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Il sud brucia

Piccola cronaca di una piccola strage

Pubblicato il 28 agosto 2007

di Enrico Natoli

"Ah, li hanno presi? Fosse per me li appenderei". E' un ragazzo giovanissimo che dice queste parole quando gli dico che sono stati arrestati i due presunti responsabili degli incendi di Patti. Non è neanche maggiorenne. Ha passato le ultime due giornate della sua vacanza con pala e piccone a cercare di arginare le fiamme.
Si respira un'aria strana intorno a Patti nei giorni successivi agli incendi e non è solo una metafora. Le fiamme hanno avvolto il golfo e gettano nel mare cenere, resti di foglie bruciate. Per un paio di giorni si è respirato il residuo di ettari di bosco distrutto, il forte vento di scirocco ha reso tutto più difficile. Un Canadair e un elicottero si sono avvicendati per quattro giorni consecutivi per cercare di spegnere le fiamme. Eppure, a parte qualche reazione più decisa come quella del ragazzo, sono in pochi a voler parlare di questi incendi e dei quattro morti del "Rifugio del Falco".

A Librizzi, paese raggomitolato in collina non distante da Patti, qualcuno dice che tutti conoscono già i nomi di chi ha appiccato il fuoco. E' una vecchia dinamica siciliana, o forse italiana: tutti sanno tutto ma nessuno parla. Perfino la mafia qui è leggenda: nel golfo di Patti la mafia non si è mai vista, dicono. Anche se Barcellona, dove è stato ucciso il giornalista Beppe Alfano nei tremendi anni novanta, è a un tiro di schioppo; anche se nei luoghi più difficili da raggiungere per chi non abita qui sono tante le storie di piccoli e meno piccoli boss che impongono le loro regole ai cittadini; anche se capita di sentire che uno stabilimento balneare prenda fuoco e venga completamente distrutto dalle fiamme per poi cambiare repentinamente gestione.

E' una realtà difficile da comprendere appieno per chi non vive qui, si rischia di addossare ai clan mafiosi responsabilità dirette che magari non hanno, ma al contempo nei discorsi delle persone trasuda quella mentalità che permette alla criminalità organizzata di esistere, di esserci, e infine di comandare.

Questi due uomini che hanno bruciato ettari di terreno e ucciso - seppur indirettamente - quattro persone, magari con Cosa nostra non c'entrano proprio. Qui le teorie più accreditate sono due: sono pastori che hanno dato fuoco ai propri terreni per avere erba migliore in breve tempo, oppure sono due ex guardie forestali ora disoccupate che hanno agito per vendetta.
Un uomo con gli occhi tristi si sofferma per un attimo sulla tragedia appena consumatasi: "Intorno a Librizzi è bruciato tutto. Hanno distrutto un patrimonio naturale immenso, non ricrescerà più". Ma è un attimo, il tempo di uno sguardo al mare e poi di nuovo ad affaccendarsi dentro alle cose quotidiane, ché la stagione turistica è agli sgoccioli e le occasioni per fare soldi in inverno non sono molte. Nessuno sembra avere il tempo di fermarsi, di stare a guardare, di reagire a quello che sembra un episodio naturale e così non è. Perfino le polemiche attecchiscono più sui titoli dei quotidiani il giorno dopo che nelle strade e nella voce delle persone, le stesse che hanno visto le fiamme affacciarsi non lontano dalla costa e magari - chissà - qualcuno avrà pensato che si faceva la stessa fine di Peschici, con la gente costretta sulle spiagge ad attendere i soccorsi via mare.

Fa veramente impressione vedere il fuoco che si impadronisce di chilometri di bosco in una manciata di minuti, il tempo di una folata di scirocco più decisa delle altre. Fa impressione perché nel frattempo i telegiornali parlano da subito di azioni dolose, e soprattutto rimandano l'eco di decine di altri episodi simili in tutto il meridione. Mentre i Canadair ancora volano sopra la mia testa ricevo un messaggio via cellulare dalla Puglia: il Gargano brucia.
Di ritorno verso Roma, il fumo di un incendio sovrasta la parte occidentale di Messina; un incendio fa da contraltare sopra Reggio Calabria; un grande incendio ancora sopra Salerno. Con il pensiero che torna all'inizio estate, quando si parlava di "emergenza rifiuti" in Campania e le fiamme erano già alte, e la storia è finita chissà come. Con la paura che ancora una volta ci sono voluti quattro morti perché si parlasse di questa tragedia nazionale e che ben presto si dimenticherà questo episodio, come tanti altri della nostra storia comune.

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