Israele day
15 aprile 2002
Ventimila persone si stringono attonro alla Comunità Ebraica di Roma per manifestare il diritto dello stato di Israele a esistere.
interviste di Enrico Natoli
Stefano, 24 anni

Come racconteresti questa manifestazione a chi non è qui oggi? Che significato ha?
Stare qui oggi significa dare il proprio sostegno affinchè Israele viva, perchè non sia più minacciato da dei terroristi che non vogliono la pace, ma la distruzione dello Stato di Israele, al contrario di quanto vogliamo noi.
Noi vogliamo che ci siano due popoli in due stati, nella costituzione di Israele non c'è scritto che affinchè Israele viva non ci debba essere lo stato palestinese, cosa che invece purtroppo non si vede da parte palestinese. Non c'è stata ancora una vera condanna del terrorismo da parte di chi poteva farlo, da parte di chi aveva il potere di muovere le masse. Noi siamo qui oggi perchè vogliamo che Israele viva, ma vogliamo che viva in pace, sennò non è vivere, se ogni volta che uno esce di casa non sa se ci tornerà per colpa non sua.

Dici che non c'è stata una condanna ferma del terrorismo da parte palestinese. Quindi le dichiarazioni di Arafat di ieri non vi bastano?

Non è che non ci bastano, è che non gli è stato dato quell'eco necessario per far sì che fermino il terrorismo. Ad esempio, non son state riportate da Al Jazira, che viene seguita dalle persone che vivono lì nel mondo arabo.

Da cittadino italiano credo di poter dire che molti aspetti di questa vicenda non sono comprensibili se non vivendo lì. Forse si può dire che oggi non ci sono le condizioni per creare due popoli in due stati?

Non è una cosa che può nascere da un giorno all'altro, però comunque è l'obiettivo che tutti si devono porre perchè è l'unico per vivere in pace. Non esisterà mai una pace senza una divisione giusta, come era stata proposta da Barak e che i palestinesi hanno rifiutato. Era una soluzione in cui Israele faceva grossi sacrifici, cioè restituiva il 93% dei territori, è normale che sia difficile porre il rientro di milioni e milioni di profughi quando comunque Israele ha già una popolazione che è di poco superiore alla città di Roma. Sarebbe poco attuabile.

Chi credi che possa sedersi oggi a un tavolo, per parlare di nuovo di pace?

Non lo so, credo che comunque Israele ha sempre avuto rapporti privilegiati con l'Egitto, quindi con la mediazione egiziana e americana si può parlare. PIù questo che la mediazione della Comunità Europea, perchè comunque la Comunità Europea non ha mostrato grande interesse per questa situazione, ha solo cercato di andare nel verso dell'opinione pubblica e non prendere una posizione netta a favore della pace e a favore di Israele per garantirgli comunque il diritto di sopravvivenza.

Un uomo e una donna

"Israele deve vivere" è uno slogan che indica una percezione di pericolo riguardo alla propria esistenza. Come spiegarlo alle persone che non credono che sia così?
Lui: Sono i fatti che lo spiegano. D'altra parte il popolo ebraico ha già sofferto abbastanza dopo lo sterminio. Al di là di quello che può essere l'atteggiamento del governo israeliano oggi, che è niente di fronte alla violenza degli attentati suicidi. Questo secondo me è il primo messaggio.
In secondo luogo, si vuole minare l'esistenza di un paese e di un popolo, quindi almeno bisognas mandare un messaggio. Noi siamo qui ben tranquilli, in un paese che fino a oggi si ritiene in pace e democratico e per noi è anche facile. Mettersi nei panni di quella gente credo che sia terribile.

Oggi non ci sembra che l'ipotesi "Due popoli in due stati", sia realmente praticabile.
Lui: non lo so, non sono in grado di rispondere a questa domanda, non sono abbastanza informato. Penso che sia la soluzione a cui si debba tendere perchè entrambi i popoli hanno il diritto di esistere in pace. Il problema evidentemente è enorme.
Lei: ci vuole la volontà, da parte di entrambi.

Esiste questa volontà oggi?

Lei: in questo momento sembrerebbe proprio di no. Comunque, senza voler essere di parte, l'occasione i palestinesi l'hanno avuta. Averla rifiutata in quel momento ha reso le cose molto difficili oggi.

Da cittadini europei cosa possiamo fare?

Lei: non so, la testimonianza di oggi è già qualcosa.
Lui: Testimoniare, far sentire la nostra presenza, anche perchè in genere le persone di buon senso non scendono in piazza. Invece in questo caso bisogna farlo.

Mauro, 39 anni

Il significato di questa giornata?

Guarda, io sono sempre stato al fianco dei palestinesi e ho sempre appoggiato Arafat, però credo che in questo momento, soprattutto per l'appello di Gad Lerner, che è una persona che io rispetto e stimo
Bisogna stringersi intorno a Israele perché – purtroppo o per fortuna, non so – è uno dei baluardi che combattono il terrorismo nel mondo.
(a questo punto si fa avanti Mario Mieli, una delle persone che avevo intervistato qui una settimana fa. Mi stringe la mano e mi dice: “Bravo, continua così”. Si riferisce al fatto che la sua intervista è andata sulle pagine di Cuntrastamu senza venire distorta, cosa che dovrebbe essere la normalità, penso io, ndr).
Credo che bisogna spezzare questa spirale d’odio. Io mi trovo un po’ in contraddizione perché comunque Sharon è l’esecutore delle stragi di Sabra e Chatila (due campi profughi nel Libano, dove nel 1982 l’esercito israeliano, diretto tra gli altri da Ariel Sharon, uccise circa duemila persone, tra cui la maggior parte civili, ndr). E’ la persona meno adatta secondo me per portare avanti il processo di pace. Però anche qui io mi interrogo perché tutti gli intellettuali di sinistra in Israele che si sono schierati per questo intervento, per cui visto che non sono un folle né un pazzo mi interrogo anch’io.

Se ci fosse una manifestazione per la Palestina andrei anche là, perché comunque se non si raggiunge una pace… là si stanno massacrando. Comunque, sembra una stupidaggine, però anche l’idea che ci sia uno stato nel medioriente che permetta alla sua cantante più famosa di essere transessuale…nei paesi arabi questo non sarebbe possibile. I gay anche sono accettati. E’ chiaro che io combatto contro tutti gli estremismi, siano essi la jihad islamica o l’estremismo religioso israeliano. Io sono cristiano, comunque.

E’ evidente che ci sia un ritorno dell’antisemitismo: bisogna discernere tra popolo e governo. Come se a me dicessero che io sono un “mangiaspaghetti mafioso” solamente perchè abbiamo Berlusconi al governo. Non voglio essere così, per questo ho voluto essere presente, è nel mio spirito liberale.

“Due popoli in due stati”. Oggi per me questa soluzione non sembra ancora possibile. Che ne pensi?

Sempre perché sono una persona profondamente laica, il mio sogno sarebbe quello per cui ci sia un unico stato israelo-palestinese in cui tutti hanno gli stessi diritti, gli stessi doveri, gli stessi obblighi, i matrimoni tra palestinesi e israeliani… oggi purtroppo c’è un odio stratificato. Da una parte è vero che c’è il terrorismo, che Arafat non ha condannato fino ad oggi, dall’altra ci sono i carrarmati israeliani, per cui il problema è questo. L’idea delle nazioni, dei confini mi sta stretta.

Alex, 29 anni

Il messaggio di questo evento?

Vorrei che tutto il mondo politico e sociale capisse che nonostante tutte le diffamazioni che hanno fatto contro il nostro popolo e la nostra nazione siamo ancora civili e manifestiamo civilmente per l’esistenza e la sopravvivenza dello stato di Israele.

Mi stupisce il senso di accerchiamento che continuano a provare gli ebrei nel mondo. Mi spieghi com’è?
E’ una sensazione difficile da spiegare, ci sono alcuni popoli che hanno soprattutto combattuto per la propria esistenza. Questo succede perché ovunque ci sono attacchi terroristici, basti vedere la Francia o il Belgio o qualche altro paese europeo e far capire che comunque siamo isolati, per questo noi siamo così uniti.

“Due popoli in due stati” oggi non mi sembra possibile questa ipotesi.

Vorrei aggiungere alla tua affermazione che è vero, ci sono anche delle risoluzioni dell’Onu che dicono questo, però purtroppo pare che il popolo palestinese – se così si può definire, perché non si può chiamare popolo un gruppo di persone che incita alla violenza contro un altro popolo … (si interrompe, ndr). L’unica soluzione oggi è quella della pace con eventualmente l’intervento dell’Onu, che venga a vigilare, cosa che purtroppo non è riuscita fare nel Libano. Dare la possibilità dunque a questi palestinesi di stare con la loro gente, di fare le loro autodittature senza le elezioni. Noi abbiamo bisogno di esporci al mondo con un’immagine differente.

Un uomo e una donna

Potete spiegare il significato di questo evento a chi non c’è?

Lui: Vorrei ribadire il fatto che questa è una manifestazione per Israele, ma non è contro i palestinesi. Anche perché i mass media nell’ultimo periodo hanno dato un’informazione molto spesso unilaterale e allora forse s’è sentito il bisogno di dire che l’informazione era troppo parziale.

Lei: Io credo che la gente abbia anche capito che quello che succede in Israele veramente sta mettendo in pericolo lo stato di Israele e anche l’esistenza e la vita degli ebrei nella diaspora. Questo ha creato nelle persone un sussulto di coscienza, l’idea di dire “Facciamo qualche cosa per dimostrare che non vogliamo questo”.

“Due popoli in due stati” non sembra una soluzione praticabile oggi. Chi può sedersi al tavolo oggi per fare la pace?

Lui: Questa politica di attentati, ritorsioni e così via sta estremizzando la situazione. Io sono molto pessimista.
Lei: Si era arrivati un anno e mezzo fa a un passo dalla pace da “Due popoli, due stati”. Indubbiamente adesso c’è chi ancora crede in questa possibilità, forse anche con l’intervento di forze esterne che spingano in questa direzione, e c’è chi invece è più pessimista. Certo,bisogna sempre sperare.

Noi come cittadini cosa possiamo fare per contribuire alla pace?

Lui: Cercare di trovare una posizione che non sia unilaterale tra le due parti, cercare di mediare tra le due posizioni.
Lei: Credo anch’io che la posizione sia quella, soprattutto è importante che i mezzi di comunicazione diano un’informazione equilibrata.

Un ragazzo, una ragazza e una signora reduce dai campi di sterminio nazisti

Come raccontate questa serata a chi non c’è?

Lui: E’ una bellissima serata, dove per la prima volta ho visto tantissime bandiere d’Israele come mai prima nella mia vita. E’ un segno di solidarietà perché c’erano tanti ebrei ma anche tanti che non lo sono, che la pensano come noi. Non è una manifestazione contro qualcuno, per diffamare niente e nessuno. Semplicemente per ricordare che esiste Israele dall’altra parte e che è una condizione difficile per tutti quanti.

Lei: … malgrado qualcuno cancelli Israele da alcune cartine, non facendo nomi, e quindi pensi che questo stato non c’è. Israele invece esiste e rimarrà lì per sempre.

La signora: Israele deve vivere, assolutamente (lo ripete due volte, ndr).

Forse quello che non si coglie anche nelle persone in buona fede è questo senso di pericolo che avvertono gli ebrei.
La signora: Io ho passato l’Olocausto e so che vuol dire non avere una sicurezza alle spalle. Lo stato di Israele questo ce lo dà.
Sono anni che sono pronti a dare questo stato palestinese, perché non l’hanno voluto? E’ anche colpa loro. Clinton e Barak l’altr’anno dovevano dare il 95% di tutte le parti, il signor Arafat del cavolo – bisogna che lo dico – ha detto “No”, lui li voleva tutti. Gerusalemme doveva essere araba e Israele cancellato. Lui non avrà questa soddisfazione, Israele deve esistere e esisterà!

Ma quanto tempo ci vorrà per risolvere questa situazione?

La signora: Mi auguro poco.

Lei: Dipende da molti fattori, è questo il problema. Bisogna mettere insieme le persone, i politici soprattutto e aspettare che questa situazione sia risolta.

Ma tu sei ottimista?

Lei: Oggi più di ieri, forse anche per questa manifestazione. Perché molte persone sono qui a sostenerci pur non essendo ebree, e allora a questo ci sarà un perché. Non so quanti siamo qui oggi, se siamo diecimila o ventimila non mi importa, siamo numerosi e questo a me oggi basta.

Una donna del Nordest

Io vengo da Vittorio Veneto, son venuta con l’aereo apposta, da sola, perché volevo che il nordest fosse rappresentato da una persona anonima come me, che crede veramente che la democrazia debba essere difesa anche con queste iniziative. E’ stata un’esperienza assolutamente meravigliosa.

Con che impressioni torna a casa? E’ ottimista per il futuro, pensa che questa pace sia possibile?
Con questa manifestazione così pulita, calda e bella, può rimanere solo un sentimento di grande speranza. Tutti qui hanno sentimenti di pace e di grande ammirazione per Israele, per quello che rappresenta e che riesce a essere attraverso questi tempi durissimi.

Cosa rappresenta Israele per lei?

La cultura innanzitutto. L’amore per la cultura secondo me è quello che può portare un popolo a essere considerato eletto. Io non sono credente, ma c’è questo feeling fortissimo per questa nazione che da quattromila anni tiene duro.

Lei ha paura che le divisioni interne al nostro paese possano produrre un giorno lo stesso odio che esiste in medio oriente?

Io credo di no. Il popolo italiano non ha mai dato l’impressione di un popolo che porta odio. Abbiamo tanti difetti, ma non quello di essere portatori di odio. Credo che ci stiamo avviando con sofferenza e con fatica – io, guardi, sono originaria di Bolzano per cui ho vissuto un risentimento etnico molto forte – a un miglioramento. Ho visto che con la fatica e la pazienza e il dialogo siamo riusciti ad ottenere una convivenza ricca, proprio attraverso l’unione tra le due culture. Per questo io sono assolutamente ottimista.
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