Appello ai parlamentari sulla legge 185 - febbraio 2002
 

 
testi inviati da
Mario Boccia
e Giorgio Consorti
Quelli che seguono sono due appelli che girano in Internet in questi giorni. Esprimono la preoccupazione per la modifica discussa in Parlamento alla legge che regola l'esportazione e il commercio di armi possa rendere più difficile eventuali controlli sul traffico internazionale.

Il testo della legge (dal sito della Camera dei Deputati)


Primo appello
(fonte:emergency)

In Italia esiste una legge, la 185/90, che favorisce il controllo
sull'esportazione di armi e che, tra l'altro, vieta il commercio verso i
Paesi i cui governi sono responsabili di accertate violazioni delle convenzioni
internazionali in materia di diritti dell'uomo.
In questi giorni il parlamento sta discutendo un decreto di legge che ne
limiterebbe molto l'efficacia, diminuendo i controlli e favorendo di fatto
la produzione e l'esportazione. Emergency ha aderito, insieme con molte altre associazioni, alla campagna promossa dal settimanale Vita "Difendiamo la 185".
A questo indirizzo potrete trovare tutte le informazioni in merito:
http://web.vita.it/articolo/index.php3?NEWSID=13497.

Le associazioni che aderiscono stanno anche preparando un appello da
inviare ai parlamentari affinché la legge non venga modificata, e appena sarà pronto lo metteremo on-line in internet. Nel frattempo potete aderire mandando una mail a Vita, come indicato nel loro sito.

Così dice l'art. 1 della 185: 1. «L'esportazione, l'importazione e il
transito di materiale di armamento nonché la cessione delle relative licenze di produzione devono essere conformi alla politica estera e di difesa
dell'Italia. Tali operazioni vengono regolamentate dallo Stato secondo i
princìpi della Costituzione repubblicana che ripudia la guerra come mezzo
di risoluzione delle controversie internazionali.»

Ancora una volta vogliamo tutti insieme impedire che il nostro paese si
renda complice all'uccisione di molte persone inermi, producendo e fornendo
strumenti di morte. Come nel 1997, quando, tutti insieme, siamo riusciti a
far passare la legge per la messa al bando delle mine antiuomo.

CHIEDIAMO AI PARLAMENTARI
DI BLOCCARE IL DISEGNO DI LEGGE 1927
(fonte:peacelink)

Gentile Parlamentare,
la contattiamo in quanto Lei verrà chiamato ad esprimersi di disegno di
legge 1927 e a modificare la legge 185/90. Le spieghiamo di che si tratta.

Cosa è la legge 185/90
In Italia esiste una legge che vieta di inviare armi a dittatori e
nazioni in guerra. E' la legge 185/90.
Funziona bene da 12 anni. Prima di quella legge è stato possibile
vendere armi italiane a Gheddafi e a Saddam Hussein (tanto per fare degli esempi);
prima della legge 185/90 l'Italia ha esportato nel mondo il made in Italy
bellico così come faceva Alberto Sordi nel film "Finché c'è guerra c'è
speranza".
La legge 185/90 è stata una grande conquista di civiltà.
Ma la lobby delle armi la vuole cambiare.

La legge 185/90 e il disegno di legge n. 1927

In Parlamento sarà votato il disegno di legge n.1927 che andrà ad
intaccare i punti qualificanti della 185/90, favorendo l'esportazione di
armi e diminuendo i controlli.

Perché ci rivolgiamo a Lei

Ci rivolgiamo a Lei perché - in qualità di Parlamentare - impedisca la
modifica della 185/90 che ha come scopo prioritario quello di far
prevalere le esigenze di pace, sicurezza e rispetto dei diritti umani su quelle del puro e semplice profitto.
Noi non vogliamo che - per facendo prevalere il profitto sulle ragioni
che lo dovrebbero guidare - armi italiane vadano in mano a criminali, ad
assassini, a torturatori. Le chiediamo che nessuna modifica venga fatta
alle norme che impediscono di vendere armi a nazioni che violano i diritti
umani e che sono coinvolte in conflitti armati.
Le chiediamo - in poche parole - di bloccare la lobby delle armi e di
bloccare il disegno di legge 1927.
Le chiediamo di preservare il potere di controllo del Parlamento
sull'export di armi - garantito dalla legge 185/90 - e che il disegno di
legge n. 1927 ridurrebbe.

Per saperne di più

Alleghiamo alcune informazioni di ulteriore approfondimento, tratte da
Amnesty International e dall'Osservatorio sul Commercio delle Armi
(OSCAR).
Per ulteriori informazioni si può collegare al
sito di PeaceLink www.peacelink.it
sito del settimanale Vita www.vita.it
sito della Rete Lilliput www.retelilliput.org
sito di Amnesty International www.amnesty.it

c.p.2009
74100 Taranto
www.peacelink.it
fax 1782273886

ALLEGATI

COMUNICATO DI AMNESTY INTERNATIONAL SUL DISEGNO DI LEGGE 1927

"Il Parlamento non deve modificare la legge 185/90 sul commercio di
armi" ha dichiarato oggi Marco Bertotto, presidente della Sezione Italiana di
Amnesty International. "Dovrebbe invece chiederne al Governo la piena
applicazione, valorizzare le misure di trasparenza e i divieti di
esportazione verso quei paesi in cui armi e tecnologie militari potrebbero
essere utilizzate per consentire massicci abusi di diritti umani".
Il disegno di legge 1927, attualmente all'esame della Camera dei
Deputati, si propone la ratifica e l'esecuzione dell'accordo quadro relativo alle misure per facilitare la ristrutturazione e le attivita' per la difesa
europea, prevedendo inoltre emendamenti alla legge 185/90.
La normativa italiana, sebbene disattesa sotto certi aspetti,
rappresenta un modello nel panorama europeo ed internazionale per l'importanza che attribuisce al rispetto e alla promozione dei diritti umani, alla prevenzione dei conflitti.

"L'integrazione dell'industria europea degli armamenti" ha aggiunto
Marco Bertotto "non deve indebolire la trasparenza e il controllo del commercio delle armi. Il Parlamento e il Governo devono garantire il monitoraggio di
tutti i trasferimenti di armi, intensificando e meglio coordinando gli
sforzi atti a prevenire i conflitti e tutelare la popolazione civile".
(Per ulteriori informazioni: Ufficio Stampa Tel. 06 44.90.224)

I DIFETTI DEL DISEGNO DI LEGGE 1927
(TRATTO DAL DOSSIER DELL'OSSERVATORIO SUL COMMERCIO DELLE ARMI)


1)Non si applicano le tradizionali procedure autorizzatorie: scompaiono
quindi i riferimenti nella domanda di autorizzazione all'esportazione al
numero dei pezzi, al valore, al destinatario finale, alle intermediazioni
finanziarie, sia per i pezzi e componenti esportati, sia per il prodotto
finito (art. 6 del ddl).

2)non si applica il sistema di controlli previsto dalla legge per le
normali esportazioni. Tali esportazioni sono esenti dai controlli bancari
(art.11. del ddl), e non viene richiesto né il certificato di arrivo a
destino, nè il certificato di uso finale (art. 10 del ddl). Informazioni,
procedure e controlli sono drasticamente ridotti non solo per i singoli
pezzi e componenti esportati, ma anche per il prodotto finito. Esse non
riguardano solo gli scambi tra i paesi Nato e UE, ma anche i casi di
esportazione a paesi terzi o privati del materiale coprodotto dall'Italia
ed assemblato in un paese partner.

3)Il governo chiede di essere informato solo sulla destinazione
intermedia e non su quella finale del materiale coprodotto. In altre parole il
rilascio della licenza equivale ad un'abdicazione di sovranità e responsabilità e si traduce in una delega in bianco sulla scelta dei paesi di destinazione
finale (anche extra europeo o extra Nato, anche repressivo o aggressivi o
a privati inaffidabili) alle autorità del paese con cui si coproduce, senza
che le nostre autorità possano controllare nulla in merito. Il riferimento
all'adesione ai principi della nostra normativa risulta estremamente
generico e insufficiente a garantirne il rispetto dei divieti e dei
controlli. Secondo il magistrato Bellagamba "è così legittimata la
triangolazione". In una prospettiva più ampia europea, la prassi della
delega favorirà lo spostamento della capacità manifatturiera e di
assemblamento nei paesi con minori barriere all'esportazione e, al
contempo, un'armonizzazione verso il basso delle normativ!
e sulla trasparenza e controllo;

4)Ugualmente i divieti previsti dall'art-1 della legge saranno applicati
solo sul paese di destinazione intermedia (il paese Nato o UE con cui si
coproduce) e non su quello di destinazione finale (che può essere in
contrasto con i divieti della legge italiana) come accadeva fino adesso,
il che li rende superflui;
Nel caso di autorizzazione globale di progetto viene drasticamente
limitato anche il grado di trasparenza, di indirizzo e controllo
parlamentare. Per ciò che concerne le esportazioni che godono di
autorizzazione globale dalla relazione scompariranno informazioni circa
valore, destinatario finale, controlli bancari etc. Non sarà nemmeno più
possibile desumere dalla relazione, come negli anni passati, un quadro
completo e corretto sul valore aggregato delle nostre esportazioni,
operare le tradizionali analisi diacroniche sul trend e avere un quadro chiaro
di esportazioni per paese e per valore.

DOSSIER E AGGIORNAMENTI RELATIVI LI PUO' TROVARE SUI SEGUENTI SITI o IN RIFERIMENTO ALLE SEGUENTI ADESIONI:
Peacelink,
Missione Oggi,
VITA, http://web.vita.it/185/
Pax Christi,
Emergency,
Rete di Lilliput,
Associazione Obiettori non Violenti,
Osservatorio sul commercio delle armi e sull'applicazione della legge n.
185/1990,
Nigrizia,
AltrEconomia,
Amnesty International,
Unimondo,
Lunaria