 |
 |
Montedidio
di Erri De Luca
Feltrinelli
Euro 11,88 |
| recensione di
Marco Ciriello |
 |
|
 |
Erri De Luca scrive come nessuno
in Italia e il suo ultimo libro è un mirabile
esperimento di scrittura. Fin dai suoi esordi si
è distinto per la sua scrittura essenziale,
mai prodiga, senza per questo cadere nella noiosa
didascalia delle storie. La sua scrittura è
il risultato di una attenta ricerca. è quello che
rimane se dal romanzo togliamo le pagine e le parole
inutili quelle scritte come contorno. Prima di approdare
alla scrittura è passato attraverso la polvere
dei cantieri edili. E' passato attraverso le oleate
fumanti sempreuguali giornate delle fabbriche, è
stato un illuso coraggioso difensore di un sogno
perso sul nascere, missionario laico, mendicante
ed angelo silenzioso. Non ha mai atteso il suo destino,
né fatto dormire la sua coscienza. Ora è
un uomo che vive di lato alla vita, ci racconta
del poco, condizione non condivisa da una società
devota all'inutile.
In questo ultimo libro non concede nulla al supporto,
concentrando come nella poesia tutto nei suoi bellissimi
versi. Poche pagine, poche parole ma con enorme
maestria. In più con questo libro Erri De
Luca si stacca dal suo mondo, dal suo io lasciando
libera la sua scrittura. Parla d'altro, di personaggi
lontani da lui ma non per questo meno affascinanti.
La città è sempre la sua Napoli, quella
ancora bella dell'immediato dopoguerra, con le strade
lucide e il senso della comunità, quella
della miseria e del tiriamo avanti splendidamente
raccontata da De Filippo.
Protagonista è un ragazzo non ancora uomo
che si accinge a superare la linea d'ombra conradiana,
con tutte le sue prove e le sue paure, con un boomerang
a fare da esame e Maria con i suoi tredici anni
più cresciuti, a fare da amante. Intorno
a lui il suo microcosmo, che si perde tra realtà
e magia, immaginazione e dolore. Con lui in questo
viaggio ci sono vari personaggi qualcuno ad impedire
la corsa verso la crescita qualcun altro a donargli
la speranza e ad insegnargli i buoni sentimenti.
La scrittura di De Luca non cede mai al lezioso
modo di raccontare i buoni sentimenti e anche nelle
pagine più imbarazzanti ne esce alla grande,
dimostrando una enorme capacità d'immedesimarsi
nel mondo adolescenziale e una sensibilità
come pochi.
Il suo Montedidio non è quello di Gerusalemme,
ma il quartiere napoletano che fa da sfondo della
storia anche se non mancano gli angeli, il sangue
e la lotta per il bene. La storia ci viene narrata
dal ragazzo man mano che la imprime su un rotolo
di carta, regalatogli dal tipografo, in una lingua
fatta apposta per conservare le storie: l'italiano,
e riserva al suo dialetto la vivacità degli
avvenimenti, la lotta quotidiana con le parole degli
altri, l'incontro con l'ammore e la sofferenza.
A rendere più facile il percorso fra la dura
vita di quegli anni passati a tenersi stretta la
speranza vi è Don Rafaniello, un angelo che
si porta le sue ali nella gobba, e solo a bassa
voce si annuncia come tale, risuolando senza compenso
le scarpe dei poveri. è sbarcato
per caso a Napoli, lui deve raggiungere Gerusalemme,
e fra una scarpa e l'altra ricuce il percorso verso
la sua meta. La storia si conclude, meglio inizia
un nuovo percorso, liberandosi nella festosa e allo
stesso tempo malinconica notte di capodanno, concedendosi
voli, nuova luce e orizzonti diversi.
Marco Ciriello |
|
 |
|