Un uomo al rientro dal lavoro
testo di Maria Mazzei
Bene, preferisco scriverti perchè preferisco non parlare. Sono in ufficio da un paio di ore e non ho fatto nulla, non ho detto nulla; non voglio parlare al telefono, non voglio sentire la mia voce. Non voglio chiamare mia sorella per sapere quando e se verrà.

Semplicemente penso ad un uomo al rientro dal lavoro, ai gesti di chi si avvicina con la bici al muro del portone di casa, ai freni sollecitati, alla gamba che si distende a terra per cercare l'appoggio, alla borsa tenuta in una mano, ai mille pensieri del giorno che tra breve si poseranno. E intanto quell'uomo sta diventando morte.

Perchè mi colpisce così tanto? Non ho pianto per l'assassinio di Federico del Prete di un mese fa perchè quel "pazzo" la morte se l'era andata a cercare mettendosi di traverso agli interessi dei camorristi. Ma questo Biagi?

Mi sono fatta un pianto liberatorio, il mio capo senza saperlo mi ha lasciato la stanza libera per sfogarmi. Perchè mi colpisce tanto? Perchè ho 30 anni, perchè questo paese è mio, è della mia generazione e tra i miei amici e conoscenti c'è qualcuno che domani potrebbe diventare un consulente del governo, perchè anche nel migliore dei paesi immaginabile ci sarà sempre un governo, un ministro della difesa, degli interni e molti molti consulenti. E questo paese di cui sono cittadina deve difendere le persone e la loro libertà e questi diritti non possono essere appannaggio esclusivo di nessuna delle parti politiche perchè sono scritti nella Costituzione e appartengono ai cittadini tutti: sono universali.

Così come non accetto la pubblicità dei reggiseni della Triumph - che generano morte in Birmania - allo stesso modo non accetto questa morte, ma con un pianto, con una commozione e una rabbia molto più profonde. Perchè gli uomini e le donne per sentire passioni, emozioni e dolori hanno bisogno di conoscenza.
E io Bologna, la bicicletta, il rientro a casa per cena li conosco bene.

Questo paese mi appartiene, ma c'è come un senso di ribrezzo nel confrontarmi con le persone oggi. "Perchè questa faccia?", "Che espressione pensierosa che hai!": il paese, mi sembra, vive bene lo stesso, anche con un Marco Biagi in meno. "Per me l'hanno ammazzato i suoi", "Per me ci sono coinvolti i servizi segreti": ma che paese è questo che ricorre con formidabile continuità ad uno "stato" parallelo, occulto per sciogliere i nodi della vita politica? Che paese è il mio che usa bombe, pallottole, tritolo per stroncare uomini onesti e liberi per poi dare la colpa all'avversario? Che paese è questo che perde la Memoria, l'incommensurabile patrimonio di cui tutti noi siamo possessori, esentasse? Ma cosa serve a questo paese che è pure è stato battezzato III° Repubblica per uscire dalle trame oscure da guerra fredda?

E' stato proclamato lo sciopero generale. Lo sciopero è la forma di protesta più dura e universale che esista per reclamare contro ciò che si ritiene illeggittimo e inaccettabile, come un'adeguamento salariale o un permesso per malattia negati. Eppure nell'enorme struttura presso cui lavoro (un centinaio di persone) scioperare oggi non significa granchè; perchè non è stato organizzato niente, perchè non c'è il delegato in sede, perchè la manifestazione prevista stasera a Roma per la pace in Medio Oriente e allargata alla lotta al terrorismo nostrano è ... alle 19, troppo tardi per chi deve rientrare a casa, per cena.

Invece io trattengo con difficoltà l'urgenza di manifestare contro questa morte perchè ancora m'illudo che questo paese mi appartenga.
Stasera certamente farò tardi a cena.

Maria Mazzei.
 
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