Presidio in favore della Palestina libera
A Roma, in piazza Venezia, per circa tre settimane la comunità palestinese ha tenuto un banchetto e una piccola mostra fotografica per mostrare la sofferenza di un popolo. Ho incontrato un uomo e un ragazzo, ne è uscita fuori l'intervista che segue.

di Enrico Natoli
Un uomo e un ragazzo

Da quanto tempo siete qui?

L’uomo: Dal giorno dell’invasione di Israele nei Territori Liberati dall’accordo di Oslo.

Che risposta avete avuto dalle persone che passavano qui?

Il ragazzo: Si sono fermati in tanti, ci hanno chiesto com’è la situazione in Palestina. Tantissimi hanno messo la firma sulla richiesta di far terminare l’occupazione militare, il che vuol dire che sono d’accordo con noi. Tanti italiani e stranieri hanno fatto offerte, tanti medici francesi e italiani hanno offerto il loro aiuto.

Si è mai fermato qualcuno della comunità ebraica, il cui quartiere è proprio qui vicino?
Il ragazzo: sì,una donna. E’ venuta, ha detto solo: “Io sono ebrea, totalmente ebrea. Israele deve vivere”, ed è andata via. Anche un signore inglese a cui abbiamo chiesto di firmare per la fine della guerra ci ha risposto che questa non è una guerra, sono gli israeliani che si difendono.

L’uomo: Voglio dire una cosa rispetto a quella donna: certo che Israele ha il diritto di vivere. Il governo palestinese e l’accordo di Oslo hanno riconosciuto il diritto di Israele sul 78% del territorio che in origine era palestinese e hanno concordato che venga dato il 22% di questo territorio (che comprende la Cisgiordania e la striscia di Gaza) ai palestinesi.

Questo doveva avvenire nell’arco di cinque anni e alla fine di questo processo si doveva decidere la sorte di Gerusalemme. Noi vogliamo che Gerusalemme Est, che è popolata da arabi e cristiani e ha i nostri luoghi sacri ed è stata sempre nostra, ritorni a noi. Esattamente come dice l’accordo sancito dall’Onu, nelle risoluzioni 242 e 338. Poi, nel cammino verso l’applicazione di quest’accordo, Rabin (premier israeliano, ndr) è stato ammazzato dagli estremisti ebrei che non vogliono la pace e come conseguenza dell’omicidio non si è più arrivati a concludere quest’accordo.

Il ragazzo: secondo me gli ebrei qua in Roma, come quella donna, hanno il sogno un po’ razzista di Israele come unico stato. Hanno il sogno di tornare alla terra di Israele, della loro terra.

L’uomo: Va bene, ma loro considerano questa che va dal Nilo all’Eufrate come terra ebraica, ma non è così. Loro dicono “dall’acqua all’acqua”, ossia dal Nilo all’Eufrate, perché nell’Eufrate è nato Abramo e nel Nilo é nato Mosè. Questo è vero, ma comunque Abramo è il padre di tutti noi cristiani, musulmani e ebrei perché in realtà da Abramo sono nati Isacco ed Ismaele, e da Ismaele è nato Muhammad, il profeta per i musulmani. Invece da Isacco è nato Jacoob, lui si chiama Israele, dai loro figli è nato Mosè. Che significa tutto questo?
Che se dobbiamo attenerci a queste motivazioni storiche, allora noi reclamiamo le terre in Spagna, in Francia, in Portogallo che abbiamo lasciato appena cinquecento anni fa. Il mondo cambierebbe in modo diverso.

Lasciamo da parte Israele, poi ci torniamo. Io vorrei chiedervi di raccontare, a chi non c’è mai stato, com’è la Palestina, come l’avete vissuta voi, perché ve ne siete andati.
L’uomo: Cos’è la Palestina per noi palestinesi, che siamo cristiani, musulmani e ebrei… la Palestina è una piccola striscia di terra fra il fiume Giordano e il mare Mediterraneo, che spesso non supera i 60 km. di larghezza e in lunghezza non supera i 400 km.. Solo che questa piccola striscia di terra è ricca di storia. Sappiamo tutti che le religioni sono nate lì, la tomba di Abramo e Giacobbe sta a Hebron e poi anche Muhammad il profeta di noi musulmani è venuto a Gerusalemme dal cielo; Mosè viene da Betlemme… perciò c’è la base di tutte le religioni.

Anche dal punto di vista geografico è una terra stupenda, piena di diversità. Dove passa il fiume Giordano c’è la città di Gerico, che è il punto più basso del mondo. Poi c’è il Mar Morto dove non vedi anima perché è pieno di sali minerali. Basta che vai a trenta chilometri da Gerico verso Gerusalemme, che è un punto molto alto, dove cade la neve; poi vai verso nord e ci sono montagne dove la neve è permanente. . Il centro-nord è totalmente verde e il centro-sud è totalmente deserto, dal Mar Morto fino alla città di Achaba.

Nablus è simile a Roma come condizioni climatiche e distanza dal mare. E' molto importante perché è la più antica città del mondo insieme a Gerico. Purtroppo la gran parte del centro storico di Nablus è stata distrutta dai militari israeliani. A Nablus c’è il pozzo dove venne gettato Giuseppe… se mi permetti di uscire un attimo dalle righe, vorrei dire che questa città con il suo centro storico dovrebbe stare più a cuore agli israeliani, a giudicare da come parlano della loro religione, rispetto ai musulmani. Loro hanno distrutto la casa dove abitava Jacoob, che è una moschea. Hanno distrutto una gran parte del centro storico di Nablus proprio dove è nata la loro religione. Non so quanto possano essere attaccati alla terra d’Israele se distruggono quello che è rimasto della loro religione.

In realtà nessun ebreo ha mai pregato sul Muro del Pianto prima del 1516; Nablus e Hebron invece sono simboli della religione ebraica. Loro invece vanno a attaccarsi a Gerusalemme e distruggono luoghi realmente loro. E’ questo che io non capisco quando si parla del senso politico e religioso della storia di Israele, e non intendo dell’ebraismo.

E tu che mi dici della Palestina?

Il ragazzo: Io sono nato nella striscia di Gaza. Mi ricordo quando ero bambino e ho visto i soldati israeliani. Ho chiesto a mio padre se erano nostri soldati oppure se erano stranieri. Mio padre mi ha risposto che loro erano nostri vicini e che sarebbero andati via dopo un po’ di tempo. Poi sono cresciuto e ho capito bene: che loro erano israeliani e hanno occupato la nostra terra, e se ne devono andare per forza, perché loro hanno occupato la nostra terra. Non erano né amici, né nostri vicini.

Voglio dire un’altra cosa: che dire ebrei non significa dire israeliani. Gli ebrei esistono da prima del 1948 in Palestina, perché la terra di Palestina è la terra santa per tutte le religioni, non è solo per i musulmani. Gesù Cristo è palestinese, è nato a Betlemme; Mohammed, il profeta musulmano è venuto in Palestina e da Gerusalemme noi crediamo che sia asceso in paradiso. Per gli ebrei, come ha detto lui, è terra santa perché vi è nato Giuseppe. Il problema è che gli ebrei credono che questa terra è la loro terra, che sia solo per gli ebrei. Per questo io credo che quelli che credono così siano razzisti, perché pensano che ci debbano stare solo loro. Questa terra è araba ed è per tutte le religioni. Loro hanno occupato pian piano questa terra, dopo il ’48 hanno occupato totalmente la terra di Palestina e adesso dicono che questa è la loro terra.

Mi hai detto che crescendo hai capito che questi vicini in realtà erano invasori. Nella vita di tutti i giorni, che rapporti avevi con loro?

Il ragazzo: da quando ho capito che loro non erano semplicemente nostri vicini, ho capito che a noi arabi ci trattavano sempre male. Per esempio arrestavano i miei amici, i palestinesi; ne hanno ucciso qualcuno, uccidevano i nostri vicini… facevano qualcosa di molto cattivo.

Arriviamo a oggi. Ieri alla fiaccolata per la pace a Campo de’ Fiori ho pensato che se uno vuole la pace, è bello vedere due rappresentanti di Israele e Palestina sullo stesso palco. Ma ho pensato anche che attraverso le loro parole e guardando quello che succede, la soluzione di “Due popoli in due stati” mi sembra ancora lontanissima. Che ne pensate?
L’uomo: E’ difficile oggi. Perché con tutto il sangue che è stato versato in questa ultima Intifada, che loro hanno cominciato senza alcun motivo chiaro… io credo che ci sia stato un motivo politico per Sharon per andare al governo. Oggi è difficile perché la distruzione e il lutto sono entrati in quasi tutte le famiglie palestinesi. Perciò io credo che l’unico modo per fare la pace è che accettino le risoluzioni dell’Onu, che sono riconosciute dagli Stati uniti e da tutto il mondo, che danno la striscia di Gaza e la Cisgiordania a noi. Dopo questo, col tempo si devono ricostruire la fiducia e la convivenza. Come è successo dopo la prima Intifada, quando Rabin e Arafat sono riusciti a lavorare insieme. Era molto più difficile a Gaza, ma molto più semplice in Cisgiordania, per mille motivi diversi.

A Gaza le persone sono chiuse in una striscia molto stretta, è una situazione umanamente insopportabile. Con questa pace di Rabin e Arafat non era cambiato nulla lì. Invece in Cisgiordania effettivamente c’era maggiore libertà di movimento, era tutto più facile. Se qualcuno vuole la pace, sia da una parte che dall’altra, devono cedere questo 22% di territorio come è stato concordato a Oslo. Così come chiedono l’Onu e il mondo.

Gli ebrei e gli israeliani dicono che la colpa è vostra, che l’accordo è stato fatto nuovamente con Clinton a Camp David e che Arafat ha rifiutato.

L’uomo: no, io voglio chiarire questa pace fatta con Clinton. Nell’accordo di Camp David, quando si sono incontrati Barak, Arafat e Clinton, Barak ha dato il suo piano per la pace, che in realtà sembrava ottimo. Ma prima di tutto, questo piano espresso a voce non è stato mai messo per iscritto. Nella politica la cosa che non è scritta non si può cambiare così. Anche la parola scritta può subire delle variazioni nella traduzione tra inglese, ebraico e arabo e anche la cosa scritta dunque è soggetta a intepretazioni diverse. Ma loro hanno detto che ci davano il 97% dei Territori Occupati e poi un 3% di terre a loro scelta, perché quelle che avevano occupato gli piacevano.

Uno può pensare: “Vabbè, palestinese, hai perso la guerra, ci puoi stare”. Ma noi non eravamo in guerra, la guerra l’hanno persa i paesi arabi contro il governo israeliano. Noi abbiamo preso alla parte alla guerra solo nel senso che abbiamo perso la terra, niente di più. E comunque sembrava come una cosa logica la proposta. Ma poi che cosa aggiungono loro? Che questo 97% più il 3 che ci ridanno indietro esclude gli insediamenti e Gerusalemme perché queste sono già terre israeliane. Allora se tu escludi gli insediamenti e Gerusalemme vuol dire che non è cambiato niente, vuol dire che a noi ci mettono nelle riserve come hanno fatto gli americani con gli indiani, allo stesso modo.

Gerusalemme vecchia, dentro le mura, misura un chilometro quadrato. Loro dicono che ci danno seicento metri quadrati, che se ne tengono quattrocento. Ma i seicento metri quadrati che ci danno noi li possiamo considerare dal punto di vista amministrativo e non da quello politico: il che vuol dire che è come se non ci fossero. Allora questa è una soluzione inaccettabile, ma è passata – attraverso la propaganda ebraica ed europea – come fosse il piano migliore per la pace.

Il piano migliore per la pace, se tu non mi dai la terra con una frontiera reale, allora non può resistere. Non serve che tu ti tieni gli insediamenti e Gerusalemme perché la consideri terra d’Israele. Tutta la terra lungo il fiume Giordano che comprende Gerico, loro ce la darebbero, ma la vogliono in affitto per lunghissimo tempo, e che significa alla fine? Che siamo isolati perché quella terra confina con la Giordania.

C’è una cosa molto importante che lei deve sapere, è basilare: riguarda l’acqua. Questi insediamenti sono stati fatti fuori luogo, dal punto di vista storico e geografico della zona. Costruendo una città si deve pensare a non dare squilibrio alla terra, invece loro hanno costruito gli insediamenti sugli altopiani delle colline – la Palestina è tutta collinare -, allora tagliando le colline e mettendo gli insediamenti hanno dovuto prendere l’acqua, ed è rimasta poca acqua per le città palestinesi.

Poi, nel piano di pace di Barak non è preso in considerazione il problema dei profughi.
Allora, se non risolvi questi due problemi che sono basilari è come se non risolvessi nessun problema, ed è per questo che è impossibile andare avanti. Se tu vuoi una pace duratura, deve essere una pace giusta, che dà equilibrio alle due popolazioni, e questo non l’hanno fatto.

Tu che ne dici? Come si fa questa pace oggi?

Il ragazzo: Noi vogliamo fare lo stato di Palestina nei territori come erano prima del ’69. Vogliamo Gaza, la Cisgiordania. Poi Gerusalemme Est per noi e Ovest per gli israeliani. Nei nove anni dall’inizio dell’occupazione, gli israeliani non ci hanno dato niente, solo il 2,5%. Le colonie e gli insediamenti ancora esistono in terra palestinese, in più hanno rioccupato in terra palestinese. Dopo dieci anni di negoziati non avevamo ancora nulla dei nostri territori.
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