina, e dalla guerra sono uscita adolescente. Questo è quello che posso fare io, non sono un condottiero, quel poco che posso fare, lo divulgo.

Per me informarsi, riflettere e pensarci su quando si va a votare.

Ci sono dei referenti politici che si schierano chiaramente contro la guerra?

Non le saprei rispondere.

Le cose vanno valutate minuto per minuto, perché ci siamo trovati coinvolti in questa situazione, ed è normale che ascoltiamo e al momento opportuno trarremo le nostre conclusioni.



Un uomo

Qual è la proposta di questa manifestazione?

C'è una voglia popolare, a prescindere da organizzazioni politiche, contro la guerra. L'impressione è che gente di tutti i ceti, di tutte le culture, c'è una volontà senza un'organizzazione. A differenza della manifestazione della Cgil che pure fu spontanea, ma comunque, di fatto, era di partito. Qua c'è una volontà diversa, lo vedi dalle famiglie, dalle persone che vengono qui con i figli. C'è un "no" che trova voce.

Queste persone oggi sono la maggioranza nel nostro paese? Se sì, sono ben rappresentate?

Non sono rappresentate, e questo avviene in tutto il mondo. Oggi tra l'''altro è una manifestazione mondiale, è la prima manifestazione mondiale "new global" sul "no" alla guerra e penso anche sul nuovo modo di sviluppo complessivo perché mi sembra che questa è la domanda che viene poi da parte della gente che lavora, che vive nei vari posti del mondo.

Questo "no" alla guerra è definitivo?

Penso proprio di sì. E' chiaro che ti ci possono portare lo stesso e poi staremo a discutere dei morti, però più di questo che possiamo fare? Ci dobbiamo armare? Non lo si può fare, non c'è altra strada.

Le facevo questa domanda perché ho letto un articolo di Giuliano Ferrara apparso sul Corriere della Sera, in cui lui sostiene che Israele e Stati Uniti hanno il diritto di difendersi, e che questo diritto noi europei non possiamo capirlo a fondo perché non siamo stati attaccati.

C'era anche un bell'articolo sull'acqua, su Repubblica... mi sembra che il problema sia quello della distribuzione delle risorse sulla faccia della terra. Il resto sono tutte discussioni di principio, come a dire che l'Iraq ci avrà anche le armi nascoste, ma allora parliamo anche di quello che l'America ha fatto con Noriega, di quello che ha fatto in Cile, non scherziamo.
Il problema è un altro: secondo me, è un discorso di individuare dove stiamo andando e dove ci vogliono portare.

Ottimista per il futuro?

Oggi sì, perché non ho visto solo i soliti "impegnati". C'è proprio una volontà generale di dire seriamente di no alla guerra.



Un ragazzo di Messina


Qual è la proposta di questa manifestazione?

Dire di no alla guerra, a tutte le guerre. La guerra non è la soluzione a tutti i problemi del mondo. E soprattutto, non fare la guerra del petrolio.

Se avessi la possibilità di parlare all'Onu, cosa vorresti dire?

Di guardare al benessere di tutti i popoli, non di uno o di pochi. Poi di guardare all'aspetto umano... alla gente vista come una fratellanza e non agli interessi economici.

Coloro che appoggiano l'intervento dicono che Israele e Stati Uniti, attaccati, hanno il diritto di difendersi. Tu che ne pensi?

Sicuramente l'11 settembre è stato grave, però dobbiamo guardare le cause di questi morti. Non basta dire "ci hanno attaccato". Vediamo perché ci hanno attaccato, cosa abbiamo fatto noi per essere attaccati? Anche per Israele è così. Non credo che un ragazzo si faccia saltare in aria tanto per fare qualcosa.

Ottimista per il futuro?

Non tanto.



Una coppia di mezza età

Qual è la proposta di questa manifestazione?

Lui: E' semplice: "no" alla guerra, soprattutto a quella preventiva. Se poi l'Onu dovesse decidere per un intervento, ciò è da prendere in considerazione, ma nessuno ha eletto Bush sceriffo del mondo. C'è l'Onu, che rappresenta più nazioni, perciò si segua l'Onu.

Lei: Trovare della alternative pacifiche, che con un po' di buona volontà si potrebbero trovare.

Lui: poi io mi chiedo perché nessuno si occupa di far applicare le risoluzioni dell''Onu che riguardano Palestina e Israele? Anche lì, io non sono né per l'uno né per l'altro, però chiedo che si applichino le risoluzioni Onu. Bush ha i missili della Corea a un passo da casa eppure va in Iraq a tutti i costi e il resto non conta.
In Afghanistan abbiamo visto che non è che si sia risolto il problema del terrorismo. Se si porta il lavoro, l'acqua, la sanità, forse così si combatte il terrorismo.

Giuliano Ferrara, in un articolo sul Corriere della Sera, sostiene che Israele e Stati Uniti hanno il diritto di difendersi, e che questo diritto noi europei non possiamo capirlo a fondo perché non siamo stati attaccati.

Lui: Questo è evidente, ma pure l'Italia ha conosciuto la guerra, l'ha avuta in casa. Israele ce l'ha in casa. Gli Stati Uniti, per loro fortuna, hanno avuto solo le torri, per carità un evento gravissimo, ma si preoccupano principalmente di portare la guerra fuori da casa loro. Mi sembra che sia giusto che anche noi ci preoccupiamo di non farla entrare nel nostro.

Lei: E' un dovere anche capire i diritti dei paesi del terzo mondo. Fondamentalmente c'è il problema della giustizia. Questi sono paesi che soffrono una grossa ingiustizia, che porta a queste conseguenze. Quindi cominciamo a capire quali sono i problemi di questi paesi, poi capisco i problemi dell'America.

Lui: è la violenza che non è accettabile da nessuna parte.

Siete ottimisti per il futuro?

Lei: bisogna essere ottimisti.

Lui: vorrei esserlo, però...



Una donna americana

Qual è la proposta di questa manifestazione?

Mandare via i capi di governo che rappresentano dei partiti ammalati. Parlo di tutti. Bush, Sharon, Blair, Hussein, tutti.

E chi ci va al posto di queste persone?

Non ho una risposta per questo.

Negli Stati Uniti che situazione c'è adesso?

C'è un clima molto particolare adesso, un clima spaventoso perché non esiste più il diritto al dissenso. Nonostante questo, la gente prova ancora ad esercitare il diritto democratico di dire di no.

Sei ottimista per il futuro?

No.



Una donna con la figlia quindicenne

Qual è il messaggio di questa manifestazione?

Lei: è quasi scontato: contro la guerra in ogni caso.

C'è chi accusa questo movimento di idealismo, che gli stati aggrediti hanno il diritto di difendersi.

Lei: Che ci siano rischi a livello generale è chiaro, ci sono violenze ovunque. Ma che questa guerra riesca a sconfiggere la violenza non ci convince affatto. In questa manifestazione si trovano tante persone con tante idee anche diverse. Come Italiani siamo passati attraverso la guerra e la ricerca della pace è un insegnamento che ci è venuto dalla storia. La guerra non ha mai risolto i problemi "grandi", ed ha causato troppo dolore inutile.

Cosa ti aspetti dal tuo governo?

La figlia: questa manifestazione mi fa sperare, perché vedo che molte persone pensano come me che non è l''unica via la guerra per risolvere i problemi.

Nella vita di tutti i giorni è possibile vivere la pace?

Lei: sì, rispettando la vita si porta la pace nei rapporti quotidiani. In famiglia, al lavoro, con gli amici, con tutti.

Nel tuo gruppo di amicizie ti capita di affrontare questi temi?

La figlia: ultimamente sì, perché la situazione è abbastanza grave.

Sei contenta di questo confronto?

La figlia: beh, siamo pochi, però è opinione comune che questo governo non riesce a risolvere questo problema così grave in un'altra maniera.

Ci sono delle differenze tra questa guerra che sta per iniziare e l'intervento in Kosovo? Se sì, quali?

Lei: Secondo me c'è una avversione per la guerra in generale. Per contrastare una violenza forse non c'è un altro modo di risolvere la questione in tempi brevi. Voglio sperare che l'intervento in Kosovo sia stato fatto in buona fede, anche se ha causato tanto dolore lo stesso. Non ci sono risposte facili.
Oggi come oggi quante altre guerre ci sono nel mondo? Purtroppo non siamo sicuri che la politica in genere abbia un'attenzione a tutte le guerre allo stesso modo. E questo non è giusto, ci sono dei valori umani prima che politici da difendere.



Una coppia di giovani

Qualè il messaggio di questa manifestazione?

Lui: Il messaggio è abbastanza chiaro, non siamo d'accordo con una guerra ingiusta, le cui cause sono da rivedere, perché probabilmente risiedono in errori storici e culturali dell'occidente. Le cose non sono così ovvie come vogliono farle sembrare certi uomini che hanno il potere e che governano i media.

Lei: E' una guerra per il petrolio, non va bene.

Durante la guerra in Kosovo, voi dove eravate? Appoggiavate l'intervento armato perché c'era D'alema al governo?

Lei: No, assolutamente.

Lui: No, neanche allora eravamo d'accordo.

Lei: Certo, non furono fatte manifestazioni, ma eravamo contro attacchi armati, di destra o di sinistra che siano.

C'è chi dice che noi europei non capiamo le ragioni per cui Israele e Stati Uniti hanno il diritto di difendersi perché sono stati attaccati.

Lei: Loro hanno attaccato per prima. Hanno creato tutto il subbuglio che si sta vivendo in alcuni paesi, è stata la politica di potere che ha creato un sistema di scontri intestini tra quei popoli. Sappiamo tutti che Bin Laden a suo tempo fu pagato dagli Stati Uniti.

Lui: Se tutti i giorni aspetti un uomo ad un angolo e lo bastoni ogni volta che passa... non giustifichi se quello ti ammazza, ma non si può neanche giustificare che tu ogni volta lo prendi a bastonate.

Lei: la pace è comunque sinonimo di un'alternativa che comunque dovrà essere forte e decisiva: non le armi, ma un porre fine non solo al terrorismo, ma anche agli squilibri economici tra paesi. Ma la guerra non è una soluzione per questo.

Nella vita quotidiana come si costruisce un'alternativa di pace?

Lui: per me uno dei fatti importanti è che dopo cinquant'anni abbiamo finalmente la possibilità di dire la nostra, con questa manifestazione e nelle azioni di ogni giorno. E' importante farlo oggi senza bandiere, finalmente, e senza farci manovrare come purtroppo accadde negli anni '60 ai nostri genitori. Io non voglio vedere bandiere se non questa (mostra la bandiera della pace, ndr).

Siete ottimisti per il futuro?

Lui: sì, perché come dicevo prima oggi c'è la possibilità di agire da individui, quindi di non aderire acriticamente a un gruppo o a un partito politico. Io quando sento parlare persone come Rutelli sinceramente mi rattristo...
 

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