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La
famiglia in bilico
di Paolo Di Stefano
Prefazione di Adriano Sofri
"Serie Bianca", ed. Feltrinelli
pp. 148
lire 18.000 / euro 9,30 |
| recensione di
Marco Ciriello |
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È in libreria un piccolo
libro, scritto bene, da inchiesta di vecchio stile,
che parla di noi. Si certo di noi, degli italiani.
Un viaggio da Nord a Sud "dentro" la famiglia, che
dopo i fatti di Novi Ligure, sembrava vacillare.
Il libro è "LA FAMIGLIA IN BILICO", scritto
da Paolo Di Stefano bravo giornalista del Corriere
della Sera, ed è edito da Feltrinelli. Ad
introdurre il viaggio vi è una leggera e
penetrante presentazione di Adriano Sofri. Romanzo
antropologico si direbbe in gergo, io preferisco
inchiesta vecchio stile, di quelle che non si fanno
più e che fanno lamentare Bocca e Biagi del
giornalismo d'oggi.
Paolo di Stefano da Pordenone a Palermo è
entrato in casa, nelle stanze e nei rapporti fra
genitori e figli raccontandoci rossori e cucine
naif, abiti firmati e desideri repressi, descrivendoci
il mutare del paesaggio italiano per la contentezza
di Lunardi e la periferia sempre in bocca a tutti
e sempre poco frequentata. Il libro va letto non
solo per la capacità di Paolo di Stefano
di saper raccontare ma soprattutto per il quadro
che disegna, interessante e pieno di spunti da indagare,
per l'Italia che ne viene fuori, si piena di difetti,
ma anche con diversi orizzonti di speranza da cogliere.
Le pagine del libro valgono dieci anni di Porta
a Porta tgmentana e mariedefilippi, c'è la
vita, i tabù, il giorno per giorno con la
scuola e le bollette, e ho idea che la lettura gioverebbe
molto ai nostri politici, che sembrano sempre più
altro, rispetto alla realtà che vorrebbero
governare.
Tra i punti in comune nonostante il ceto e il grado
culturale delle varie famiglie, che non sono campioni
ma come dice Sofri sono quelle famiglie lì,
ci sono: il brusio fisso da dama di compagnia della
televisione, accesa tutto il giorno più per
abitudine che per vero e proprio bisogno, la lontananza
e il disinteresse per la politica, fatta eccezione
solo per una famiglia speciale che sembra quella
del domani - e che ci fa sperare - . L'assenza di
giornali, quindi la quotidiana informazione a totale
devozione della verità dei Tg, il telefonino
per tutti dopo i dieci anni, una pallida passione
per Internet e una sfrenata corsa al rosario di
loghi per l'abbigliamento.
Poi ci sono i pantani dei dialoghi, che nemmeno
il tempo ha prosciugato, come il sesso e l'orrore.
Sono passati più di venti anni da quando
Pasolini girava l'Italia facendola parlare e arrossire
sul sesso e ancora in diverse famiglie l'argomento
è tabù, come pure il fatto di Novi
Ligure toccato sempre con poche frasi apocalittiche,
come se a parlarne se ne evocassero i demoni attirandoli
su di se. Di Stefano in modo cinematografico prima
di entrare in casa ci racconta i luoghi, gli sfondi
delle storie che ci verranno narrate, facendoci
scoprire tramonti da brivido in Sicilia, cieli come
lavagne a Pordenone, sbadiglianti paesaggi pugliesi
che la smemorata Italia sembra ignorare ma anche
quartieri come quello napoletano di Traiano, che
tradiscono i colori dei tramonti e la bellezza del
cielo rispedendoci nella realtà così
dura da sembrare finzione.
Il libro affronta molti argomenti dal rapporto genitori-figli
a quello figli-scuola-lavoro - e giù lamenti
- si va dal cibo ai fidanzamenti, dalle storie d'amore
alle scoperte, si sfiorano litigi e si scoprono
vecchie paure come quella dell'altro, dello straniero,
e con una famiglia straniera si conclude il viaggio,
marcando l'evoluzione da vecchi a nuovi italiani.
E proprio da questa, vengono le cose migliori a
mio avviso, dalla diversità.. è l'unica
che si pronuncia apertamente sulla politica, che
legge s'informa e che s'interessa anche ad altre
lingue. Padre tunisino, mussulmano, da trent'anni
in Italia con padronanza di diverse lingue, madre
italiana e cristiana, insegnate, due bambine aperte
che si sentono italiane ma che firmano in arabo,
a testimoniare che un altro mondo è possibile
è un'altra famiglia italiana pure.
P.s. Tra le tante cose che i nuovi italiani hanno
scelto di non avere, ce ne sono due a cui tengo
tantissimo e senza le quali non sarei come sono,
ma questo riguarda me e quindi una generazione diversa,
per questo le ho lasciate alla fine e fuori dal
testo. In quelle famiglie lì, mancano i nonni
e la radio, due cose che per me vanno a braccetto
con la fantasia, l'immaginazione, due cose che sembrano
metafisiche, e di cui scopri l'importanza solo dopo,
nel silenzio. Ma come ci ha raccontato Paolo di
Stefano, nelle nuove famiglie il silenzio non trova
spazio.
MARCO CIRIELLO |
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