Ma che paese è quello dove si ammazzano i professori?
testo di Marco Ciriello
Che paese è quello dove si ammazza per far sentire la propria voce? Che paese è quello dove la violenza riesce a farla da padrone e no non sembra essere mai vinta. Quando potremo mai liberarci di queste cose?

Ci risiamo, e ora anche chi ha la mia età, ha già due morti per mano di chi non riesce ad avere ragione con il dialogo, in un paese che si dice civile. La primavera non porta solo fiori ma anche proiettili, sempre gli stessi sempre allo stesso modo. Quello di ieri sera sembra essere una "gentile" richiesta per zittire i milioni di persone che sabato dovevano partecipare ad una festa ed invece saranno i testimoni di un funerale.

Quello di un uomo libero, di idee diverse dalle nostre, e per questo dobbiamo essere ancora più arrabbiati. Ci hanno privato del confronto, del dialogo ci hanno privato delle regole elementari di un paese in democrazia. Il terrorismo sempre e da qualunque parte ci riconsegna un paese immaturo in molte sue forme, con una classe politica inferiore nonostante il crescere degli anni della nostra repubblica. E ci riporta indietro per troppe analogie ad anni che nessun italiano vuole rivivere, più di tutti, gli italiani di sinistra e chi ha vissuto quegli anni sa di cosa parlo.

Sono sconvolto per quello che ieri sera la tv il mio pc mi hanno consegnato. Sono sconvolto e avvilito perché mi rendo conto che il desolato panorama italiano ha un futuro malato, e un presente bugiardo e sono avvilito perché trovo che ci siano solo pochi uomini e poche forze politiche capaci di contrastare un eventuale ritorno ad una stagione di violenza. I Ds non sono il Pci per uomini e controllo del territorio, e nemmeno il sindacato qualunque cosa si dica ha quella forza e quel respiro per contrastare chi corre al buio, chi sguazza nei contrasti sociali e nelle avvilenti storie che il lavoro ci consegna.

Se davvero ci fosse una nuova stagione di violenza, di urlo a colpi di pistola si troverebbe di fronte una debole democrazia, con uomini inferiori a quelli che allora seppero contrastare quelle violenze. La prova di quello che dico è da cercare nell'immaturo comportamento dei politici del centrodestra, che hanno colto l'occasione, non risparmiando niente al dolore, per accusare le civili proteste del popolo di sinistra. Subito si sono usate quelle manifestazioni per incriminare e zittire la nostra la mia parte politica.

Ma a chi giova? L'omicidio è arrivato con una straordinaria puntualità e con troppe coincidenze che la dicono lunga e che ci fanno pensare ad altro dalle brigate rosse. E devo dire che anche le dichiarazioni di Casarini e Agnoletto non risultano felici ma bensì sono speculari a quelle di Gasparri. Davvero se c'è una nuova ondata di violenza, questa gente pensa che con le bugie e gli slogan da elezioni se ne esce? Berlusconi e la sua disparata ciurma mi fanno paura, ma il terrorismo annulla le differenze e confonde i colori e gli animi, favorendo il potere.

Dopo la stagione terrorista lo stato fu legittimato a chiudersi negando molte verità e molti episodi alla democrazia. Se ci lasciamo prendere la mano, se ci lasciamo ingannare rischiamo di rispondere in modo sbagliato. Prima di parlare c'è bisogno di conoscere, se parliamo a vuoto rischiamo di non sapere mai o di alzare la voce e coprire quella della verità. Sabato a Roma si manifesterà per i diritti dei lavoratori doppiamente attentati. Prima dal terrorismo e poi dal liberismo. Compagni qua siamo diceva Fortebraccio. Io dico che è il momento di urlarlo.

MARCO CIRIELLO
 
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