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L'abusivo
di Antonio Franchini
Marsilio
Editore
Euro 14,46 |
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Marco Ciriello |
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Certezze assolute
Nel mondo variegato della scrittura, la realtà
e la finzione si contendono la scena, dietro milioni
di mani facce e sentimenti che ne disegnano le pagine.
File di parole che s'inseguono raccontando piacere
rancore e stupore, storie fatti e paesi. Fra le
mani si possono distinguere quelle che scrivono
per se e quelle che scrivono per gli altri. Questa
distinzione separa, o almeno dovrebbe, il giornalismo
dalla letteratura, la verità dalla finzione.
"L'Abusivo" di Antonio Franchini
nasce come romanzo ma poi diventa una lunga inchiesta,
che si concede con piacere alla poesia, che usa
linguaggi ed espedienti da romanzo ma che è
cronaca. Cronaca di un mestiere facile da amare
ma difficile da praticare. Solo chi freme, lotta,
sbatte e controbatte per vedere il proprio nome
sotto quelle colonne di parole potrà capire
fino in fondo questo libro. Il lettore apprenderà
il percorso da sangue che si fa per giungere a firmare
una macchia d'inchiostro buona per un solo giorno.
Ci sono diversi modi per arrivare ad essere un giornalista,
ma solo chi non è nipote di, parente di,
amico di, sarà percorso dai brividi, rivedendosi
nel peregrinare, nel cercare notizie e testate disponibili
ad accogliere il racconto di queste. Chi ha fatto
quel percorso riconoscerà quella disponibilità
totale tipica della passione dello scrivere, quella
continua ricerca della verità senza prezzo,
quella continua attenzione per le persone e le loro
storie, quella rabbia che affollerà le pagine
rendendole "giovanili", quella velocità
di sguardo che si farà, quella totale dedizione
per poche righe e per molti pugni di mosche, quella
totale assenza di retribuzione che renderà
lo scrivere nobile oltremodo e che farà costruire
impalcature di attese su promesse da mantenere.
"L'Abusivo" non è solo
questo è anche meridione, quello sporco e
pieno di problemi, quello che ti colpisce allo stomaco
e ti fa passare la voglia di fare qualunque cosa,
è camorra e bassa politica, è morte
e paura, è vergogna e resistenza, è
voglia di cambiare e tempo immobile, è fango
e munnezza, è gente pavida e compromessa
a tutti i livelli, è la storia di chi ha
detto No, di chi ha trattato il Male meridionale
come si merita, di chi ha avuto coraggio e voglia
vera di cambiare, di liberare questi nostri posti,
di chi con grande forza di volontà e continua
incessante ricerca ha innalzato la professione di
giornalista al sud, caduta vittima anch'essa del
conformismo e del lasciar correre, del non t'immischiare,
categorico avviso che accompagna i ragazzi dalla
culla al loculo. L'Abusivo
è Giancarlo Siani, assassinato dalla camorra.
Giovane corrispondente del "Mattino" da
Torre Annunziata, incessante fastidio per la connivenza
tra politica a camorra di quei luoghi. Giovane abusivo
in attesa di assunzione, che nella provincia napoletana
del dopo terremoto raccontava la sua realtà,
i suoi coetanei e il male divenuto parte del paesaggio
e della società: la camorra. La raccontava
bene, e bene racconta Franchini di lui con altrettanta
passione venata dalla malinconia del poteva essere,
intervallando l'inseguire della verità sull'omicidio
di Siani con scene di vita quotidiana che fanno
entrare il lettore nel variegato universo della
famiglia napoletana. Il suo sguardo è quello
di chi è andato via, ed ora ha un punto di
vista diverso. Non a caso il libro inizia con l'autore
che in attesa di una intervista a Walter Chiari,
assiste allo spettacolo dalla parte opposta, dietro
le quinte, ribaltando l'abitudine visiva.
La sua colpa era di non usare le regole per raccontare
la camorra, si, perché anche per raccontarla
ci sono le regole, Siani le aveva stravolte, la
sua colpa stava nella diversità di scrittura,
nel racconto della verità senza mediazione,
stava nel fare bene il suo mestiere. La sua colpa
stava nell'essere nato in un posto sormontato dal
cielo nero, dove la luce è rara eccezione
e i colori un miraggio da fiaba. Dopo, il giornale
così difficile da conquistare ne ha fatto
un'icona, la sua terra un eroe, e ora il suo nome
graffia una colonna di vetro che si innalza verso
il cielo nel Freedom Park di Arlington, ma quanti
Siani ci devono ancora essere affinché anche
la verità e la giustizia graffino la nostra
realtà divenendo abitudine?
Marco Ciriello |
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