Intervista a un ragazzo palestinese
Le voci delle persone comuni da Piazza del Popolo.
articolo e interviste di Enrico Natoli
Arrivo a Piazza del Popolo quando già la gente si sta muovendo per tornare a casa. Le persone presenti hanno poca voglia di parlare con me, io insisto un po' ma non c'è niente da fare. E' la prima volta da quando esiste Cuntrastamu che trovo così tanta ritrosia nelle persone, e sinceramente non so spiegarmene il motivo.
In più, arriva un uomo di mezz'età che mi guarda avvertendomi: "Attenzione che ci sono ebrei in giro che minacciano le persone! Io stamattina sono stato aggredito verbalmente da quattro persone, non ho reagito ma se avessi reagito... penso che non aspettassero altro".
Mi scoraggia un po' questo episodio. Mi sembra inutile che si parli tanto di pace in Medio Oriente se poi non si è in grado di parlarsi civilmente qui in Italia. E mi viene da pensare che parlare di pace non può essere semplice: che se lo metta bene in testa, una volta per tutte, chiunque si dichiari pacifista.

Finchè non incrocio un ragazzo palestinese, in compagnia di due donne italiane che non vogliono parlare - anche se poi anche con loro avrò occasione di scambiare due parole-, e penso che non ci sia interlocutore migliore di lui per conoscere il punto di vista di un popolo sofferente.

Sono Tofik e vengo dalla Cisgiordania.

Dove vivi al momento?

A Roma.

Come mai qui oggi?

Sono qui per protestare contro l'aggressione dell'esercito e del governo israeliano contro il popolo palestinese, che dura da più di trent'anni, e che ha raggiunto il suo apice oggi. La mia gente soffre tutti i giorni, i civili non hanno accesso al cibo o alle medicine, vengono uccisi arbitrariamente. Penso che la gente debba gridare e fermare questi eventi. I governi del mondo sono bravi a parole, ma dovrebbero fare molto di più, dovrebbero fare pressione sul governo israeliano.

Credo che ci siano molti interessi che la gente non vede in questa situazione: interessi dell'economia ebraica, del governo israeliano che impedisce ai governi del mondo di fare i giusti passi in difesa dei diritti umani. Parlano dei diritti umani, ma non alzano un dito perchè vengano difesi.

La mia impressione personale è che nessuno stia agendo oggi in modo da produrre una pace solida e duratura in Palestina e Israele. Che cosa ti aspetti da Arafat e cosa dal governo israeliano? E chi è che può rendere davvero possibile questo processo di pace?
Per me è molto chiaro che il vero ostacolo a questo processo è il governo israeliano. Hanno eletto gente come Sharon, che come tutti sanno è accusato per crimini di guerra. Il governo israeliano ha sempre attuato una politica di aggressione nei confronti dei palestinesi e dei diritti umani dei palestinesi.
Quindi chi può fare davvero la differenza è l'opinione pubblica israeliana. Anche noi abbiamo un ruolo in questo, dobbiamo cercare di portarli a rivedere le loro scelte politiche, dobbiamo far rispettare i diritti umani.

Mi chiedi cosa possiamo aspettarci? Vedi, il problema per noi palestinesi non è nato oggi. Dura da circa trent'anni. Molte persone non basano la loro opinione solo sullo scorso anno. Noi abbiamo visto la pressione israeliana, la discriminazione, il razzismo, l'umiliazione nella nostra vita quotidiana per trent'anni. Siamo giunti a dei punti molto estremi e in certi casi la resistenza si è radicalizzata. Ma questa situazione è stata creata da Israele. In più loro sono i giocatori più forti in questo "gioco", hanno la capacità di influenzare le dinamiche del processo di pace.

Il processo di pace è ovviamente fallito, e si è dimostrato che la politica americana è stata un fallimento. L'intero motore del processo di pace comprendeva americani e israeliani, ma non noi: per questo è fallito, perchè non si riconoscevano i diritti umani di tutti. L'opinione pubblica israeliana deve riconoscere che la resistenza palestinese non è basata su princìpi di razza o di etnia.

Noi crediamo che dovremmo vivere tutti insieme in pace e armonia, ma abbiamo il diritto di combattere per i nostri diritti quando questi non vengono rispettati. Questo è quello che dobbiamo tramettere all'opinione pubblica israeliana.

Cosa vorresti raccontare che pensi non sia raccontato dai media? Di cosa ha bisogna il popolo palestinese oggi?
La situazione è davvero terribile, specialmente nell'ultima settimana. So di persone in una situazione terribile, sono intrappolate in casa. Se cercano di sfuggire a questa situazione disperata, gli sparano perchè c'è il coprifuoco. C'è la storia di un giornalista italiano, che racconta di una donna che usciva dall'ospedale dove le era stata curata una frattura, ed è stata uccisa.

Ho sentito la storia di un ragazzino che si è ritrovato per strada da solo, impaurito perchè sapeva che se avesse incontrati i soldati israeliani gli avrebbero sparato, gli avrebbero potuto fare qualsiasi cosa e non ci sarebbero stati testimoni. Così ha provato a raggiungere la casa dei vicini e gli hanno sparato.
La gente non può avere medicinali, è una situazione pericolosa, tremenda. Ciò di cui ha bisogno il popolo palestinese è che le persone nel mondo si muovano, che facciano pressione sui loro governi perchè facciano qualcosa per risolvere questo.

Sharon dice che l'operazione serve a demolire le infrastrutture del terrorismo, ma io credo che questa sia una menzogna. E lui stesso sa che questa è una menzogna: è propaganda per i media. Lui sta combattendo il popolo palestinese, sta causando sofferenze al popolo palestinese. E' una guerra contro i civili palestinesi. Noi non abbiamo mai fatto nulla se non richiedere i nostri diritti civili. Noi chiediamo la libertà, chiediamo di poter coltivare la nostra terra, di poter lavorare, di avere un futuro, di crescere i nostri bambini, di giocare.

Sharon ci opprime, vuole trovare una soluzione con la quale controllare tutta la Cisgiordania, Gaza e il popolo palestinese, senza dare ai palestinesi i loro diritti politici, come il diritto al voto.
L'unico modo di realizzare questo progetto è sopprimerci. Ciò di cui abbiamo bisogno è di aumentare la consapevolezza delle persone, che le persone leggano, guardino, giudichino in maniera indipendente, non attraverso la propaganda. E poi agire presso i loro governi.
A lungo termine, abbiamo bisogno del sostegno della comunità internazionale che ha riconosciuto il nostro diritto a esistere e ad avere uno stato.

Il Mufti della Mecca ha incitato le persone a "distruggere gli ebrei ovunque essi si trovino". Pensi che questo tipo di messaggi favorisca la causa palestinese o la danneggi?

Non lo so, ma penso che questo tipo di lotta non è quella dei palestinesi. Penso che queste parole non rappresentino davvero il mondo islamico, la gente islamica. Penso che sia un messaggio negativo. Ma penso che il messaggio del Mufti fosse di distruggere Israele, non il popolo ebraico.
Personalmente ho davvero dei grossi problemi con lo stato di Israele, per com'è adesso, perchè è basato sulla religione e sulla razza. Nega e concede diritti in base alla religione e alla razza. Penso che Israele debba cambiare. Non si tratta di distruggere uno stato, nè di uccidere la popolazione. Ma devono cambiare i princìpi del loro stato.

Che tipo di speranze puoi riporre nel futuro?

Mah, penso che sia molto difficile essere fiducioso e ottimista nel futuro, quando vediamo cosa sta facendo Israele. Si sta fomentando l'odio attraverso l'uso dei suicidi, ma è Israele che ha contribuito a creare questo spirito distruttivo, penso che sia molto difficile essere ottimisti. Penso che la battaglia dei palestinesi per vedere riconosciuti i loro diritti sarà molto lunga e difficile. Allo stesso tempo, non possiamo smettere di sperare che vi sia una risoluzione pacifica.

Questo è il motivo per cui molte fazioni palestinesi hanno preso in scarsa considerazione il processo di pace. Perchè nonostante il processo di pace fosse avviato, gli insediamenti non sono mai stati dismessi, non sono stati mai riconosciuti molti dei diritti elementari ed inalienabili delle persone palestinesi. Solo promesse e nessuna azione a sostenere queste promesse. Nonostante questo, anche se molti palestinesi erano contrari, eravamo fiduciosi perchè volevamo la pace. Si era stabilito che quelli che erano contrari non avrebbero ostacolato il processo di pace. Dobbiamo rimanere fiduciosi, ma anche renderci conto della realtà.

E' possibile che ci sia una soluzione pacifica, ma se non cambia la politica d'odio di Israele nei nostri confronti, sarà difficile che ci sia un cambiamento in tempi brevi.

Voglio aggiungere anche che la gente che guarda e dice di non voler prendere posizione, e rimane in silenzio, contribuisce alla continuazione di questa tragedia. Anche rimanendo silenziosi, si è parte di quello che succede, finchè si permette che questa ingiustizia continui. E' molto importante che le persone si rendano conto di parlare, di esprimere la loro opinione perchè tutto questo è contro l'umanità.

Secondo te qual è il modo migliore di parlare? Abbiamo visto in questi giorni che se vai solo in Palestina, ti dicono che dei suicidi non ti frega niente; se esprimi dolore per il popolo israeliano, ti dicono che sei sostenitore di Sharon. Insomma, da cittadini è difficile esprimersi senza che un messaggio di pace possa venire deformato.
Si deve esprimere il desiderio di una soluzione, il bisogno di un intervento esterno, per esempio l'invio di osservatori internazionali. Il popolo palestinese non se la prende con te se tu vai a parlare con gli israeliani. In effetti, pensiamo che questo sia importante, molto importante.
Ma abbiamo bisogno che passi un messaggio giusto: che tutti abbiamo bisogno dei diritti umani, che promuovere la violenza non è un modo per risolvere le questioni. Penso che ognuna delle parti possa avere delle critiche da farsi, ma è necessario trovare un modo per fermare la violenza. Ci deve essere una spinta per una soluzione politica.

Ho appena parlato con alcuni rappresentanti della comunità ebraica. Alcuni di loro dicono di non avere più fiducia in Arafat, che Arafat si libera di chiunque gli stia accanto perchè è assetato di potere. Che ne pensi?
Penso che ci sia un mucchio di persone oltre ad Arafat con le quali si possa lavorare. Senza dimenticare che comunque Arafat è stato eletto presidente. Credo che sia molto importante che con la pressione internazionale si possa iniziare a costituire una democrazia in Palestina che possa funzionare su vari livelli, non solo a livello di presidenza, è l'unica soluzione. Ma comunque i palestinesi non possono accettare che il loro leader venga rimosso con la forza, anche se ad alcuni questo leader non piace.
Penso che sarebbe molto importante se Anthony Zinni parlasse anche con Hamas e altri gruppi. Anche loro chiedono libertà per il loro popolo. Si può ovviamente criticare i loro metodi, che possono essere sbagliati, ma comunque anche loro trovano sostegno, a causa della situazione in cui si trova la gente. La gente finisce col pensare che Hamas sia l'unico modo per entrare in azione, per fare qualcosa. Perchè effettivamente c'è ben poco da fare.
E' stato scelto Arafat come interlocutore della comunità internazionale, ma hanno dimenticato i rappresentanti di altri gruppi, di fazioni della sinistra palestinese, dei gruppi islamici. Così hanno cancellato il diritto di parola delle fazioni islamiche. Ora vogliono togliere di mezzo Arafat: ma con chi hanno intenzione di parlare, prima o poi?
Devono parlare con tutto il popolo, questo è il punto. Questa guerra che stanno facendo non è contro Arafat, è contro ogni singolo palestinese.

Cosa pensi dei soldati riservisti israeliani che si rifiutano di andare in missione nei territori Occupati?

Ho molto rispetto per loro, spero che ce ne siano di più in futuro. E' una questione di coscienza individuale. Per i soldati andare ad occupare aree civili e sparare su civili non deve essere facile. Sono persone, questi riservisti, di cui abbiamo bisogno. Possiamo avere un dialogo ragionevole con questo approccio.

In bocca al lupo per tutto, Tofik... e scusa se - come è probabile - ti ho storpiato il nome.
Torno da Piazza del Popolo organizzandomi mentalmente per trascrivere il contenuto delle registrazioni. Sono stordito dai sorrisi e dagli sguardi che ho scambiato prima al Portico d'Ottavia e poi in Piazza del Popolo con persone che, se stessero in Medio Oriente, forse si guarderebbero da dietro un mirino. Mi fa venire in mente un film sulla guerra in Jugoslavia che ho appena visto, "No man's land".
Perchè molte delle accuse incrociate che ho registrato oggi mi sembrano speculari, molte delle aspirazioni di questi due popoli in guerra mi sembrano - oltre che perfettamente legittime - assolutamente simili.
E allora mi chiedo: dove si è spezzato il filo del ragionamento?
 
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