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Liberare Catania, la sinistra contro il saccheggio della città

Il problema dell'amministrazione della città e dell'informazione a Catania. Visto da Claudio Fava e Francesco Forgione.

Pubblicato il 16 novembre 2007

di Cesare Piccitto

"Vista una lunga serie di fatti, serve un atto politico forte, la commissione antimafia deve convocare Mario Ciancio" l’intervento è di Claudio Fava, durante l’assemblea pubblica svoltasi a Catania presso la facoltà di lettere e filosofia. Insieme associazioni, politici e il presidente della commissione antimafia Francesco Forgione
Maria Giovanna Italia, presidente dell’ARCI, ha fatto gli onori di casa introducendo gli ospiti e facendo una quadro generale sulla gestione amministrativa di Catania. A seguire l’intervento di Claudio Fava, che ha toccato i nodi essenziali per risollevare le sorti della città.

L’eurodeputato individua, nell’azione della magistratura e nell’informazione data ai cittadini, i cardini principali per poter “liberare Catania”. Fava: " Gli ultimi risultati della magistratura sono importanti ma non aiutano realmente la città, bisogna operare su diversi livelli per poterlo fare. Catania va liberata innanzitutto dai “comitati d’affare” in cui la mafia spesso è presente. Sono quelli che oggi possiedono, governano e saccheggiano la città. Per far ciò bisogna avere strumenti di analisi e di vigilanza ". La giustizia a Catania risulta debole, secondo l’euro deputato, perché tra l’altro da quasi un anno nessuno ricopre il posto di procuratore della repubblica del tribunale della città. Nel momento in cui si svolgono delle indagini così importanti tale mancanza diventa debolezza della giustizia. Dal punto di vista economico, segnala l’enorme numero di supermercati e ipermercati presenti nel territorio ben al di là di ogni limite stabilito dalle direttive regionali e nazionali; sottolineando tra l’altro che il numero di centri commerciali presenti e previsti nel territorio cittadino in proporzione alla popolazione non è paragonabile a nessun altra città del mondo.

Evidenziando le grandi speculazioni edilizie che coinvolgono i “comitati d’affare” a Catania, Fava disamina anche il grande conflitto d’interesse intercorrente tra le imprese coinvolte e il mondo dell’informazione. Spesso chi controlla tutta l’informazione a Catania è anche direttamente o indirettamente coinvolto in appalti “poco chiari”. Per Fava : “Mario Ciancio, che è il padrone dell’informazione a Catania, è anche il padrone di quei terreni che diventeranno un grande centro commerciale. Ciancio è anche il padrone per conto proprio, o con parti della propria famiglia o in società con la famiglia Virlinzi (altra nota famiglia imprenditoriale catanese), delle due SPA che gestiranno i due parcheggi recentemente sequestrati dalla magistratura”.
Continua Fava con l’elenco di altre e varie opere pubbliche, che sono contraddistinte da una notevole lentezza nella realizzazione, in un inutile e infruttuosa spesa del denaro pubblico e da una ancor più forte presenza di “mala politica” e “mala affare” spesso contigua a fenomeni di natura mafiosa, citando fonti giudiziarie. Sull’informazione negata ai cittadini, citando diversi avvenimenti della storia catanese, Fava sottolinea come spesso certi episodi e certe inchieste della magistratura vengono letteralmente nascosti all’opinione pubblica o trattate in modo immeritatamente secondario. Prosegue con un esempio: "Guardate quello che è avvenuto sull’iniziativa in corso. Viene a Catania il presidente della commissione antimafia, ma siccome è accompagnato da certi parlamentari, sulle colonne del giornale locale il suo nome e questo appuntamento non ci sono. Al massimo c’è una cosa minuscola, generica… purché i nomi dei politici presenti non si facciano. In questa città il signor Mario Ciancio, che è parte integrante di questi comitati d’affare, attua una censura mafiosa e chirurgica nei miei confronti da molti anni. Forse perché io, come altri deputati, ci permettiamo ogni tanto di parlare dei suoi affari “poco chiari”.

Dopo l’analisi di Fava e l’intervento delle associazioni, tenta di dare delle risposte l’onorevole Francesco Forgione. Forgione: "La commissione antimafia può fare ma non può far tutto, se non c’è la collaborazioni di tutte le parti della società civile. Deve esserci l’unione della politica, delle associazioni, e soprattutto il coinvolgimento delle istituzioni come chiesa e scuola. Se non partecipano tutte le parti non ce la facciamo a sconfiggere la mafia e i suoi interessi".

La commissione antimafia vuole provare a centralizzare la sua azione sui patrimoni della mafia. " Come commissione – ha affermato Forgione - vogliamo analizzare e colpire soprattutto i beni della mafia, aumentando le confische e il riutilizzo. Riprendere le tesi ed il percorso tracciato anni fa da Pio La Torre riportare tutta l’antimafia a quel tipo di lavoro e di vigilanza". Sull’informazione Forgione sottolinea “l’arretramento” di tutti i media, molto spesso dovuta anche “all’adeguamento” dei giornalisti. Il sistema mediatico si adegua non producendo né proponendo più il giornalismo d’inchiesta bensì trattando la mafia solo in termini di cronaca criminosa, il giornalismo d’inchiesta viene relegato alla storia. Trend, - secondo Forgione - che deve cambiare. Conclude sulla necessità di rivedere la legislazione sullo scioglimento delle amministrazioni per infiltrazione mafiosa: " Devono essere modificati i parametri, quando c’è uno scioglimento all’interno di un comune tutti i vertici di quella amministrazione devono essere azzerati, per poter bloccare tutti gli appalti anche quelli in corso d’opera "

In conclusione, Forgione raccoglie simbolicamente tutte le denunce pubbliche della serata fatte dai politici e dalle associazioni con la promessa, dopo averle riportate a Roma in commissione, di lottare per avere delle risposte e delle azione di risposta politiche precise per Catania. Vista l’affluenza e la partecipazione di tutti gli intervenuti e da parte dei relatori, emerge l’intenzione di ripetere a breve l’iniziativa allargandola ad altre istituzioni territoriali.

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