Intervista a Lorenzo Matassa, da 10 anni impeganto nei processi contro la mafia: "E´ stato impiccato dai servizi segreti deviati, è un segnale a chi sta lavorando sull´omicidio del professor Biagi "
fonte: lastampa.it, 7 aprile 2002
La morte di Michele Landi è un omicidio preventivo preparato da un apparato che non è nuovo a queste simulazioni".
Lorenzo Matassa è convinto di questa ipotesi. Lui è stato pm a Palermo per circa dieci anni e si è occupato di processi di mafia, in particolare quello per l´omicidio di Padre Pino Pugliesi, adesso è stato trasferito a Firenze ma prosegue la sua attività ancora nel capoluogo siciliano per concludere dibattimenti che aveva avviato negli anni passati.

Matassa era amico di Landi Come lo ha conosciuto?
"Durante l´inchiesta aperta dalla Procura di Palermo su una società che aveva ottenuto l´appalto per la gestione della rete informatica nel Comune siciliano. Eravamo ancora in ottimi rapporti, lo avevo sentito al telefono venti giorni fa, era tranquillo e per niente affranto o demoralizzato. Era una persona piena di vita e conoscendolo, come penso lo hanno conosciuto i suoi amici, non credo si possa essere suicidato, penso che lo hanno suicidato. Questa operazione, o per meglio dire, questa finzione, è tipica di un certo apparato".

A chi vuole riferirsi?
"Penso ai servizi segreti, quelli deviati che hanno cercato di dare un segnale a chi sta lavorando sull´omicidio del professore Marco Biagi. Landi era amico e collega di Umberto Rametto, il colonnello della Guardia di Finanza, esperto di informatica che sta lavorando sull´omicidio di Bologna. L´ufficiale, magari in collaborazione con Landi, potrebbe essere arrivato ad identificare chi ha rivendicato attraverso le e.mail l´assassinio del consulente del Governo".

Non ritiene che possano essere azzardate le sue affermazioni? "Non capisco perché ci si stupisce o si crea tanto scalpore attorno alle mie dichiarazioni. Ritengo di aver fatto una chiara ricostruzione della situazione. Parlo sulla base del mio piccolo bagaglio di esperienze e sulla scorta morale. Quello che è accaduto non è così come vogliono farlo apparire. Proprio perché ho conosciuto Landi, per i miei contatti fino a qualche settimana fa, posso dire che se fossi io il pm titolare dell´inchiesta, anche se mi presentassero una relazione tecnica in cui è scritto che si è suicidato, farei fatica a crederci".

Perché avrebbero dovuto assassinarlo?
"Uccidono Landi perché si sarà trovato vicino, magari anche inconsapevolmente, ad una traccia rilevante per mettere in piedi una ricostruzione degli assassini di Marco Biagi. La nostra storia repubblicana, la nostra democrazia è un continuo percorso senza soluzioni di continuità di stragi impunite, di omicidi misteriosi. Cito un caso soltanto: Ustica. Le persone che hanno operato lo hanno fatto utilizzando uno schema che per gli addetti ai lavori hanno una firma. La morte misteriosa di un esperto informatico non è comunque la prima. Ricordo che alcuni anni fa venne trovato morto un ingegnere che da consulente aveva lavorato alle indagini per le stragi di Capaci e in seguito gli venne affidato la realizzazione del software per il Sidda (servizio informatico direzione distrettuale antimafia)".

Landi potrebbe essere stato dunque una minaccia per gli esecutori dell´agguato a Biagi?
"Ritengo di sì. Per me Landi è stato un valido collaboratore, ma anche un amico, e pur ripetendomi nelle affermazioni non ho paura di dichiarare apertamente la mia convinzione: in Italia, il Paese delle stragi impunite, il Paese delle stragi di Stato, l´esperto di computer che stava lavorando senza un incarico ufficiale alla rivendicazione via Internet dell´omicidio di Marco Biagi, non si è tolto la vita ma è stato suicidato dai servizi segreti". Potrebbe esserci la possibilità di una pista siciliana che porta alla morte di Landi? "Lo escludo a priori. La fine di questo amico è da ricercare altrove, in quello a cui stava lavorando".
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