Arrivo a Piazza del Popolo quando
già la gente si sta muovendo per tornare
a casa. Le persone presenti hanno poca voglia
di parlare con me, io insisto un po' ma non c'è
niente da fare. E' la prima volta da quando esiste
Cuntrastamu che trovo così tanta ritrosia
nelle persone, e sinceramente non so spiegarmene
il motivo.
In più, arriva un uomo di mezz'età
che mi guarda avvertendomi: "Attenzione che
ci sono ebrei in giro che minacciano le persone!
Io stamattina sono stato aggredito verbalmente
da quattro persone, non ho reagito ma se avessi
reagito... penso che non aspettassero altro".
Mi scoraggia un po' questo episodio. Mi sembra
inutile che si parli tanto di pace in Medio Oriente
se poi non si è in grado di parlarsi civilmente
qui in Italia. E mi viene da pensare che parlare
di pace non può essere semplice: che se
lo metta bene in testa, una volta per tutte, chiunque
si dichiari pacifista.
Finchè non incrocio un ragazzo palestinese,
in compagnia di due donne italiane che non vogliono
parlare - anche se poi anche con loro avrò
occasione di scambiare due parole-, e penso che
non ci sia interlocutore migliore di lui per conoscere
il punto di vista di un popolo sofferente.
Sono Tofik e vengo dalla Cisgiordania.
Dove vivi al momento?
A Roma.
Come mai qui oggi?
Sono qui per protestare contro l'aggressione dell'esercito
e del governo israeliano contro il popolo palestinese,
che dura da più di trent'anni, e che ha
raggiunto il suo apice oggi. La mia gente soffre
tutti i giorni, i civili non hanno accesso al
cibo o alle medicine, vengono uccisi arbitrariamente.
Penso che la gente debba gridare e fermare questi
eventi. I governi del mondo sono bravi a parole,
ma dovrebbero fare molto di più, dovrebbero
fare pressione sul governo israeliano.
Credo che ci siano molti interessi che la gente
non vede in questa situazione: interessi dell'economia
ebraica, del governo israeliano che impedisce
ai governi del mondo di fare i giusti passi in
difesa dei diritti umani. Parlano dei diritti
umani, ma non alzano un dito perchè vengano
difesi.
La mia impressione personale è che nessuno
stia agendo oggi in modo da produrre una pace
solida e duratura in Palestina e Israele. Che
cosa ti aspetti da Arafat e cosa dal governo israeliano?
E chi è che può rendere davvero
possibile questo processo di pace?
Per me è molto chiaro che il vero ostacolo
a questo processo è il governo israeliano.
Hanno eletto gente come Sharon, che come tutti
sanno è accusato per crimini di guerra.
Il governo israeliano ha sempre attuato una politica
di aggressione nei confronti dei palestinesi e
dei diritti umani dei palestinesi.
Quindi chi può fare davvero la differenza
è l'opinione pubblica israeliana. Anche
noi abbiamo un ruolo in questo, dobbiamo cercare
di portarli a rivedere le loro scelte politiche,
dobbiamo far rispettare i diritti umani.
Mi chiedi cosa possiamo aspettarci? Vedi, il problema
per noi palestinesi non è nato oggi. Dura
da circa trent'anni. Molte persone non basano
la loro opinione solo sullo scorso anno. Noi abbiamo
visto la pressione israeliana, la discriminazione,
il razzismo, l'umiliazione nella nostra vita quotidiana
per trent'anni. Siamo giunti a dei punti molto
estremi e in certi casi la resistenza si è
radicalizzata. Ma questa situazione è stata
creata da Israele. In più loro sono i giocatori
più forti in questo "gioco",
hanno la capacità di influenzare le dinamiche
del processo di pace.
Il processo di pace è ovviamente fallito,
e si è dimostrato che la politica americana
è stata un fallimento. L'intero motore
del processo di pace comprendeva americani e israeliani,
ma non noi: per questo è fallito, perchè
non si riconoscevano i diritti umani di tutti.
L'opinione pubblica israeliana deve riconoscere
che la resistenza palestinese non è basata
su princìpi di razza o di etnia.
Noi crediamo che dovremmo vivere tutti insieme
in pace e armonia, ma abbiamo il diritto di combattere
per i nostri diritti quando questi non vengono
rispettati. Questo è quello che dobbiamo
tramettere all'opinione pubblica israeliana.
Cosa vorresti raccontare che pensi non sia
raccontato dai media? Di cosa ha bisogna il popolo
palestinese oggi?
La situazione è davvero terribile, specialmente
nell'ultima settimana. So di persone in una situazione
terribile, sono intrappolate in casa. Se cercano
di sfuggire a questa situazione disperata, gli
sparano perchè c'è il coprifuoco.
C'è la storia di un giornalista italiano,
che racconta di una donna che usciva dall'ospedale
dove le era stata curata una frattura, ed è
stata uccisa.
Ho sentito la storia di un ragazzino che si è
ritrovato per strada da solo, impaurito perchè
sapeva che se avesse incontrati i soldati israeliani
gli avrebbero sparato, gli avrebbero potuto fare
qualsiasi cosa e non ci sarebbero stati testimoni.
Così ha provato a raggiungere la casa dei
vicini e gli hanno sparato.
La gente non può avere medicinali, è
una situazione pericolosa, tremenda. Ciò
di cui ha bisogno il popolo palestinese è
che le persone nel mondo si muovano, che facciano
pressione sui loro governi perchè facciano
qualcosa per risolvere questo.
Sharon dice che l'operazione serve a demolire
le infrastrutture del terrorismo, ma io credo
che questa sia una menzogna. E lui stesso sa che
questa è una menzogna: è propaganda
per i media. Lui sta combattendo il popolo palestinese,
sta causando sofferenze al popolo palestinese.
E' una guerra contro i civili palestinesi. Noi
non abbiamo mai fatto nulla se non richiedere
i nostri diritti civili. Noi chiediamo la libertà,
chiediamo di poter coltivare la nostra terra,
di poter lavorare, di avere un futuro, di crescere
i nostri bambini, di giocare.
Sharon ci opprime, vuole trovare una soluzione
con la quale controllare tutta la Cisgiordania,
Gaza e il popolo palestinese, senza dare ai palestinesi
i loro diritti politici, come il diritto al voto.
L'unico modo di realizzare questo progetto è
sopprimerci. Ciò di cui abbiamo bisogno
è di aumentare la consapevolezza delle
persone, che le persone leggano, guardino, giudichino
in maniera indipendente, non attraverso la propaganda.
E poi agire presso i loro governi.
A lungo termine, abbiamo bisogno del sostegno
della comunità internazionale che ha riconosciuto
il nostro diritto a esistere e ad avere uno stato.
Il Mufti della Mecca ha incitato le persone a
"distruggere gli ebrei ovunque essi si trovino".
Pensi che questo tipo di messaggi favorisca la
causa palestinese o la danneggi?
Non lo so, ma penso che questo tipo di lotta non
è quella dei palestinesi. Penso che queste
parole non rappresentino davvero il mondo islamico,
la gente islamica. Penso che sia un messaggio
negativo. Ma penso che il messaggio del Mufti
fosse di distruggere Israele, non il popolo ebraico.
Personalmente ho davvero dei grossi problemi con
lo stato di Israele, per com'è adesso,
perchè è basato sulla religione
e sulla razza. Nega e concede diritti in base
alla religione e alla razza. Penso che Israele
debba cambiare. Non si tratta di distruggere uno
stato, nè di uccidere la popolazione. Ma
devono cambiare i princìpi del loro stato.
Che tipo di speranze puoi riporre nel futuro?
Mah, penso che sia molto difficile essere fiducioso
e ottimista nel futuro, quando vediamo cosa sta
facendo Israele. Si sta fomentando l'odio attraverso
l'uso dei suicidi, ma è Israele che ha
contribuito a creare questo spirito distruttivo,
penso che sia molto difficile essere ottimisti.
Penso che la battaglia dei palestinesi per vedere
riconosciuti i loro diritti sarà molto
lunga e difficile. Allo stesso tempo, non possiamo
smettere di sperare che vi sia una risoluzione
pacifica.
Questo è il motivo per cui molte fazioni
palestinesi hanno preso in scarsa considerazione
il processo di pace. Perchè nonostante
il processo di pace fosse avviato, gli insediamenti
non sono mai stati dismessi, non sono stati mai
riconosciuti molti dei diritti elementari ed inalienabili
delle persone palestinesi. Solo promesse e nessuna
azione a sostenere queste promesse. Nonostante
questo, anche se molti palestinesi erano contrari,
eravamo fiduciosi perchè volevamo la pace.
Si era stabilito che quelli che erano contrari
non avrebbero ostacolato il processo di pace.
Dobbiamo rimanere fiduciosi, ma anche renderci
conto della realtà.
E' possibile che ci sia una soluzione pacifica,
ma se non cambia la politica d'odio di Israele
nei nostri confronti, sarà difficile che
ci sia un cambiamento in tempi brevi.
Voglio aggiungere anche che la gente che guarda
e dice di non voler prendere posizione, e rimane
in silenzio, contribuisce alla continuazione di
questa tragedia. Anche rimanendo silenziosi, si
è parte di quello che succede, finchè
si permette che questa ingiustizia continui. E'
molto importante che le persone si rendano conto
di parlare, di esprimere la loro opinione perchè
tutto questo è contro l'umanità.
Secondo te qual è il modo migliore di
parlare? Abbiamo visto in questi giorni che se
vai solo in Palestina, ti dicono che dei suicidi
non ti frega niente; se esprimi dolore per il
popolo israeliano, ti dicono che sei sostenitore
di Sharon. Insomma, da cittadini è difficile
esprimersi senza che un messaggio di pace possa
venire deformato.
Si deve esprimere il desiderio di una soluzione,
il bisogno di un intervento esterno, per esempio
l'invio di osservatori internazionali. Il popolo
palestinese non se la prende con te se tu vai
a parlare con gli israeliani. In effetti, pensiamo
che questo sia importante, molto importante.
Ma abbiamo bisogno che passi un messaggio giusto:
che tutti abbiamo bisogno dei diritti umani, che
promuovere la violenza non è un modo per
risolvere le questioni. Penso che ognuna delle
parti possa avere delle critiche da farsi, ma
è necessario trovare un modo per fermare
la violenza. Ci deve essere una spinta per una
soluzione politica.
Ho appena parlato con alcuni rappresentanti
della comunità ebraica. Alcuni di loro
dicono di non avere più fiducia in Arafat,
che Arafat si libera di chiunque gli stia accanto
perchè è assetato di potere. Che
ne pensi?
Penso che ci sia un mucchio di persone oltre ad
Arafat con le quali si possa lavorare. Senza dimenticare
che comunque Arafat è stato eletto presidente.
Credo che sia molto importante che con la pressione
internazionale si possa iniziare a costituire
una democrazia in Palestina che possa funzionare
su vari livelli, non solo a livello di presidenza,
è l'unica soluzione. Ma comunque i palestinesi
non possono accettare che il loro leader venga
rimosso con la forza, anche se ad alcuni questo
leader non piace.
Penso che sarebbe molto importante se Anthony
Zinni parlasse anche con Hamas e altri gruppi.
Anche loro chiedono libertà per il loro
popolo. Si può ovviamente criticare i loro
metodi, che possono essere sbagliati, ma comunque
anche loro trovano sostegno, a causa della situazione
in cui si trova la gente. La gente finisce col
pensare che Hamas sia l'unico modo per entrare
in azione, per fare qualcosa. Perchè effettivamente
c'è ben poco da fare.
E' stato scelto Arafat come interlocutore della
comunità internazionale, ma hanno dimenticato
i rappresentanti di altri gruppi, di fazioni della
sinistra palestinese, dei gruppi islamici. Così
hanno cancellato il diritto di parola delle fazioni
islamiche. Ora vogliono togliere di mezzo Arafat:
ma con chi hanno intenzione di parlare, prima
o poi?
Devono parlare con tutto il popolo, questo è
il punto. Questa guerra che stanno facendo non
è contro Arafat, è contro ogni singolo
palestinese.
Cosa pensi dei soldati riservisti israeliani che
si rifiutano di andare in missione nei territori
Occupati?
Ho molto rispetto per loro, spero che ce ne siano
di più in futuro. E' una questione di coscienza
individuale. Per i soldati andare ad occupare
aree civili e sparare su civili non deve essere
facile. Sono persone, questi riservisti, di cui
abbiamo bisogno. Possiamo avere un dialogo ragionevole
con questo approccio.
In bocca al lupo per tutto, Tofik... e scusa se
- come è probabile - ti ho storpiato il
nome.
Torno da Piazza del Popolo organizzandomi mentalmente
per trascrivere il contenuto delle registrazioni.
Sono stordito dai sorrisi e dagli sguardi che
ho scambiato prima al Portico d'Ottavia e poi
in Piazza del Popolo con persone che, se stessero
in Medio Oriente, forse si guarderebbero da dietro
un mirino. Mi fa venire in mente un film sulla
guerra in Jugoslavia che ho appena visto, "No
man's land".
Perchè molte delle accuse incrociate che
ho registrato oggi mi sembrano speculari, molte
delle aspirazioni di questi due popoli in guerra
mi sembrano - oltre che perfettamente legittime
- assolutamente simili.
E allora mi chiedo: dove si è spezzato
il filo del ragionamento?
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