Interviste dal quartiere ebraico di Roma
Le voci delle persone comuni nel quartiere ebraico di Roma.
articolo e interviste di Enrico Natoli
L'atmosfera è un po' tesa quando arrivo al Portico d'Ottavia, nel cuore del quartiere ebraico di Roma, a due passi dal Campidoglio. C'è un centinaio di persone in strada, qualche bandiera israeliana appesa. Le facce sono serie, le persone sembrano guardare con diffidenza chi - come il sottoscritto - non riconoscono. Mi presento a un paio di persone chiedendo loro un'intervista. Niente da fare. Poi, a forza di chiedere, di provare, qualcuno inizia a parlarmi. Arriva intanto la notizia che i DS, la Margherita e i tre sindacati hanno tolto l'adesione alla marcia di oggi perchè troppo dichiaratamente unilaterale. C'è soddisfazione per questa scelta politica.

Qui sono tante le persone che dichiarano di essere nate politicamente "a sinistra" e che oggi sono difese unicamente dalla destra. "Roba da non crederci", dicono, riservandosi di decidere poi nell'urna elettorale come valutare questa realtà dei fatti.
Non ho trovato una persona che mi abbia detto di appoggiare senza riserve le scelte di Sharon, ma al di là delle valutazioni personali quello che colpisce un semplice cittadino come me è il "senso di accerchiamento" che sembrano provare molte persone.

Rimango a parlare per una decina di minuti con un signore di bell'aspetto, sui quarantacinque anni, il quale quasi si commuove quando mi racconta di Gerusalemme e dell'aria mistica e "diversa" che si respira lì, così come ad Assisi: "Anche se hai una religione diversa, lo sai che è così: che in questi posti esiste qualcosa che non ti sai spiegare...". Eppure, questo signore dice che si è stufato del fatto che Israele è considerato l'unico responsabile di tutte le disgrazie dell'area mediorentale, e che ha una gran voglia di sfogarsi. "Ma insomma, se qualcuno ti aspetta sotto casa tutte le mattine per insultarti, dopo un mese glielo dai una cazzotto, no? Ebbene, io mi sento così".

Tensione un po' ce n'è, anche se si capisce che questi "cazzotti" non voleranno. Si commentano con amarezza ma soprattutto rabbia i volantini che provengono dal corteo "filopalestinese". Il quotidiano Libero (che personalmente non trovo tanto obiettivo e forse non vuole neanche esserlo, ndr) è esposto un po' ovunque. Il titolo pressappoco è: "Israele ci restituisce Agnoletto, purtroppo". Alla faccia dell'appello del Presidente del Consiglio quando diceva che "Bisogna abbassare i toni"... comunque, questa è un'altra storia. Mi auguro che le interviste riportate qui servano a far capire il punto di vista di queste persone.

Un uomo

Siamo qui a presidiare la piazza, gli ebrei di Roma ma non solo, in gradita compagnia delle forze di polizia che gentilmente si sono prestate anche loro in nostra difesa e in difesa del luogo.

Siamo molto, molto soddisfatti del fatto che le compagini sindacali e alcune politiche hanno ritirato l'adesione alla manifestazione di oggi, al corteo esclusivamente filopalestinese, quindi non un corteo pacifista. Il corteo sarà quindi il solito corteo di noglobal, spacifisti, che tendono solamente a colpevolizzare un'unica parte: Israele, come al solito.

A Novembre abbiamo partecipato alla marcia per la pace. Abbiamo lamentato la mancanza di simboli israeliani insieme a quelli palestinesi, in rappresentanza dei due popoli. Cosa si può fare da qui in avanti per avvicinare la popolazione comune?
Una piccola rettifica: mi sembra che a quella manifestazione - a cui non ricordo se abbiamo partecipato o solo assisitito - qualche bandiera israeliana portata da veri pacifisti (i Verdi, i Radicali) ci fosse. La verità è che queste bandiere sono state prese e bruciate dai soliti spacifisti, noglobal. Cosa si può fare... purtroppo gli animi sono surriscaldati per quel che riguarda le compagini in campo e le componenti ebraico-islamiche dell'Europa e anche in Italia. Quello che si può fare è cercare di risvegliare l'opinione pubblica Italiana, riportandola ad una realtà che non è così completamente demonizzabile dalla parte israeliana. Israele non può essere vista come unica responsabile di atti sanguinosi, azioni sanguinarie... è un ritornello che veramente ci ha stancato.

Personalmente sono ebreo, di sinistra, sono sempre stato di sinistra, ho militato da giovane in diversi partiti anche extra-parlamentari. Poi piano piano mi sono reso conto che la sinistra ha fatto una gran fatica. Anche se devo dire che le posizioni di molti DS, come Fassino, Fiano di Milano, come i Viktor Magiar, nostri, di Roma, hanno contribuito al ritiro dell'adesione alla manifestazione di oggi. Le coscienze si devono indirizzare verso la necessità di creare questo stato Palestinese, nel quale Israele abbia la certezza matematica di frontiere sicure.

La popolazione Italiana, come tutti gli Europei, si deve rendere conto di questa forte e stringente necessità degli israeliani e degli ebrei nel mondo, che hanno in Israele l'unico baluardo statuale esistente. Debbono capire il sentimento di paura e di aggressione anche psicologica che evidentemente provoca un atteggiamento di riaggressione.

In questo momento il governo Israeliano rappresenta efficacemente il popolo Israeliano, quello che ha paura di uscire di casa perchè può finire vittima di un attentato?
Beh, per quel che riguarda la risposta militare sicuramente sì. Abbiamo visto in questi giorni che l'adesione alla azione governativa è cresciuta, anche a più del 60-70% che è la cifra riportata dagli ultimi sondaggi.
Israele ha bisogno di sicurezza: se lo devono mettere in testa le cancellerie europee, se lo devono mettere paesi come l'Italia, dove all'interno ci sono troppe spinte all'interno di questo "terzomondismo".
I Palestinesi hanno tutto il diritto di pretendere e di avere uno Stato, questo è certo, ma non sulla pelle dei civili. Il dialogo si fa con le parole e non con le bombe. Oggi la reazione militare israeliana è una risposta alla richiesta di sicurezza dello stato di Israele.

A questo punto si inserisce un uomo che contesta l'eguaglianza tra azione militare e azione terroristica. L'uomo che intervisto risponde così:

- Se usano i kamikaze come arma militare avranno la risposta dall'esercito. Una dinamica di tipo militare è quella di ieri, dove uno sharid, un martire, o chiamatelo come volete si è fatto esplodere in mezzo a un gruppo di soldati israeliani.

- Ma non è un'azione militare, è un'altra cosa. Io non sono d'accordo sulla reazione di tipo militare che ha avuto Israele, con tutto il rispetto per il popolo israeliano. Perchè un atteggiamento di questo tipo provoca un'escalation.

- Amico mio, io le rispondo come ebreo, come qualcuno che vive nei propri geni una storia millenaria di persecuzioni, di rischio di estinzione, dunque sono sicuramente di parte. Però le dico: non posso neanch'io rispondere perchè bisogna andare lì e vivere. Bisogna andare lì con dei figli che non possono uscire. Si ricordi: Israele è un paese democratico, un paese di tipo occidentale, svolge una vita come quella che fa lei. Come si fa a vivere con la paura addosso?

- Amico mio, come mi ha detto lei, sono solidale col popolo israeliano come con tutti i popoli del mondo. Quello che contesto è la risposta israeliana. Secondo me una risposta pacifica al terrorismo avrebbe portata a una non escalation militare.

- No, questo assolutamente no. Questo che lei dice è stato smentito dai fatti. Quando Rabin ha attuato questo tipo di comportamento, Rabin portava avanti la pace sotto le bombe. Questo voi lo dimenticate troppo facilmente. Le bombe sono continuate a scoppiare nonostante dopo Rabin sia venuto Peres, poi Barak, fino ad oggi.

Marco Mieli

Cosa fate oggi? Un presidio, una protesta?

Un presidio no, perchè noi abbiamo piena fiducia nelle forze dell'ordine qui presenti. E' un segno di protesta contro la vergognosa disinformazione che si sta facendo sulla drammatica, tragica situazione mediorentale. E' un grido d'allarme e di dolore contro la disinformazione. Qui nessuno vuole la distruzione e l'umiliazione dei palestinesi.

Tutti siamo d'accordo su "Due popoli, due stati", ma che sia veramente questo. Qui nessuno è contento di ciò che sta facendo Sharon perchè quando muore un palestinese è uguale a quando muore un soldato israeliano.
Quando parliamo di soldati, ricordiamoci che stiamo parlando di ragazzi di 18-20 anni che hanno ancora tutta la vita davanti.

Credendo nella pace come un valore, siamo un po' disperati. Quando c'è Israele di mezzo, da una parte e dall'altra spesso si alzano i toni, si giunge all'esasperazione dei gesti, dei concetti, delle azioni conseguenti. Come si esce da questo schema?
Israele è un paese come tutti gli altri. Non è una riparazione alla shoah, cioè alla distruzione del popolo ebraico. Sono duemila anni, dalla diaspora, che ogni preghiera finisce con la frase "le-shanabà bi-ieruscialaiym" (ringrazio Marina Morpurgo di Diario per avermi inviato la trascrizione esatta, ndr), cioè "L'anno prossimo Gerusalemme". Questo è il nostro motto, chiamiamolo così.

Faccio una breve sintesi del sionismo, che tanti paragonano al razzismo, ma non è così. E' vergognoso che ci sia questa interpretazione. Il sionismo è un movimento di liberazione del popolo ebraico. Dopo l'affare Dreyfuss Teodoro Herzl chiese se era giusto creare uno stato ebraico. Dove, se non in Palestina, visto che gli ebrei da duemila anni rivolgono le loro preghiere a Oriente, verso est, verso il cosiddetto Muro del Pianto, verso l'unico pezzo rimasto del Tempio di Salomone?

Il movimento sionista è nato nel 1900, ben prima dell'avvento di Hitler al potere e della Shoah. Quindi lo stato di Israele non è una riparazione alla Shoah, è un paese come tutti gli altri: ci sono brave persone, ci sono delinquenti, prostitute, i ladri. Ricordiamoci che Israele è l'unica vera democrazia in tutta l'area mediorentale, anche l'Egitto che sembra all'avanguardia coi diritti umani, in realtà è ancora indietro: gli omosessuali, ad esempio, vengono ancora segnalati e arrestati. Nel Parlamento Israeliano ci sono parecchi parlamentari arabi. Il tenore di vita degli arabi in Israele è al di sopra rispetto a quello che hanno negli altri stati. Quando si parla di Israele, quindi, chiediamo di parlarne in modo obiettivo. Questa obiettività finora non c'è stata.

La seconda Intifada è una vera e propia guerra civile. La prima è stata quella dell'87 combattuta con le pietre, quella di oggi è combattuta con gli esplosivi, con i kamikaze, con le mitragliatrici. Qualsiasi altro stato democratico avrebbe reagito come reagisce Israele oggi in salvaguardia della vita dei propri cittadini. Ricordiamoci: i kamikaze non si possono giustificare come atto di terrorismo. Al limite, potrebbero essere giustificati quegli atti che colpiscono i soldati nei Territori Occupati, ma non quelli nei caffè di Tel Aviv, di Gerusalemme. Non quelli davanti a un albergo dove si sta festeggiando la Pasqua, un momento solenne nella storia ebraica.

Questo terrorismo non va mai giustificato. Questo dovrebbero ricordare le forze politiche che condannano Sharon oggi.
Vedo una costante enfatizzazione nelle notizie riguardanti Israele e gli ebrei. Israele ha diritto di vivere, tutti gli stati arabi nelle loro cartine geografiche riportano Israele come "Entità sionista", quindi con un disprezzo enorme.

Questo di cui parli riguarda principalmente Israele. Tu sei di Roma, vivi a Roma. Come influiscono questi fatti nella tua vita di tutti i giorni?

Io non mi sento minacciato personalmente, come successe cinquanta anni fa. Però provo un disagio forte, che non avevo mai provato. Non per me stesso: soprattutto per i miei figli. Io ho due figli piccoli, quando li vedo la sera sono preoccupato per loro. Un terzo figlio, in questo momento, vorrei averlo ma allo stesso tempo non vorrei perchè ho paura per il mio futuro.

Se dovesse succedere qualsiasi cosa, sono pronto a morire non come quelli, che chiamo miei fratelli, morti nella Shoah che sono stati mandati al macello -faccio un ragionamento per assurdo-, ma con le armi in pugno. Io oggi mi sento solo. Se Israele - Dio non ascolti le mie parole - verrà distrutta, nove persone su dieci penserebbero che "ce la siamo cercata".

L'altro giorno stavo al lavoro, una signora anziana mi ha detto: "Io ho odiato i tedeschi per quello che hanno fatto agli ebrei, ma sapesse quanto odio gli ebrei per quello che stanno facendo ai palestinesi". Ecco, questa relazione ebrei-nazisti e palestinesi di oggi-ebrei di ieri è una cosa abominevole.

I palestinesi devono ringraziare Allah tutti i giorni: se subissero anche un millesimo di quello che è stata la Shoah nazista... loro forse non lo sanno quello che è stato. Dunque, molta solitudine. Preoccupazione no, perchè confido nella democrazia Italiana.

La storia è maestra di vita, quindi può insegnarci a non far accadere quello che è successo. Magari può succedere qualcosa in altre forme. Comunque io mi sento solo. Come comunità ebraica siamo soli perchè difendiamo Israele. Questo signore qui davanti a me si chiama Pietro Terracina, ha avuto la famiglia sterminata nei campi nazisti, è rimasto solo a 17 anni. Oggi lui è qui con noi per combattere la disinformazione. Io tutti i giorni scrivo lettere ai giornali, non ricevo quasi mai risposta, però qui oggi posso farmi sentire.

Nel nostro sito ospitiamo molto volentieri una voce come la tua.

Io il tuo sito non l'ho mai visto, ora che so che esiste l'andrò a visitare spesso. Esistono dei siti come www.informazionecorretta.com che prende gli articoli pubblicati dai quotidiani italiani e li corregge secondo quello che esiste davvero. C'è anche www.israele.net, che è un sito che fa informazione corretta.
Dall'altra parte, vatti a guardare www.radioislam.com, un sito vergognosamente antisemita, in cui scrivono anche giornalisti Italiani - quello di "avvenire" c'è sicuramente -, dove ci sono ancora i Protocolli dei Savi di Sion, cioè una carta scritta ai tempi degli Zar, che è ritornata fuori oggi!

C'è anche il sito dei riservisti dell'esercito Israeliano che si rifiutano di operare ancora nei territori Occupati. Che ne pensi di loro?

Io non posso giudicare nè quelli che rifiutano di combattere, nè quelli che combattono. Io vivo qui, ho degli amici giù che hanno lasciato le famiglie per andare a combattere, e quella è guerra vera. Si spara e si muore a trenta, venti, dieci, cinquanta anni.
Non giudico queste persone, come non giudico chi ha lasciato Israele facendo finta di andare in vacanza.
E' come le lingue straniere: chi vuole imparare una lingua straniera deve andare sul posto, così per giudicare una questione come quella israelopalestinese, o quella della bosnia, o quella cecena bisogna andare lì.
Dunque, provo il massimo per i riservisti che hanno rifiutato.
Ho provato pochissime volte la sensazione di morire, e credimi, non è una sensazione bella. Ringrazio Dio tutti i giorni per la pace che ho qui, ma provo pena per i parenti e amici che ho in Israele.

Il signor Arafat sta riuscendo a fare ciò che gli eserciti arabi non sono riusciti a fare in cinquant'anni di storia dello stato di Israele. Sta distruggendo lo stato ebraico, lo sta divorando dall'interno come un cancro. Torno a ripetere, io non sono a favore della politica di Sharon, io sono per "Due popoli, due stati".

Una premessa importante che avremmo dovuto fare è che se siamo qui oggi e solo ed esclusivamente perchè Israele ha sempre vinto le guerre che è stato costretto a combattere.

Si avvicina un signore: "E non le ha vinte contro quattro inermi indifesi, ma contro gli eserciti! Mi sono spiegato?".

Ti dico una frase di un signore molto anziano che vive in Israele, costretto ad emigrare nel '38 nell'allora Palestina mandataria a causa delle leggi razziali: "Ricordiamoci che combattere per Israele non è la stessa cosa che combattere per qualsiasi altra nazione." L'Italia, al pari della Francia, quando sono state occupate sapevano cosa avrebbero perso. In israele non c'è alcun dubbio: la prima guerra persa sarà la distruzione, la seconda Shoah. E' un destino che nessuna nazione può condividere.

Perchè è così?

Perchè risorge l'odio per l'ebreo. L'odio antico, l'odio mai sopito.
Nel '38, quando uscirono le leggi razziali, c'erano persone che neanche sapevano di essere ebree. Primo Levi, ad esempio, era un ebreo laico, non celebrava le festività. In quanto ebreo, però, fu spedito nei campi di sterminio. Questo è l'odio.
Nei paesi arabi c'è un odio antisemita, importato dall'Europa, che è qualcosa di vergognoso.
Ieri sera a Sciuscià Magdi Allam, uno dei giornalisti più equilibrati insieme a Tahar Ben Jalloun, ha detto chiaramente una cosa che doveva far sobbalzare tutti i pacifisti come la signora Morgantini, Luca Casarini da Gerusalemme o quel Bettin.. ha detto chiaramente che il Mufti della Mecca ha affermato "di distruggere gli ebrei - o come ci chiamano, gli "yahud" - ovunque essi si trovino". Questo è gravissimo. E ricordatevi che dopo gli ebrei verranno i cristiani. Perchè noi siamo i "cugini", i cattolici sono gli "infedeli".

Interviene ancora il signore di prima
:
E' giustificato il comportamento del signor Bin Laden che promette 100.000 dollari per ogni occidentale ucciso?

Saddam Hussein ha dato 25.000 dollari a ogni famiglia palestinese che ha un "martire" come li chiama lui, i terroristi suicidi. Sharon è venuto sei mesi dopo l'inizio della seconda Intifada. Ricordiamoci che Barak aveva offerto quello che nessun capo di stato israeliano aveva offerto prima.
Dal '48 al '67 negli stessi territori che oggi i palestinesi reclamano, compreso il muro del Pianto che allora era in mano giordana, agli ebrei era vietato l'accesso. I giordani ci facevano la pipì sopra al Muro del Pianto, in segno di disprezzo.
Dopo la guerra dei sei giorni, a Gerusalemme per prima cosa sono state cosegnate al Mufti le chiavi della Moschea. C'è il massimo rispetto.
In Israele le tre religioni monoteiste hanno il massimo rispetto, cosa che non accade in altri posti. In Israele vivono tre milioni di arabi. I paesi arabi dal' 48 si sono svuotati. Il signor Viktor Magiar, consigliere comunale dei DS, è un rifugiato libico. Lui conosce i pogrom arabi...

Sentendoti dire queste cose, è evidente che c'è una ferita ancora aperta. Ma non sei stanco di fare questi discorsi?
Il mio sogno sarebbe quello di gridare con la bandiera Israeliana dalla cima del colosseo... mi sento impotente. Ecco perchè scrivo tanto ai giornali, questa è la mia rabbia. Io sono stanco del mio silenzio, ma sono anche stanco di urlare perchè nessuno mi ascolta. Se potessi queste parole che ho detto a te le ripeterei dal palco di piazza del Popolo... io quei ventimila che sono scesi in piazza nell'altra manifestazione li giustifico, perchè capiscono quello che leggono. Ecco perchè ritorniamo al discorso della disinformazione. Oggi, se c'era un'informazione corretta, invece che essere ventimila per la Palestina, sarebbero stati ventimila per "Due popoli, due stati". Ma loro non vogliono, perchè anche la manifestazione del 9 marzo non è stata pacifica. Perchè molti ebrei di Roma - magari gli stessi che in due giorni, in quarantotto ore sono stati cacciati via dalla Libia - leggono i titoli dei giornali arabi, e leggono "Della Palestina vogliamo tutto" oppure "Israele va distrutto".

Come nel '91, quando Israele non rispondeva agli Scud: "Pace vera, pace vera, Israele sottoterra" oppure "No alla guerra, no alla guerra, Israele sottoterra". Questi erano gli slogan.

Israele e gli ebrei sono bravi, belli e simpatici solo quando non rispondono: quando alzano la loro voce per far valere i propri diritti, allora non va bene.
Israele disattende le risoluzioni dell'ONU? E' vero.
Peres che è una "colomba", ha detto: "Israele non sta combattendo una guerra di prestigio, di facciata, ma per la propria sopravvivenza".

Eppure prima dicevi che non sei particolarmente d'accordo con Sharon, come molte altre persone che ho sentito. Ma chi è allora che appoggia Sharon?
La seconda Intifada è iniziata a settembre del 2000. Tutti dicono dopo la visita di Sharon alla spianata delle Moschee, ma questo lo sanno anche i bambini che è una falsità. Era già stato preparato tutto a tavolino quando il signor Arafat, rifiutando gli accordi di Camp David, ha preferito una guerra contro gli israeliani - più conveniente dal punto di vista mediatico - piuttosto che una guerra civile, col rischio della sua morte stessa, perchè avrebbe fatto la fine di Sadat.

Ricordiamoci che l'unico capo arabo che è riuscito a fare la pace con Israele è stato Sadat, ed è morto per questo. Però Egitto ha ottenuto la restituzione dei territori occupati, del Sinai. Nel Sinai c'è una città, Yamit, in cui abitavano cinquantamila persone; Israele l'ha smantellata per restituire tutto all'Egitto. E lì c'erano pozzi di petrolio, quindi a Israele forse conveniva più tenere il Sinai che occupare la Cisgiordania. Israele ha dimostrato che se si vuole la pace, fa la pace. Ma non può stare in una posizione di debolezza.

Ti faccio un esempio pratico: si torna ai confini del '67, Israele si ritira dai territori Occupati, si smantellano tutte le colonie esistenti: e se poi continuano a lanciare bombe?

E la vergognosa richiesta di quattro milioni di profughi nello stato di Israele? Qualcuno dovrebbe dire ad Arafat: "Bello, te li riprendi a casa tua". Il mondo è pieno di profughi.

Nel '48 settecentomila ebrei arabi dalla Siria, dall'Iraq e dall'Egitto sono partiti in quarantott'ore! Io ho una zia che nel '67 è partita in tre giorni, e ha lasciato tutto lì...

Mi state raccontando cose che fanno continui riferimenti al passato. A me sembra che la seconda guerra mondiale - e voi sembrate darmi la conferma - abbia lasciato in sospeso troppe questioni, che non si sia ancora conclusa...
Il problema da porsi oggi forse è: se tu che sei ebreo hai davanti un palestinese, come gliela proponi questa benedetta pace, a prescindere da quello che dice lui?

Il signore anziano
: Io gliela tenderei la mano, per vedere se la vuol fare davvero questa pace.

Nel '2000 gliel'hanno tesa la mano, il problema è che quelli hanno tentato di tagliarla.

Mi parli di ferite per le quali ci vorranno anni perchè siano riemarginate...
Io parlo a titolo personale. Se fossi a capo del governo farei questo, un'utopia:
- chiamerei i rappresentanti dei coloni e direi: Cari amici, avete sei mesi per tornare nei confini del '67. Se volete tornare, bene, altrimenti restate sotto l'Autorità Palestinese: come ci sono gli arabi israeliani, ci saranno gli ebrei palestinesi.
- Dopo cinque mesi, chiamo tutti gli ambasciatori europei e dico: da qui a trenta giorni mi ritiro da tutti i Territori Occupati, da Gerusalemme. Il primo sassolino, non la prima bomba: il primo sassolino che viene tirato, vado in Palestina e distruggo tutto.

Ma in questo modo non si dà troppa voce in capitolo al terrorismo?

Beh, questa è la mia soluzione. Se loro dicono: ""Finchè c'è l'occupazione, ci sarà il terrorismo", allora io mi ritiro dentro i confini. A quel punto il terrorismo non ha più ragione di essere.

Ma in realtà io che faccio questo discorso sto qui, sono tranquillo. Lì c'è l'odio vero. Da una parte e sicuramente anche dall'altra.

Però ricorda che nell'82 Peace Now Israeliana ha portato in piazza 400.000 persone. In Israele esiste un movimento pacifista, anche se oggi forse sono rimasti pochi. Dall'altra parte vedo solo bandiere israeliane bruciate, messe a far da teppetino, manifestazione della "jihad" con uomini imbottiti di tritolo...

Io spero che anche questo che tu dici sia frutto della massiccia disinformazione di cui tu parlavi.
Non lo so. Visto che navighi in Internet, ti segnalo www.radioislam.com, i siti iraniani, tutti quelli libici... poi mi vieni a dire se i paesi islamici la vogliono fare la pace con Israele. Ti ricordo ancora che nei libri di questi paesi non ci sono le cartine di Israele.
Se tu vieni una volta in sinagoga non sentirai mai una parola di odio, anche dopo gli attentati di dicembre in cui morirono quaranta persone, il rabbino capo Toaff pronunciò dei salmi di pace.
In confronto al Mufti della Mecca che parla di sterminio degli ebrei... nelle loro televisioni ci sono ancora le leggende medievali sulla Pasqua, secondo le quali il pane azzimo viene fatto col sangue dei bambini! Non ti parlo di singoli o piccoli siti internet, ti parlo di informazione di Stato.

Ricordiamoci Assad, il figlio Bashar, non Afez, che ha detto quando il Papa visitò la Siria, che gli ebrei sono deicidi. Addirittura Forattini ha fatto una vignetta vergognosa, in cui un carrarmato entra nella mangiatoia e Gesù chiede: "Mica vorrano farmi fuori un'altra volta?"

Grazie a Giovanni XXIII, che è stato un Papa eccezionale, nel Concilio Vaticano II del '66 siamo stati "sdoganati", per dire una parola che si usa in politica, dall'accusa di essere deicidi, perfidi giudei.
Ora rivediamo queste cose, ci accusano di dissacrare i luoghi sacri della cristianità, ma guardate che i palestinesi che sono nella Chiesa della Natività sono entrati con la forza.

Addirittura padre Ibrahim, quando parlava l'altro giorno dalla Chiesa, non diceva "Gli israeliani ci assediano", ma "gli ebrei ci assediano", e lo ha ripetuto tre volte. Un padre francescano, eh?

Giorgio Heller, 35 anni

La prima domanda è proiettata verso il futuro. Cosa ti aspetti che succederà adesso per risolvere questa situazione?

Spero che i palestinesi - non voglio fare come loro, che ci dividono in israeliani buoni e cattivi... i palestinesi: perchè la pace si deve fare con tutti, non si può fare una pace a metà - capiscano che la pace è un qualcosa che serve a tutte e due i popoli perchè secondo me non l'hanno capito. Lo dimostra il fatto che piangono come eroi le persone che mandano a uccidere altre persone.
E questo non è fare una guerra, è contro natura, vuol dire non esserci proprio col cervello. una cosa è fare una guerra, una cosa è fare una lotta di resistenza. i palestinesi non fanno una lotta di resistenza. Questa è una cosa che viene sicuramente da anime disperate, perchè io non sto dicendo che la loro situazione sia tranquilla per prendere decisioni. Ma sicuramente ci dev'essere qualcosa che fa scattare una moolla nei loro cuori, perchè non si può pensare di continuare ad uccidersi per uccidere.

L'opinione pubblica internazionale, i governi, fanno più danni che altro? Ho l'impressione che ci siano silenzi colpevoli, oppure spesso si vanno ad aggiungere parole pericolose, che allontanano il processo di pace. Che ne pensi?
L'unico modo per aver i titoli per certificarsi mediatori è quello di essere equilibrati. Chi parte con pregiudizi e ignoranze non può avere questi titoli. Mi dispiace dire questo, perchè questo sbaglio lo sta facendo anche l'Europa, che avrebbe tutti i titoli democratici per mediare. Ma non sta mediando, e sappiamo tutti il perchè: l'Europa è molto dipendente dal petrolio arabo e anche se di queste cose non si parla nel tg e negli approfondimenti, sono cose da cui non si può prescindere per capire i motivi per cui non si agisce in maniera forte ed equilibrata.

Hai fiducia nella comunità Internazionale? Credi al ruolo dell'Onu nella funzione di interlocutore e mediatore equilibrato?
Sai, se si parte dal presupposto che nel consiglio di sicurezza dell'Onu siede la Siria, che mi sembra che quasi tutto l'occidente ha qualificato come un paese che finanzia e supporta il terorrismo internazionale, è difficile riconoscere nell'Onu un interlocutore.
Poi si scende nell'oggi: vedo che il partito di Rifondazione Comunista oggi parla delle risoluzioni dell'Onu, le stesse che rifiutava quando si trattava di dare appoggio all'intervento in Afghanistan.

Noi come cittadini cerchiamo di proporre la pace a partire dalle nostre vite, che ci sembra il massimo che possiamo fare. A tutt'oggi, però, ci sembra che chi decide effettivamente se la pace si faccia o meno stia fallendo, sia da una parte che dall'altra. Non ci sembra che la politica di Arafat sia convincente per garantire una pace duratura, nè quella di Sharon. Così come non ci sembra adeguata la posizione di Comunità Europea e Stati Uniti. Sei d'accordo su questo? Se sì, ma da chi deve venire questa decisione di dire "Rimettiamoci al tavolo, come persone civili", per parlare di come costruire una pace duratura?
Guarda, quello che tu dici è talmente giusto e talmente sotto gli occhi di tutti che mi fa pensare che la pace forse qualcuno non la vuole. Ora è capire dov'è questa persona che non vuole la pace. Torno a ripetere, gli interessi economici fanno la ragione vera per cui non si arrivi a questa pace. Ma nessuno mai ce lo dirà, ovviamente. Interessi economici, che diventano poi interessi politici e purtroppo non vedo luce all'orizzonte. Purtroppo vedo un gran buio.

Tu vivi a Roma da sempre?

Sono nato a Roma, mia madre si vanta di avere in famiglia generazioni e generazioni di romani, mio padre un po' meno, ma comunque...

E questa situazione si riflette nella tua vita di tutti i giorni?

Guarda, io sono un consigliere della Comunità Ebraica, ma non sono mai stato chiuso solo all'interno della Comunità. Conosco tante persone, mi conoscono come persona, come romano... come romanista! Io sono stato sempre rispettato da tutti in quanto persona. Non posso dire di sentire un'atmosfera strana attorno a me. Sento certamente qualcosa di antiebraico, ma personalmente no.

Non c'è aria di attentati come è successo a Marsiglia?

Io spero di no. Certo nessuno ce lo avvertirà mai prima. A me fa ridere chi dice che sente il clima da attentato, oppure che sente che non succederà niente. La storia ci insegna che nessuno avverte prima... qualcuno che vorrebbe fare qualcosa di sbagliato c'è sicuramente, però io mi auguro che questo non succeda.

L'ultima domanda è forse un po' superficiale, fatta a tremila chilometri di distanza, senza avere quindi la percezione esatta, sulla mia pelle, di ciò che avviene oggi in Israele. Se tu avessi davanti un palestinese cosa gli proporresti, cosa gli diresti, avresti qualcosa da dirgli?

Guarda, io purtroppo la percezione ce l'ho, perchè ho una sorella che vive a Nethanya, con quattro figli. il marito l'ha conosciuto quindici anni fa all'Hotel Park, quello che è stato fatto saltare in aria con ventisei morti la settimana scorsa.
Tu hai detto che questa è una domanda superficiale, e purtroppo non lo è.
Io ti dò una risposta superficiale, gli direi: "Facciamo la pace".

Spengo il registratore. Giorgio ha le lacrime agli occhi, si scusa perchè si è commosso. Mi racconta delle liti al telefono con sua sorella che manda i figli a scuola con l'autobus. "Sei matta? E' troppo pericoloso!" le dice lui. La risposta è tanto inevitabile, forse, quanto angosciante: "Che altro dovrei fare? Dobbiamo continuare a vivere, qui".

Alla fine, il dramma del popolo Israeliano di oggi forse si trova più in queste ultime righe che non in pagine e pagine di accuse reciproche, di accordi falliti e fatti fallire, di carrarmati, di bombe, di estremismo religioso, di sbagli fatti da una parte e dall'altra. Chi ha i mezzi per fermare l'odio lo faccia, da subito: questa può essere la nostra unica richiesta.

Noi cittadini non possiamo restare indifferenti e accontentarci di risposte facili, dove l'una o l'altra parte fa da vittima e gli altri sono carnefici. Ancora una volta, non si tratta di appiattire le differenze, non si tratta di dire sono tutti uguali. Non siamo tutti uguali, c'è poco da fare.

Ma credo che sia fondamentale che tutte le persone non direttamente coinvolte nella vita quotidiana dalla tragedia israelopalestinese e che si occupano di questa situazione non gettino ulteriore benzina sul fuoco. In questo hanno una resposabilità cruciale i giornalisti e tutti coloro che diffondono le informazioni.

Chi può inizi a ragionare, a confrontarsi davvero con chi sta "dall'altra parte" perchè la pace, come dice saggiamente Giorgio, l'ultima persona intervistata, si deve costruire con tutti, anche - e forse soprattutto - se l'interlocutore non ci piace.
 
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