Accame denuncia: anche i libici a Quirra
raccolta inviata da Giuseppe Spano

Pubblichiamo qui una raccolta di articoli tratti da quotidiani locali sardi e notizie delle agenzie di stampa ANSA e AGI.
dal nostro inviato Piero Mannironi


VILLAPUTZU. Il sottosegretario alla Difesa Salvatore Cicu, l'8 febbraio scorso, non aveva lasciato spazio ai dubbi: «Nel poligono di Perdasdefogu non è mai stato usato munizionamento contenente uranio impoverito». Un'affermazione netta, decisa, che sembrava voler chiudere subito il "caso Quirra". Poi, esattamente il 15 di questo mese, è tornato sull'argomento, modificando però la sua posizione.

«Confermo quanto una settimana fa ho dichiarato proprio a Perdasdefogu - ha detto infatti Cicu -. E cioè che nei poligoni sardi, esaminati tutti i documenti degli ultimi 10 anni, non si è rilevato l'utilizzo di munizionamento all'uranio impoverito in alcuna attività addestrativa e sperimentale». Dalla negazione assoluta sull'uso di materiale radioattivo, si è passati quindi a restringere il problema agli ultimi dieci anni. Come se non bastasse, poi, proprio tre giorni fa, il sottosegretario alla Difesa è tornato sull'argomento, rilasciando una dichiarazione di fuoco a un quotidiano sardo: «Voglio la verità sui morti di Quirra». E, quasi a confermare la sua determinazione, Cicu ha annunciato che il ministero della Difesa aprirà un'inchiesta, per far luce sul caso.

Le certezze iniziali del governo sembrano quindi essersi progressivamente indebolite. Anche il sottosegretario alla Difesa, evidentemente, sente ora l'esigenza di fare chiarezza su cosa è accaduto in quel poligono. E non solo negli ultimi anni.
Sembra quasi ci si sia dimenticati che, in quel pezzo di Sardegna off-limits, per anni abbiano circolato segretamente strani personaggi. Alcuni perfino inquietanti.

Tutti, a Muravera e a Villaputzu, ricordano infatti quel gruppo di libici, che diedero anche qualche problema di ordine pubblico. Il loro "capo" si dice fosse addirittura un parente stretto del colonnello Muhammar Gheddafi. «Quando entravano in un ristorante - ricorda qualcuno a Muravera - erano guai: il locale doveva essere infatti tutto per loro».

Già, i libici. Falco Accame, ex presidente della Commissione Difesa della Camera, fa riemergere fatti che sembrano essere stati cancellati dalla memoria collettiva: «Prima del giugno 1995, quando i magistrati Priore e Mastelloni si recarono insieme in Sardegna, pochi sapevano che i libici operavano nel poligono del Salto di Quirra. Stando nel poligono, i libici potevano venire a sapere ciò che accadeva là dentro. E, dopo di loro, la stessa cosa si verificò per gli iracheni».

«Dunque - continua Accame - personale di due Stati che oggi gli Stati Uniti chiamano "stati canaglia", avevano libero accesso a informazioni alle quali non avevano accesso gli italiani. Comprese le autorità locali della Sardegna. Ora ci troviamo, forse, nelle condizioni paradossali che, se vogliamo avere informazioni sull'uso di uranio impoverito nel poligono, dovremmo chiederle ai libici e agli iracheni. E certamente questi paesi erano interessati alle armi all'uranio impoverito, visto che tali armi erano, e sono, in possesso degli Usa e di Israele».

«Uno dei problemi che si pongono oggi - conclude Accame - è questo: chi aveva concesso a libici e iracheni il nuallosta di sicurezza? Nullaosta che, occorre ricordare, viene negato anche a moltissimi iltaliani. C'è da chiedersi anche se libici e iracheni abbiano sperimentato armi all'uranio, magari senza informare della loro natura le nostre autorità. O se, comunque, abbiano potuto avere conoscenza delle sperimentazioni eseguite da altri paesi nel poligono».

Ma nel 1995 Priore e Mastelloni ripercorsero una strada che aveva cercato inutilmente di battere il giudice istruttore di Trento, Carlo Palermo. Anche lui, infatti, indagando su un colossale traffico internazionale di armi, arrivò alla base di Capo San Lorenzo e alla fabbrica Avioelettronica, che vive in stretta simbiosi con le stellette.
E anche Palermo arrivò a scoprire quelle strane e inquietanti presenze nell'area militare. Libici, soprattutto.

Oggi, quindi, tutto deve essere storicizzato e si deve certo anche capire cosa imponeva in quegli anni la ragion di Stato. Sta di fatto che il poligono era molto di più di un'area nella quale venivano sperimentati missili e radiobersagli per le nostre forze armate e per gli alleati della Nato. C'è quindi una verità, sicuramente scomoda, che ancora non è venuta a galla. Una realtà che oggi non si può far finta di ignorare. Per capire cosa sta accadendo, ed è accaduto, a Quirra e a Escalaplano, alcuni veli devono essere sollevati.

Abbiamo il diritto di sapere se, oltre che sperimentare strumenti di morte, si sia seminata morte.
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