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Bowling
for Columbine
di Michael Moore (Usa, 2002) |
| recensione di
Maria Mazzei |
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Bowling for Columbine è
un film americano uscito in Italia nello scorso
autunno diretto dal regista Michel Moore. Il film
intende indagare il singolare rapporto che esiste
tra cittadini americani e ricorso alla violenza
privata. A partire da alcuni episodi che hanno sconvolto
la vita degli Usa, in particolare, luccisone
da parte di un gruppo di studenti della Columbine
School di 19 coetanei e di un insegnante nel 1999,
il regista compie uninchiesta nel suo paese
per scoprire la radice di una violenza tanto diffusa
e micidiale.
Il film parte da alcuni dati oggettivi: negli Usa
si verificano ogni anno circa 11.000 casi di decessi
per arma da fuoco contro i 200-300 di Germania e
Francia, contro le poche decine del Canada.
Perché questo drammatico primato?
Il regista protagonista cerca risposte in
unanalisi comparata con altri paesi domandandosi
se lelevato numero di armi in circolazione,
la natura multietnica della società, la povertà
diffusa, la storia patria non abbiano un carattere
esclusivo e determinante di questa realtà.
Da qui le interviste, i viaggi, la raccolta di prove
e testimonianze ma nessuno di questi elementi sembra
sciogliere il dubbio circa lunicità
del ricorso alla violenza privata negli Stati Uniti.
Con occhi da americano, Moore non trova un paese
con una storia tanto violenta come quella tedesca,
non osserva una minore multi-etnicità in
Canada e Francia, non registra un più basso
tasso di armi in circolazione in altri paesi. Finché
un pomeriggio, in un bar dellOntario, alza
lo sguardo e osserva lo schermo di una tv: ascolta
il telegiornale canadese, i politici canadesi, i
giornalisti canadesi. Ecco la differenza: la comunicazione!
Nel suo paese i tg trasmettono costantemente e a
ciclo continuo messaggi di paura, su avvenimenti
internazionali, eventi naturali, episodi di criminalità
tenendo ben premuto il pedale dellaccelerazione
sulla paura, sullinsicurezza, sulla pericolosità
e fragilità del sistema di protezione. Incontra
schiere di concittadini convinti che la difesa della
propria famiglia, della propria casa sia di loro
diretta responsabilità, un affare loro. Ecco
quindi le porte sprangate, con doppi e tripli catenacci
(i canadesi confessavano candidamente di lasciare
sempre aperte le loro case perché non intendevano
sentirsi in prigione!), ecco le massicce vendite
di maschere antigas e di sistemi dallarme
sempre più sofisticati e costosi. Ma ecco
soprattutto le armi da fuoco (in alcuni casi, vere
e proprie armi da guerra) acquistabili come merce
da supermercato e tenute in casa sotto il cuscino,
sotto il letto, facilmente raggiungibili anche dai
ragazzi, anche dai bambini, come è successo
nella città di Moore dove un bimbo di sei
anni ha portato in classe la pistola dello zio e
ucciso una bambina della sua classe.
In Bowling for Columbine Moore propone la comunicazione
dei media come chiave di comprensione di un fenomeno
allarmante e drammatico, ma soprattutto la comunicazione
politica dove il pericolo interno o esterno diventa
il terribile spauracchio che terrorizza unintera
nazione e ne determina le azioni, la vita.
Un film originale e coraggioso, certamente spietato
nellindagare la natura meno nobile del proprio
paese, ma aperto, ottimista, convinto che affrontare
i problemi della società non sia unoffesa
al senso comune ma offrire il proprio contributo
di riflessione per una maggiore comprensione. |
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