Resterà il dialogo con le parti sociali
testo di Marco Biagi
Ormai anche i non addetti ai lavori pensano di sapere tutto sulla concertazione e l'art. 18 dello Statuto dei lavoratori, formule del tutto sconosciute fino a poco tempo fa. Eppure mentre il dibattito si arroventa sempre più, cresce la confusione ed è bene che i lettori comprendano con chiarezza i termini del vivace confronto in corso. Gli interventi del ministro Maroni dalla Spagna sono stati utili a riguardo.

Cominciamo dalla concertazione. Il ministro sostiene che è finita, nel senso che a nessuna delle parti sociali verrà più riconosciuto un diritto di veto. In questo senso ha ragione: non ha senso ricercare un consenso a tutti i costi in un panorama così affollato. Quando il Governo convoca le parti sociali, si presentano all'appello circa una quarantina di sigle e tutte naturalmente reclamano pari dignità. Non ha senso che una o più organizzazioni, per quanto altamente rappresentative (il caso della Cgil è naturalmente fuori discussione), possano impedire ad altre di decidere. La differenza con il dialogo sociale è tutta qui. Ricercare un confronto con le parti sociali interessate è non solo doveroso ma anche utile. Non sempre si potranno però trovare intese ed un Governo che si rispetti deve allora assumersi le sue responsabilità. In tutto questo non c'è davvero nulla di antidemocratico.

Qualche parola ora sull'arcinoto art. 18. Qualcuno dice che il Governo vorrebbe che tutti possano essere licenziati liberamente. Questa è una falsità. Anche se si intendesse abrogare l'art. 18 (cosa che non è nei programmi di Governo), rimarrebbe sempre indiscusso il diritto del lavoratore di rivolgersi al giudice per verificare la giustificatezza del licenziamento. L'art. 18 riguarda solo le sanzioni a carico del datore di lavoro nel caso il giudice gli dia torto. Anche in questo caso ha ragione Maroni quando sostiene che non si sta attentando ai diritti fondamentali dei cittadini.

Peccato che famosi giornalisti e sindacalisti di grido usino la televisione per propagandare autentiche menzogne.
Tuttavia la cronaca ci consegna anche una notizia che lascia sperare in un confronto meno ideologico e politicizzato. Qualche giorno fa il Governo ha concordato con tutte le parti sociali (nessuna esclusa) la trasposizione di una direttiva comunitaria in tema di Comitati Aziendali Europei, in attesa fin dal 1994 di entrare a far parte del nostro ordinamento. Si tratta del diritto dei rappresentanti dei lavoratori di essere informati e consultati nelle imprese multinazionali europee. Per qualche settimana al ministero del Lavoro si sono svolti incontri con imprenditori e sindacati ed alla fine si è realizzata un'importante intesa. Lontano dai clamori della politica e concentrandosi solo sul merito si è fatto in poche settimane un lavoro che non era riuscito negli anni precedenti.

Il dialogo sociale non è dunque una pratica così difficile se ci si mette attorno ad un tavolo con buona volontà. Anzi, sapendo che nessuno ha più il diritto di prevalere in ogni caso, si determina una dinamica più favorevole al raggiungimento delle intese. Tutti sono più motivati nel ricercare ciò che unisce piuttosto che quanto divide. Chiariti in questo modo i termini della questione, chissà che non si determinino condizioni per una migliore collaborazione fra Governo e parti sociali.
 
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