Chi vuole la pace? - marzo 2002
a cura di Enrico Natoli
foto di Domenica Iemmo
Il 20 marzo una fiaccolata a Roma ha raccolto centomila persone prima che gli eventi in Palestina e Israele precipitassero definitivamente.
Senza bandiere, in silenzio, queste persone hanno camminato insieme per esprimere il loro dolore nell'assistere a una tragedia che sembra non avere fine, soprattutto perchè - ancora una volta - le diplomazie internazionali sono incapaci, o peggio, non hanno la volontà necessaria, per rimettere in moto la fase degli accordi che garantiscano la sicurezza a Israele e uno stato al popolo Palestinese.
Se fossimo una testata "ordinaria", queste interviste sarebbero già nel secchio perchè irrimediabilmente "datate": invece le presentiamo qui, perchè le opinioni delle persone ci sembrano importanti sempre.

Clicca sulle foto che corredano il testo per ingrandirle.

 
Un uomo e una donna

Come mai qui stasera?

Lei: Perchè il conflitto israelopalestinese ci riguarda, e perchè il fatto tragico di ieri sera (l'omicidio di Marco Biagi, ndr) arricchisce questa serata di un'altra componente, quella di una forma terroristica nel nostro paese. Dunque, tutti i conflitti implicano il fatto che un cittadino si renda consapevole e dia il suo contributo. Per esercitare il proprio diritto di cittadinanza: cittadini del mondo, oltre che del proprio paese.

Lui: In tre parole, "In nome dell'uomo smettetela". Smettetela di uccidervi, perchè sangue chiama sangue e questo non porta da nessuna parte. Qualcuno abbia il coraggio di smetterla per primo e di isolare una volta per tutte i violenti.

Quant'è vicina questa pace in Medio oriente? Ad oggi non sembra vicina nè possibile.

Lei: No, non è vicina perchè dopo dieci anni di trattative che non hanno portato a niente, anzi hanno soltanto esacerbato la situazione, il mio parere è che c'è uno stato di occupazione e l'occupazione deve finire. Il diritto a due popoli e a due stati si potrà esercitare se si mette in chiaro che non deve esistere uno stato di occupazione. Perchè da questo parte tutto il resto.
Per quel che mi riguarda: due stati entrambi sovrani, con due popoli, con Gerusalemme condivisa, ovviamente e via le colonie. Se non si risolve il problema degli insediamenti, è inutile parlare di trattative: questo è il nodo.

Lui: Se pensassi che la pace fosse vicina, non sarei qua perchè non ci sarebbe bisogno di questa manifestazione. Quello che penso è che nel momento in cui delle persone arrivano a uccidersi per ucciderne altre, c'è qualcosa che non va, qualcosa di distorto. Mediamente l'istinto di autoconservazione dell'uomo è maggiore, quindi in tutti i casi di terrorismo fino ad oggi bene o male il terrorista uccideva ma poi cercava di salvare la pelle. Quando qualcuno si fa saltare in aria, vuol dire che la situazione è veramente grave. Quindi la vedo lontana la pace.

Il nostro Presidente del Consiglio ha partecipato a degli incontri internazionali per cercare una soluzione politica. Noi, come popolo Italiano, abbiamo qualcosa da insegnare a Israeliani e Palestinesi?

Lei: Mah, insegnare agli altri è difficile: mai porsi come maestri, perchè questo già sarebbe un atto di presunzione. Però certo che qualcosa possiamo fare. Io provengo dall'associazionismo, prima della prima Intifada la nostra organizzazione si occupava di visitare i luoghi difficili e tentare di mettere in comunicazione gli uni con gli altri, ponendoci come punto di mediazione. Con persone che si mettono in gioco.

E' questo il punto: non insegniamo qualcosa agli altri, ma ci mettiamo in gioco insieme a loro, cerchiamo di aporire lati di comunicazione laddove è possibile. Questo, per qualche periodo, ha funzionato. Forse ci eravamo illuse che fosse partito qualcosa che stava andando bene ma non era così, evidentemente.

Per quel che riguarda il nostro Presidente del Consiglio, la sua proposta di un "piano Marshall" per la Palestina mi lascia un po' perplessa perchè i palestinesi ne avrebbero proprio bisogno, ma se non finiscono le uccisioni e non finisce la violenza, il piano non si può mettere in atto.

Sapete che sono state distrutte tutte le opere che l'Europa ha finanziato, lì in Palestina? Prima di ricostruire quindi io vorrei che fossero fermate le armi. Per fare questo, siccome loro due (Israele e Palestina, ndr) non ce la fanno ormai a fermarsi, io credo che sia giusto che venga inviata una forza multinazionale di interposizione. E' una cosa che riguarda tutti, ognuno dia il contributo che sa dare.

Lui: Dire che siamo tutti nella stessa barca è troppo, perchè qui viviamo mediamente bene, mentre lì si muore o di fame o di stragi. Per dirla con una provocazione: forse se le trattative fossero fatte invece che in lussuosi alberghi con ostriche e champagne, sotto le bombe o con i kamikaze attorno, le cose si risolverebbero prima perchè gli stessi che trattano avrebbero un po' di pepe dietro che li incentiva a trovare un accordo... al di là delle provocazioni, certamente si fa troppo poco - o meglio: si fa molto a chiacchiere e poco nei fatti.

Nei fatti non c'è nessun tipo di iniziativa concreta e non capisco il perchè, visto che poi nel mondo tutti dicono che questo sterminio debba finire. Da una parte e dall'altra. Se capisco che il popolo israeliano ha il diritto di vivere in pace, dall'altra parte ci sono persone che non esitano a morire pur di uccidere qualcuno dall'altra parte. Questa è la cosa che forse mi sconvolge di più. Allora, se queste maledette grandi potenze - Italia compresa, naturalmente - hanno qualcosa da fare oltre che da dire, lo facessero immediatamente. I mezzi penso che ci sono. L'unica cosa è che forse non c'è la volontà.

C'è uno scollamento troppo grande, troppo evidente ormai tra politica e cittadinanza? Forse questo è il nodo del discorso?

Lui: Il distacco c'è ed è inutile negarlo, penso che sia un fatto connaturato all'epoca in cui stiamo vivendo. A me non piace mai parlare di "politici" o di "ceto politico". Ognuno fa quel che sa fare; certamente spesso chi rappresenta le persone che sono andate alle urne per votare i loro rappresentanti, usa un linguaggio che i cittadini faticano a capire. La stessa cosa può valere anche per gli avvocati o per i medici: il problema è che chi fa politica dovrebbe rimanere a contatto con le persone "comuni", perchè le deve rappresentare. Bisogna parlare la stessa lingua, un linguaggio condiviso che spesso non c'è.

Lei: A proposito del linguaggio, voglio dire che spesso rimane ancorato a degli schemi fissi e burocratici. Invece il linguaggio dovrebbe mutare, cambiare in funzione dei mutamenti della vita reale. Se il politico non sa cogliere questo aspetto, ecco che non si fa capire e nessuno lo capisce.
In questi ultimi anni mi viene da pensare a questo proposito che la delega che dò col mio voto non può essere in bianco per sempre. Vorrei una verifica "strada facendo"...

Un ragazzo

Questo tipo di iniziativa (la fiaccolata, ndr) può influire sulle scelte politiche oppure serve solo a unire i cittadini?

Se anche servisse solo a unire i cittadini, sarebbe già positivo. Spero che riesca a influenzare anche le scelte politiche. Ci sono tante persone qui che manifestano per la pace, a prescindere dagli schieramenti politici o le opinioni sulla politica estera. Di fondo, si cerca di raggiungere una pace. I cittadini questo possono fare, niente di più. Oltre a votare.

Cosa ti aspetti dai governi che gestiscono la crisi in Medio Oriente?

Bisogna riuscire a mettersi al tavolo. Finchè non si riesce a discutere, i passi che si possono fare sono molto pochi. La speranza è che le condizioni si creino al più presto. Adesso c'è questo inviato (parla di Anthony Zinni, il rappresentante americano incaricato di mediare tra Sharon e Arafat, ndr), vediamo quello che succede.

Ma c'è la volontà di mettersi al tavolo? Cos'è mancato fino ad ora?

E' mancata la serenità necessaria, perchè comunque la situazione è di attrito. In Israele c'è il panico, in Palestina si sentono oppressi... adesso magari con l'influenza degli americani e quella dell'Unione Europea forse si riesce a metterli al tavolo con la forza, ad avere soluzioni migliori.

I governi Europei possono fare qualcosa a livello politico?


Chiunque può dare un contributo lo dia. L'importante è cercare l'imparzialità, cercare una pace giusta che sia per entrambi: la sicurezza per Israele, la nascita di uno stato Palestinese.

Il governo Palestinese e quello Israeliano in questo momento rappresentano con efficacia la popolazione?


Il governo israeliano rappresenta i suoi cittadini perchè è stato eletto democraticamente. Poi bisognerebbe analizzare i motivi per cui si è arrivati a un governo di centro destra; d'altra parte non c'è una vera entità palestinese. C'è anche una situazione sociale diversa lì, non c'è un punto di riferimento sicuro.

Sei ottimista?

Penso che se oggi si arriva a una pace, sarà definitiva.

Un ragazzo

Pensi che questo tipo di manifestazioni possa influenzare le scelte politiche?


Probabilmente no. Però è un messaggio che si dà. Forse più per noi cittadini.

Il governo Palestinese e quello Israeliano in questo momento rappresentano con efficacia la popolazione?

Io credo che il governo Israeliano rappresenti più o meno la popolazione, un po' come qui in italia. Non sempre il governo è strettamente rappresentativo, ma è eletto democraticamente. Il governo palestinese, nella fattispecie Arafat, ultimamente si è dimostrato poco rappresentativo.
Ma io credo che lui sia ancora rappresentativo, nonostante gli atti di violenza degli estremisti.

Dai governi Europei cosa ti aspetti?


Più che dai governi europei mi aspetterei qualcosa dall'Europa Unita. Potrebbe essere questo uno scopo dell'Unione Europea, un ruolo di mediatore che altri non possono svolgere perchè troppo coinvolti.

Rodrigo, un avvocato peruviano

Che effetto le fa questa folla?

E' molto importante, perchè ragionano sulla pace. Molte volte nei paesi come l'Italia non si pensa a queste cose, si pensa al profitto, al guadagno, al consumo e così via.

In Cuntrastamu cerchiamo di lavorare secondo quello che diceva una giovane siciliana, Rita Atria, che diceva che "la mafia va combattuta a partire da quella che è dentro di noi". Anche per la pace si può applicare questo concetto, che si costruisce a partire da noi?

C'è un livello di consapevolezza che dà la pace interna all'essere umano, quella necessaria per amare tutti gli altri. La mafia è un fenomeno molto difficile, molto complicato. Se si guarda alla storia, la mafia viene dal Giappone, dalla Cina... e anche l'Italia ha esportato la mafia in tutto il mondo. Anche nelle cose amministrative esiste, una situazione molto difficile. Si deve lottare molto, sensibilizzare molto. Io ho conosciuto Libero Grassi (un imprenditore palermitano ucciso dalla mafia per aver denunciato i tentativi di estorsione, ndr), lui diceva: "Io lotto da solo, non mi interessano le scorte, magari il mio sacrificio può servire a qualche cosa". Io gli dicevo: "Guarda, tu solo non puoi fare niente. Offri la tua vita per gli altri e questo va benissimo, però la situazione è molto complicata, devi avere cura anche della tua famiglia". Dunque, bisogna prendere coscienza. Uniti si può fare qualcosa.

Sharon e Arafat rappresentano efficacemente i loro popoli in questo momento?

Sharon è stato votato con le elezioni, per Arafat esiste un consenso mondiale anche guardando alla sua storia. Mi sembra che il principio "occhio per occhio, dente per dente" non dovrebbe esistere. Ognuna delle due parti deve cedere fraternamente e perdonarsi l'una con l'altra. Per me non c'è un'altra via.

Una donna

Mi sembra che tutti qui oggi sentano questo problema della pace nel mondo.

Ma ci si riesce con queste iniziative a incidere sulle scelte politiche?

Io vedo che da un po' di tempo le manifestazioni sono più sentite, può darsi che sia un segnale. Certo, se dall'altra parte sono completamente sordi, diventa un po' difficile.

Come si costruisce la pace?


E' difficile, anche a casa. Basterebbe un po' di volontà, un po' di raziocinio. Per affrontare le cose nel nostro piccolo e poi tutti quanti insieme.

E' ottimista per il futuro?


Non moltissimo. Perchè vedo che i problemi sono enormi e non si affrontano con la dovuta decisione.
 > torna all'indice degli speciali