Forse mi uccideranno domani

di Ingrid Betancourt


Sonzogno Editore
recensione di Enrico Natoli
La storia di Ingrid Betancourt suona purtroppo familiare. Avvicina l’Italia alla Colombia dei narcos piuttosto che a una società democratica evoluta.
Un altro “eroe”, un altro possibile “martire”. Ingrid Betancourt è un obiettivo perfetto dell’arma tra le più potenti al servizio delle mafie: quella che fa commentare alla gente “Ma chi gliel’ha fatto fare a quella là, se l’è cercata”.

Nata in una famiglia ricca e borghese, cresciuta in Francia nell’agio di una vita scandita dal ruolo del padre, rappresentante dell’ambasciata colombiana a Parigi, Betancourt torna in Colombia per combattere la corruzione imperante.

Letta così, magari a qualcuno sembra davvero una barzelletta. Chi gliel’ha fatto fare, tanto più che nel nostro immaginario collettivo la Colombia è sinonimo di luogo perduto per sempre, lasciato nelle mani dei trafficanti di droga, la cui ingente e incontrastata produzione giunge fino a noi occidentali - pancia piena e coscienza persa nelle strisce di coca. Come se i nostri governi non potessero fare alcunchè o siano completamente all’oscuro dei traffici internazionali che garantiscono alla mafia colombiana ricchezza e potere.

Il libro scandisce cronologicamente gli avvenimenti della vita di questa donna, che giorno dopo giorno scopre un legame profondo col suo paese.
Betancourt parte da zero, o quasi. La madre ha fatto carriera politica e ne è uscita quando il concorrente alle presidenziali Alfredo Galàn viene ucciso durante una campagna elettorale fatta di promesse di lotta alla corruzione; la sua prima campagna elettorale la fa distribuendo di persona profilattici agli angoli delle strade, con il messaggio “proteggiti dalla corruzione così come ti proteggi dall’Aids”.

Sbeffeggiata dai funzionari del Potere, quello con la P maiuscola, quello che non esita a scendere a patti con i mafiosi quando servono voti o a far ricorso ai sicarios quando non ci sono altre strade che l’eliminazione fisica dei concorrenti, Betancourt in politica è un rullo compressore.
Non è che vince le elezioni a cui partecipa: le stravince, nonostante parta ogni volta dalle retrovie, fino a creare un nuovo partito dal nome accattivante: "Oxigeno". Riesce a far credere nuovamente a un popolo intero di poter dire la propria, di poter gridare la volontà di liberarsi dal giogo mafioso e sollevare la testa dopo anni di corruzione. Visita i sobborghi, i paesi dove si può morire per una gravidanza perchè l'ospedale più vicino dista chilometri.

E, caparbiamente, dagli angoli delle strade di Bogotà giunge, nel 2001, alla candidatura per le presidenziali.
Il prezzo da pagare è l’allontanamento dai figli, che vengono portati in un paese estero dopo che i sicarios si son fatti vivi per due volte. L’isolamento frequente che la porta ad intraprendere battaglie parlamentari facendo ricorso a un coraggio fuori dal comune.

Oggi, nell’agosto 2002, dopo la pubblicazione del libro, Betancourt è in mano ai guerriglieri del FARC (Fronte Armato Rivoluzionario Colombiano) che così le hanno impedito di partecipare alle presidenziali di quest’anno.

Leggere questo libro porta inevitabilmente a fare un confronto con la situazione italiana, al nostro passato costellato di omicidi politici e non, ma anche al presente in cui i boss mafiosi cercano contatti con i centri di potere e dettano le condizioni per una trattativa di convivenza. Paesi in cui la corruzione ha raggiunto livelli tali da sfuggire da ogni tipo di controllo democratico, per asservire i centri di potere economico, a spese del popolo di cui affermano – sapendo di mentire - di voler curare gli interessi.

Sta a ognuno di noi, oggi, tenere gli occhi aperti e non dimenticare persone come Betancourt: la sfida per le nostre libertà di cittadini passa da qui.

Per saperne di più
betancourt.info
ingridbetancourt.com

 
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