L'atmosfera è un po' tesa
quando arrivo al Portico d'Ottavia, nel cuore
del quartiere ebraico di Roma, a due passi dal
Campidoglio. C'è un centinaio di persone
in strada, qualche bandiera israeliana appesa.
Le facce sono serie, le persone sembrano guardare
con diffidenza chi - come il sottoscritto - non
riconoscono. Mi presento a un paio di persone
chiedendo loro un'intervista. Niente da fare.
Poi, a forza di chiedere, di provare, qualcuno
inizia a parlarmi. Arriva intanto la notizia che
i DS, la Margherita e i tre sindacati hanno tolto
l'adesione alla marcia di oggi perchè troppo
dichiaratamente unilaterale. C'è soddisfazione
per questa scelta politica.
Qui sono tante le persone che dichiarano di essere
nate politicamente "a sinistra" e che
oggi sono difese unicamente dalla destra. "Roba
da non crederci", dicono, riservandosi di
decidere poi nell'urna elettorale come valutare
questa realtà dei fatti.
Non ho trovato una persona che mi abbia detto
di appoggiare senza riserve le scelte di Sharon,
ma al di là delle valutazioni personali
quello che colpisce un semplice cittadino come
me è il "senso di accerchiamento"
che sembrano provare molte persone.
Rimango a parlare per una decina di minuti con
un signore di bell'aspetto, sui quarantacinque
anni, il quale quasi si commuove quando mi racconta
di Gerusalemme e dell'aria mistica e "diversa"
che si respira lì, così come ad
Assisi: "Anche se hai una religione diversa,
lo sai che è così: che in questi
posti esiste qualcosa che non ti sai spiegare...".
Eppure, questo signore dice che si è stufato
del fatto che Israele è considerato l'unico
responsabile di tutte le disgrazie dell'area mediorentale,
e che ha una gran voglia di sfogarsi. "Ma
insomma, se qualcuno ti aspetta sotto casa tutte
le mattine per insultarti, dopo un mese glielo
dai una cazzotto, no? Ebbene, io mi sento così".
Tensione un po' ce n'è, anche se si capisce
che questi "cazzotti" non voleranno.
Si commentano con amarezza ma soprattutto rabbia
i volantini che provengono dal corteo "filopalestinese".
Il quotidiano Libero (che personalmente non
trovo tanto obiettivo e forse non vuole neanche
esserlo, ndr) è esposto un po' ovunque.
Il titolo pressappoco è: "Israele
ci restituisce Agnoletto, purtroppo". Alla
faccia dell'appello del Presidente del Consiglio
quando diceva che "Bisogna abbassare i toni"...
comunque, questa è un'altra storia. Mi
auguro che le interviste riportate qui servano
a far capire il punto di vista di queste persone.
Siamo qui a presidiare la piazza, gli ebrei di
Roma ma non solo, in gradita compagnia delle forze
di polizia che gentilmente si sono prestate anche
loro in nostra difesa e in difesa del luogo.
Siamo molto, molto soddisfatti del fatto che le
compagini sindacali e alcune politiche hanno ritirato
l'adesione alla manifestazione di oggi, al corteo
esclusivamente filopalestinese, quindi non un
corteo pacifista. Il corteo sarà quindi
il solito corteo di noglobal, spacifisti, che
tendono solamente a colpevolizzare un'unica parte:
Israele, come al solito.
A Novembre abbiamo partecipato alla marcia
per la pace. Abbiamo lamentato la mancanza di
simboli israeliani insieme a quelli palestinesi,
in rappresentanza dei due popoli. Cosa si può
fare da qui in avanti per avvicinare la popolazione
comune?
Una piccola rettifica: mi sembra che a quella
manifestazione - a cui non ricordo se abbiamo
partecipato o solo assisitito - qualche bandiera
israeliana portata da veri pacifisti (i Verdi,
i Radicali) ci fosse. La verità è
che queste bandiere sono state prese e bruciate
dai soliti spacifisti, noglobal. Cosa si può
fare... purtroppo gli animi sono surriscaldati
per quel che riguarda le compagini in campo e
le componenti ebraico-islamiche dell'Europa e
anche in Italia. Quello che si può fare
è cercare di risvegliare l'opinione pubblica
Italiana, riportandola ad una realtà che
non è così completamente demonizzabile
dalla parte israeliana. Israele non può
essere vista come unica responsabile di atti sanguinosi,
azioni sanguinarie... è un ritornello che
veramente ci ha stancato.
Personalmente sono ebreo, di sinistra, sono sempre
stato di sinistra, ho militato da giovane in diversi
partiti anche extra-parlamentari. Poi piano piano
mi sono reso conto che la sinistra ha fatto una
gran fatica. Anche se devo dire che le posizioni
di molti DS, come Fassino, Fiano di Milano, come
i Viktor Magiar, nostri, di Roma, hanno contribuito
al ritiro dell'adesione alla manifestazione di
oggi. Le coscienze si devono indirizzare verso
la necessità di creare questo stato Palestinese,
nel quale Israele abbia la certezza matematica
di frontiere sicure.
La popolazione Italiana, come tutti gli Europei,
si deve rendere conto di questa forte e stringente
necessità degli israeliani e degli ebrei
nel mondo, che hanno in Israele l'unico baluardo
statuale esistente. Debbono capire il sentimento
di paura e di aggressione anche psicologica che
evidentemente provoca un atteggiamento di riaggressione.
In questo momento il governo Israeliano rappresenta
efficacemente il popolo Israeliano, quello che
ha paura di uscire di casa perchè può
finire vittima di un attentato?
Beh, per quel che riguarda la risposta militare
sicuramente sì. Abbiamo visto in questi
giorni che l'adesione alla azione governativa
è cresciuta, anche a più del 60-70%
che è la cifra riportata dagli ultimi sondaggi.
Israele ha bisogno di sicurezza: se lo devono
mettere in testa le cancellerie europee, se lo
devono mettere paesi come l'Italia, dove all'interno
ci sono troppe spinte all'interno di questo "terzomondismo".
I Palestinesi hanno tutto il diritto di pretendere
e di avere uno Stato, questo è certo, ma
non sulla pelle dei civili. Il dialogo si fa con
le parole e non con le bombe. Oggi la reazione
militare israeliana è una risposta alla
richiesta di sicurezza dello stato di Israele.
A questo punto si inserisce un uomo che contesta
l'eguaglianza tra azione militare e azione terroristica.
L'uomo che intervisto risponde così:
- Se usano i kamikaze come arma militare avranno
la risposta dall'esercito. Una dinamica di tipo
militare è quella di ieri, dove uno sharid,
un martire, o chiamatelo come volete si è
fatto esplodere in mezzo a un gruppo di soldati
israeliani.
- Ma non è un'azione militare, è
un'altra cosa. Io non sono d'accordo sulla reazione
di tipo militare che ha avuto Israele, con tutto
il rispetto per il popolo israeliano. Perchè
un atteggiamento di questo tipo provoca un'escalation.
- Amico mio, io le rispondo come ebreo, come qualcuno
che vive nei propri geni una storia millenaria
di persecuzioni, di rischio di estinzione, dunque
sono sicuramente di parte. Però le dico:
non posso neanch'io rispondere perchè bisogna
andare lì e vivere. Bisogna andare lì
con dei figli che non possono uscire. Si ricordi:
Israele è un paese democratico, un paese
di tipo occidentale, svolge una vita come quella
che fa lei. Come si fa a vivere con la paura addosso?
- Amico mio, come mi ha detto lei, sono solidale
col popolo israeliano come con tutti i popoli
del mondo. Quello che contesto è la risposta
israeliana. Secondo me una risposta pacifica al
terrorismo avrebbe portata a una non escalation
militare.
- No, questo assolutamente no. Questo che lei
dice è stato smentito dai fatti. Quando
Rabin ha attuato questo tipo di comportamento,
Rabin portava avanti la pace sotto le bombe. Questo
voi lo dimenticate troppo facilmente. Le bombe
sono continuate a scoppiare nonostante dopo Rabin
sia venuto Peres, poi Barak, fino ad oggi.
Cosa fate oggi? Un presidio, una protesta?
Un presidio no, perchè noi abbiamo piena
fiducia nelle forze dell'ordine qui presenti.
E' un segno di protesta contro la vergognosa disinformazione
che si sta facendo sulla drammatica, tragica situazione
mediorentale. E' un grido d'allarme e di dolore
contro la disinformazione. Qui nessuno vuole la
distruzione e l'umiliazione dei palestinesi.
Tutti siamo d'accordo su "Due popoli, due
stati", ma che sia veramente questo. Qui
nessuno è contento di ciò che sta
facendo Sharon perchè quando muore un palestinese
è uguale a quando muore un soldato israeliano.
Quando parliamo di soldati, ricordiamoci che stiamo
parlando di ragazzi di 18-20 anni che hanno ancora
tutta la vita davanti.
Credendo nella pace come un valore, siamo un
po' disperati. Quando c'è Israele di mezzo,
da una parte e dall'altra spesso si alzano i toni,
si giunge all'esasperazione dei gesti, dei concetti,
delle azioni conseguenti. Come si esce da questo
schema?
Israele è un paese come tutti gli altri.
Non è una riparazione alla shoah, cioè
alla distruzione del popolo ebraico. Sono duemila
anni, dalla diaspora, che ogni preghiera finisce
con la frase "le-shanabà bi-ieruscialaiym"
(ringrazio Marina Morpurgo di Diario per avermi
inviato la trascrizione esatta, ndr), cioè
"L'anno prossimo Gerusalemme". Questo
è il nostro motto, chiamiamolo così.
Faccio una breve sintesi del sionismo, che tanti
paragonano al razzismo, ma non è così.
E' vergognoso che ci sia questa interpretazione.
Il sionismo è un movimento di liberazione
del popolo ebraico. Dopo l'affare Dreyfuss Teodoro
Herzl chiese se era giusto creare uno stato ebraico.
Dove, se non in Palestina, visto che gli ebrei
da duemila anni rivolgono le loro preghiere a
Oriente, verso est, verso il cosiddetto Muro del
Pianto, verso l'unico pezzo rimasto del Tempio
di Salomone?
Il movimento sionista è nato nel 1900,
ben prima dell'avvento di Hitler al potere e della
Shoah. Quindi lo stato di Israele non è
una riparazione alla Shoah, è un paese
come tutti gli altri: ci sono brave persone, ci
sono delinquenti, prostitute, i ladri. Ricordiamoci
che Israele è l'unica vera democrazia in
tutta l'area mediorentale, anche l'Egitto che
sembra all'avanguardia coi diritti umani, in realtà
è ancora indietro: gli omosessuali, ad
esempio, vengono ancora segnalati e arrestati.
Nel Parlamento Israeliano ci sono parecchi parlamentari
arabi. Il tenore di vita degli arabi in Israele
è al di sopra rispetto a quello che hanno
negli altri stati. Quando si parla di Israele,
quindi, chiediamo di parlarne in modo obiettivo.
Questa obiettività finora non c'è
stata.
La seconda Intifada è una vera e propia
guerra civile. La prima è stata quella
dell'87 combattuta con le pietre, quella di oggi
è combattuta con gli esplosivi, con i kamikaze,
con le mitragliatrici. Qualsiasi altro stato democratico
avrebbe reagito come reagisce Israele oggi in
salvaguardia della vita dei propri cittadini.
Ricordiamoci: i kamikaze non si possono giustificare
come atto di terrorismo. Al limite, potrebbero
essere giustificati quegli atti che colpiscono
i soldati nei Territori Occupati, ma non quelli
nei caffè di Tel Aviv, di Gerusalemme.
Non quelli davanti a un albergo dove si sta festeggiando
la Pasqua, un momento solenne nella storia ebraica.
Questo terrorismo non va mai giustificato. Questo
dovrebbero ricordare le forze politiche che condannano
Sharon oggi.
Vedo una costante enfatizzazione nelle notizie
riguardanti Israele e gli ebrei. Israele ha diritto
di vivere, tutti gli stati arabi nelle loro cartine
geografiche riportano Israele come "Entità
sionista", quindi con un disprezzo enorme.
Questo di cui parli riguarda principalmente Israele.
Tu sei di Roma, vivi a Roma. Come influiscono
questi fatti nella tua vita di tutti i giorni?
Io non mi sento minacciato personalmente, come
successe cinquanta anni fa. Però provo
un disagio forte, che non avevo mai provato. Non
per me stesso: soprattutto per i miei figli. Io
ho due figli piccoli, quando li vedo la sera sono
preoccupato per loro. Un terzo figlio, in questo
momento, vorrei averlo ma allo stesso tempo non
vorrei perchè ho paura per il mio futuro.
Se dovesse succedere qualsiasi cosa, sono pronto
a morire non come quelli, che chiamo miei fratelli,
morti nella Shoah che sono stati mandati al macello
-faccio un ragionamento per assurdo-, ma con le
armi in pugno. Io oggi mi sento solo. Se Israele
- Dio non ascolti le mie parole - verrà
distrutta, nove persone su dieci penserebbero
che "ce la siamo cercata".
L'altro giorno stavo al lavoro, una signora anziana
mi ha detto: "Io ho odiato i tedeschi per
quello che hanno fatto agli ebrei, ma sapesse
quanto odio gli ebrei per quello che stanno facendo
ai palestinesi". Ecco, questa relazione ebrei-nazisti
e palestinesi di oggi-ebrei di ieri è una
cosa abominevole.
I palestinesi devono ringraziare Allah tutti i
giorni: se subissero anche un millesimo di quello
che è stata la Shoah nazista... loro forse
non lo sanno quello che è stato. Dunque,
molta solitudine. Preoccupazione no, perchè
confido nella democrazia Italiana.
La storia è maestra di vita, quindi può
insegnarci a non far accadere quello che è
successo. Magari può succedere qualcosa
in altre forme. Comunque io mi sento solo. Come
comunità ebraica siamo soli perchè
difendiamo Israele. Questo signore qui davanti
a me si chiama Pietro Terracina, ha avuto la famiglia
sterminata nei campi nazisti, è rimasto
solo a 17 anni. Oggi lui è qui con noi
per combattere la disinformazione. Io tutti i
giorni scrivo lettere ai giornali, non ricevo
quasi mai risposta, però qui oggi posso
farmi sentire.
Nel nostro sito ospitiamo molto volentieri una
voce come la tua.
Io il tuo sito non l'ho mai visto, ora che so
che esiste l'andrò a visitare spesso. Esistono
dei siti come www.informazionecorretta.com
che prende gli articoli pubblicati dai quotidiani
italiani e li corregge secondo quello che esiste
davvero. C'è anche www.israele.net,
che è un sito che fa informazione corretta.
Dall'altra parte, vatti a guardare www.radioislam.com,
un sito vergognosamente antisemita, in cui scrivono
anche giornalisti Italiani - quello di "avvenire"
c'è sicuramente -, dove ci sono ancora
i Protocolli dei Savi di Sion, cioè una
carta scritta ai tempi degli Zar, che è
ritornata fuori oggi!
C'è anche il sito dei riservisti dell'esercito
Israeliano che si rifiutano di operare ancora
nei territori Occupati. Che ne pensi di loro?
Io non posso giudicare nè quelli che rifiutano
di combattere, nè quelli che combattono.
Io vivo qui, ho degli amici giù che hanno
lasciato le famiglie per andare a combattere,
e quella è guerra vera. Si spara e si muore
a trenta, venti, dieci, cinquanta anni.
Non giudico queste persone, come non giudico chi
ha lasciato Israele facendo finta di andare in
vacanza.
E' come le lingue straniere: chi vuole imparare
una lingua straniera deve andare sul posto, così
per giudicare una questione come quella israelopalestinese,
o quella della bosnia, o quella cecena bisogna
andare lì.
Dunque, provo il massimo per i riservisti che
hanno rifiutato.
Ho provato pochissime volte la sensazione di morire,
e credimi, non è una sensazione bella.
Ringrazio Dio tutti i giorni per la pace che ho
qui, ma provo pena per i parenti e amici che ho
in Israele.
Il signor Arafat sta riuscendo a fare ciò
che gli eserciti arabi non sono riusciti a fare
in cinquant'anni di storia dello stato di Israele.
Sta distruggendo lo stato ebraico, lo sta divorando
dall'interno come un cancro. Torno a ripetere,
io non sono a favore della politica di Sharon,
io sono per "Due popoli, due stati".
Una premessa importante che avremmo dovuto fare
è che se siamo qui oggi e solo ed esclusivamente
perchè Israele ha sempre vinto le guerre
che è stato costretto a combattere.
Si avvicina un signore: "E non le
ha vinte contro quattro inermi indifesi, ma contro
gli eserciti! Mi sono spiegato?".
Ti dico una frase di un signore molto anziano
che vive in Israele, costretto ad emigrare nel
'38 nell'allora Palestina mandataria a causa delle
leggi razziali: "Ricordiamoci che combattere
per Israele non è la stessa cosa che combattere
per qualsiasi altra nazione." L'Italia, al
pari della Francia, quando sono state occupate
sapevano cosa avrebbero perso. In israele non
c'è alcun dubbio: la prima guerra persa
sarà la distruzione, la seconda Shoah.
E' un destino che nessuna nazione può condividere.
Perchè è così?
Perchè risorge l'odio per l'ebreo. L'odio
antico, l'odio mai sopito.
Nel '38, quando uscirono le leggi razziali, c'erano
persone che neanche sapevano di essere ebree.
Primo Levi, ad esempio, era un ebreo laico, non
celebrava le festività. In quanto ebreo,
però, fu spedito nei campi di sterminio.
Questo è l'odio.
Nei paesi arabi c'è un odio antisemita,
importato dall'Europa, che è qualcosa di
vergognoso.
Ieri sera a Sciuscià Magdi Allam, uno dei
giornalisti più equilibrati insieme a Tahar
Ben Jalloun, ha detto chiaramente una cosa che
doveva far sobbalzare tutti i pacifisti come la
signora Morgantini, Luca Casarini da Gerusalemme
o quel Bettin.. ha detto chiaramente che il Mufti
della Mecca ha affermato "di distruggere
gli ebrei - o come ci chiamano, gli "yahud"
- ovunque essi si trovino". Questo è
gravissimo. E ricordatevi che dopo gli ebrei verranno
i cristiani. Perchè noi siamo i "cugini",
i cattolici sono gli "infedeli".
Interviene ancora il signore di prima:
E' giustificato il comportamento del signor Bin
Laden che promette 100.000 dollari per ogni occidentale
ucciso?
Saddam Hussein ha dato 25.000 dollari a ogni famiglia
palestinese che ha un "martire" come
li chiama lui, i terroristi suicidi. Sharon è
venuto sei mesi dopo l'inizio della seconda Intifada.
Ricordiamoci che Barak aveva offerto quello che
nessun capo di stato israeliano aveva offerto
prima.
Dal '48 al '67 negli stessi territori che oggi
i palestinesi reclamano, compreso il muro del
Pianto che allora era in mano giordana, agli ebrei
era vietato l'accesso. I giordani ci facevano
la pipì sopra al Muro del Pianto, in segno
di disprezzo.
Dopo la guerra dei sei giorni, a Gerusalemme per
prima cosa sono state cosegnate al Mufti le chiavi
della Moschea. C'è il massimo rispetto.
In Israele le tre religioni monoteiste hanno il
massimo rispetto, cosa che non accade in altri
posti. In Israele vivono tre milioni di arabi.
I paesi arabi dal' 48 si sono svuotati. Il signor
Viktor Magiar, consigliere comunale dei DS, è
un rifugiato libico. Lui conosce i pogrom arabi...
Sentendoti dire queste cose, è evidente
che c'è una ferita ancora aperta. Ma non
sei stanco di fare questi discorsi?
Il mio sogno sarebbe quello di gridare con la
bandiera Israeliana dalla cima del colosseo...
mi sento impotente. Ecco perchè scrivo
tanto ai giornali, questa è la mia rabbia.
Io sono stanco del mio silenzio, ma sono anche
stanco di urlare perchè nessuno mi ascolta.
Se potessi queste parole che ho detto a te le
ripeterei dal palco di piazza del Popolo... io
quei ventimila che sono scesi in piazza nell'altra
manifestazione li giustifico, perchè capiscono
quello che leggono. Ecco perchè ritorniamo
al discorso della disinformazione. Oggi, se c'era
un'informazione corretta, invece che essere ventimila
per la Palestina, sarebbero stati ventimila per
"Due popoli, due stati". Ma loro non
vogliono, perchè anche la manifestazione
del 9 marzo non è stata pacifica. Perchè
molti ebrei di Roma - magari gli stessi che in
due giorni, in quarantotto ore sono stati cacciati
via dalla Libia - leggono i titoli dei giornali
arabi, e leggono "Della Palestina vogliamo
tutto" oppure "Israele va distrutto".
Come nel '91, quando Israele non rispondeva agli
Scud: "Pace vera, pace vera, Israele sottoterra"
oppure "No alla guerra, no alla guerra, Israele
sottoterra". Questi erano gli slogan.
Israele e gli ebrei sono bravi, belli e simpatici
solo quando non rispondono: quando alzano la loro
voce per far valere i propri diritti, allora non
va bene.
Israele disattende le risoluzioni dell'ONU? E'
vero.
Peres che è una "colomba", ha
detto: "Israele non sta combattendo una guerra
di prestigio, di facciata, ma per la propria sopravvivenza".
Eppure prima dicevi che non sei particolarmente
d'accordo con Sharon, come molte altre persone
che ho sentito. Ma chi è allora che appoggia
Sharon?
La seconda Intifada è iniziata a settembre
del 2000. Tutti dicono dopo la visita di Sharon
alla spianata delle Moschee, ma questo lo sanno
anche i bambini che è una falsità.
Era già stato preparato tutto a tavolino
quando il signor Arafat, rifiutando gli accordi
di Camp David, ha preferito una guerra contro
gli israeliani - più conveniente dal punto
di vista mediatico - piuttosto che una guerra
civile, col rischio della sua morte stessa, perchè
avrebbe fatto la fine di Sadat.
Ricordiamoci che l'unico capo arabo che è
riuscito a fare la pace con Israele è stato
Sadat, ed è morto per questo. Però
Egitto ha ottenuto la restituzione dei territori
occupati, del Sinai. Nel Sinai c'è una
città, Yamit, in cui abitavano cinquantamila
persone; Israele l'ha smantellata per restituire
tutto all'Egitto. E lì c'erano pozzi di
petrolio, quindi a Israele forse conveniva più
tenere il Sinai che occupare la Cisgiordania.
Israele ha dimostrato che se si vuole la pace,
fa la pace. Ma non può stare in una posizione
di debolezza.
Ti faccio un esempio pratico: si torna ai confini
del '67, Israele si ritira dai territori Occupati,
si smantellano tutte le colonie esistenti: e se
poi continuano a lanciare bombe?
E la vergognosa richiesta di quattro milioni di
profughi nello stato di Israele? Qualcuno dovrebbe
dire ad Arafat: "Bello, te li riprendi a
casa tua". Il mondo è pieno di profughi.
Nel '48 settecentomila ebrei arabi dalla Siria,
dall'Iraq e dall'Egitto sono partiti in quarantott'ore!
Io ho una zia che nel '67 è partita in
tre giorni, e ha lasciato tutto lì...
Mi state raccontando cose che fanno continui
riferimenti al passato. A me sembra che la seconda
guerra mondiale - e voi sembrate darmi la conferma
- abbia lasciato in sospeso troppe questioni,
che non si sia ancora conclusa...
Il problema da porsi oggi forse è: se
tu che sei ebreo hai davanti un palestinese, come
gliela proponi questa benedetta pace, a prescindere
da quello che dice lui?
Il signore anziano: Io gliela tenderei la
mano, per vedere se la vuol fare davvero questa
pace.
Nel '2000 gliel'hanno tesa la mano, il problema
è che quelli hanno tentato di tagliarla.
Mi parli di ferite per le quali ci vorranno
anni perchè siano riemarginate...
Io parlo a titolo personale. Se fossi a capo del
governo farei questo, un'utopia:
- chiamerei i rappresentanti dei coloni e direi:
Cari amici, avete sei mesi per tornare nei confini
del '67. Se volete tornare, bene, altrimenti restate
sotto l'Autorità Palestinese: come ci sono
gli arabi israeliani, ci saranno gli ebrei palestinesi.
- Dopo cinque mesi, chiamo tutti gli ambasciatori
europei e dico: da qui a trenta giorni mi ritiro
da tutti i Territori Occupati, da Gerusalemme.
Il primo sassolino, non la prima bomba: il primo
sassolino che viene tirato, vado in Palestina
e distruggo tutto.
Ma in questo modo non si dà troppa voce
in capitolo al terrorismo?
Beh, questa è la mia soluzione. Se loro
dicono: ""Finchè c'è l'occupazione,
ci sarà il terrorismo", allora io
mi ritiro dentro i confini. A quel punto il terrorismo
non ha più ragione di essere.
Ma in realtà io che faccio questo discorso
sto qui, sono tranquillo. Lì c'è
l'odio vero. Da una parte e sicuramente anche
dall'altra.
Però ricorda che nell'82 Peace Now Israeliana
ha portato in piazza 400.000 persone. In Israele
esiste un movimento pacifista, anche se oggi forse
sono rimasti pochi. Dall'altra parte vedo solo
bandiere israeliane bruciate, messe a far da teppetino,
manifestazione della "jihad" con uomini
imbottiti di tritolo...
Io spero che anche questo che tu dici sia frutto
della massiccia disinformazione di cui tu parlavi.
Non lo so. Visto che navighi in Internet, ti segnalo
www.radioislam.com,
i siti iraniani, tutti quelli libici... poi mi
vieni a dire se i paesi islamici la vogliono fare
la pace con Israele. Ti ricordo ancora che nei
libri di questi paesi non ci sono le cartine di
Israele.
Se tu vieni una volta in sinagoga non sentirai
mai una parola di odio, anche dopo gli attentati
di dicembre in cui morirono quaranta persone,
il rabbino capo Toaff pronunciò dei salmi
di pace.
In confronto al Mufti della Mecca che parla di
sterminio degli ebrei... nelle loro televisioni
ci sono ancora le leggende medievali sulla Pasqua,
secondo le quali il pane azzimo viene fatto col
sangue dei bambini! Non ti parlo di singoli o
piccoli siti internet, ti parlo di informazione
di Stato.
Ricordiamoci Assad, il figlio Bashar, non Afez,
che ha detto quando il Papa visitò la Siria,
che gli ebrei sono deicidi. Addirittura Forattini
ha fatto una vignetta vergognosa, in cui un carrarmato
entra nella mangiatoia e Gesù chiede: "Mica
vorrano farmi fuori un'altra volta?"
Grazie a Giovanni XXIII, che è stato un
Papa eccezionale, nel Concilio Vaticano II del
'66 siamo stati "sdoganati", per dire
una parola che si usa in politica, dall'accusa
di essere deicidi, perfidi giudei.
Ora rivediamo queste cose, ci accusano di dissacrare
i luoghi sacri della cristianità, ma guardate
che i palestinesi che sono nella Chiesa della
Natività sono entrati con la forza.
Addirittura padre Ibrahim, quando parlava l'altro
giorno dalla Chiesa, non diceva "Gli israeliani
ci assediano", ma "gli ebrei ci assediano",
e lo ha ripetuto tre volte. Un padre francescano,
eh?
La prima domanda è proiettata verso il
futuro. Cosa ti aspetti che succederà adesso
per risolvere questa situazione?
Spero che i palestinesi - non voglio fare come
loro, che ci dividono in israeliani buoni e cattivi...
i palestinesi: perchè la pace si deve fare
con tutti, non si può fare una pace a metà
- capiscano che la pace è un qualcosa che
serve a tutte e due i popoli perchè secondo
me non l'hanno capito. Lo dimostra il fatto che
piangono come eroi le persone che mandano a uccidere
altre persone.
E questo non è fare una guerra, è
contro natura, vuol dire non esserci proprio col
cervello. una cosa è fare una guerra, una
cosa è fare una lotta di resistenza. i
palestinesi non fanno una lotta di resistenza.
Questa è una cosa che viene sicuramente
da anime disperate, perchè io non sto dicendo
che la loro situazione sia tranquilla per prendere
decisioni. Ma sicuramente ci dev'essere qualcosa
che fa scattare una moolla nei loro cuori, perchè
non si può pensare di continuare ad uccidersi
per uccidere.
L'opinione pubblica internazionale, i governi,
fanno più danni che altro? Ho l'impressione
che ci siano silenzi colpevoli, oppure spesso
si vanno ad aggiungere parole pericolose, che
allontanano il processo di pace. Che ne pensi?
L'unico modo per aver i titoli per certificarsi
mediatori è quello di essere equilibrati.
Chi parte con pregiudizi e ignoranze non può
avere questi titoli. Mi dispiace dire questo,
perchè questo sbaglio lo sta facendo anche
l'Europa, che avrebbe tutti i titoli democratici
per mediare. Ma non sta mediando, e sappiamo tutti
il perchè: l'Europa è molto dipendente
dal petrolio arabo e anche se di queste cose non
si parla nel tg e negli approfondimenti, sono
cose da cui non si può prescindere per
capire i motivi per cui non si agisce in maniera
forte ed equilibrata.
Hai fiducia nella comunità Internazionale?
Credi al ruolo dell'Onu nella funzione di interlocutore
e mediatore equilibrato?
Sai, se si parte dal presupposto che nel consiglio
di sicurezza dell'Onu siede la Siria, che mi sembra
che quasi tutto l'occidente ha qualificato come
un paese che finanzia e supporta il terorrismo
internazionale, è difficile riconoscere
nell'Onu un interlocutore.
Poi si scende nell'oggi: vedo che il partito di
Rifondazione Comunista oggi parla delle risoluzioni
dell'Onu, le stesse che rifiutava quando si trattava
di dare appoggio all'intervento in Afghanistan.
Noi come cittadini cerchiamo di proporre la
pace a partire dalle nostre vite, che ci sembra
il massimo che possiamo fare. A tutt'oggi, però,
ci sembra che chi decide effettivamente se la
pace si faccia o meno stia fallendo, sia da una
parte che dall'altra. Non ci sembra che la politica
di Arafat sia convincente per garantire una pace
duratura, nè quella di Sharon. Così
come non ci sembra adeguata la posizione di Comunità
Europea e Stati Uniti. Sei d'accordo su questo?
Se sì, ma da chi deve venire questa decisione
di dire "Rimettiamoci al tavolo, come persone
civili", per parlare di come costruire una
pace duratura?
Guarda, quello che tu dici è talmente giusto
e talmente sotto gli occhi di tutti che mi fa
pensare che la pace forse qualcuno non la vuole.
Ora è capire dov'è questa persona
che non vuole la pace. Torno a ripetere, gli interessi
economici fanno la ragione vera per cui non si
arrivi a questa pace. Ma nessuno mai ce lo dirà,
ovviamente. Interessi economici, che diventano
poi interessi politici e purtroppo non vedo luce
all'orizzonte. Purtroppo vedo un gran buio.
Tu vivi a Roma da sempre?
Sono nato a Roma, mia madre si vanta di avere
in famiglia generazioni e generazioni di romani,
mio padre un po' meno, ma comunque...
E questa situazione si riflette nella tua vita
di tutti i giorni?
Guarda, io sono un consigliere della Comunità
Ebraica, ma non sono mai stato chiuso solo all'interno
della Comunità. Conosco tante persone,
mi conoscono come persona, come romano... come
romanista! Io sono stato sempre rispettato da
tutti in quanto persona. Non posso dire di sentire
un'atmosfera strana attorno a me. Sento certamente
qualcosa di antiebraico, ma personalmente no.
Non c'è aria di attentati come è
successo a Marsiglia?
Io spero di no. Certo nessuno ce lo avvertirà
mai prima. A me fa ridere chi dice che sente il
clima da attentato, oppure che sente che non succederà
niente. La storia ci insegna che nessuno avverte
prima... qualcuno che vorrebbe fare qualcosa di
sbagliato c'è sicuramente, però
io mi auguro che questo non succeda.
L'ultima domanda è forse un po' superficiale,
fatta a tremila chilometri di distanza, senza
avere quindi la percezione esatta, sulla mia pelle,
di ciò che avviene oggi in Israele. Se
tu avessi davanti un palestinese cosa gli proporresti,
cosa gli diresti, avresti qualcosa da dirgli?
Guarda, io purtroppo la percezione ce l'ho, perchè
ho una sorella che vive a Nethanya, con quattro
figli. il marito l'ha conosciuto quindici anni
fa all'Hotel Park, quello che è stato fatto
saltare in aria con ventisei morti la settimana
scorsa.
Tu hai detto che questa è una domanda superficiale,
e purtroppo non lo è.
Io ti dò una risposta superficiale, gli
direi: "Facciamo la pace".
Spengo il registratore. Giorgio ha le lacrime
agli occhi, si scusa perchè si è
commosso. Mi racconta delle liti al telefono con
sua sorella che manda i figli a scuola con l'autobus.
"Sei matta? E' troppo pericoloso!" le
dice lui. La risposta è tanto inevitabile,
forse, quanto angosciante: "Che altro dovrei
fare? Dobbiamo continuare a vivere, qui".
Alla fine, il dramma del popolo Israeliano di
oggi forse si trova più in queste ultime
righe che non in pagine e pagine di accuse reciproche,
di accordi falliti e fatti fallire, di carrarmati,
di bombe, di estremismo religioso, di sbagli fatti
da una parte e dall'altra. Chi ha i mezzi per
fermare l'odio lo faccia, da subito: questa può
essere la nostra unica richiesta.
Noi cittadini non possiamo restare indifferenti
e accontentarci di risposte facili, dove l'una
o l'altra parte fa da vittima e gli altri sono
carnefici. Ancora una volta, non si tratta di
appiattire le differenze, non si tratta di dire
sono tutti uguali. Non siamo tutti uguali, c'è
poco da fare.
Ma credo che sia fondamentale che tutte le persone
non direttamente coinvolte nella vita quotidiana
dalla tragedia israelopalestinese e che si occupano
di questa situazione non gettino ulteriore benzina
sul fuoco. In questo hanno una resposabilità
cruciale i giornalisti e tutti coloro che diffondono
le informazioni.
Chi può inizi a ragionare, a confrontarsi
davvero con chi sta "dall'altra parte"
perchè la pace, come dice saggiamente Giorgio,
l'ultima persona intervistata, si deve costruire
con tutti, anche - e forse soprattutto - se l'interlocutore
non ci piace.
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