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MILANO, 19 OTTOBRE 2001 - "Siamo a conoscenza
di diversi tentativi da parte di al Qaeda d'impadronirsi
di materiale nucleare dismesso dall'industria
militare sovietica attraverso degli intermediari
della mafia russa. Non sappiamo con certezza
se questi tentativi sono andati a buon fine".
L'agghiacciante affermazione è di Friedrich
Steinhaeusler, fisico dell'università
californiana di Stanford, esperto di controllo
degli armamenti e membro della Commissione internazionale
di protezione dall'inquinamento radioattivo.
Steinhaeusler ha appena concluso insieme ai
colleghi di Stanford una dettagliata ricerca
sulla sicurezza nucleare in undici Paesi (Stati
Uniti, Cina, Germania, Austria, Polonia, Romania,
Svizzera, Israele, Brasile, Kazhakistan e Bangladesh)
da cui emerge chiaramente che sono pochissimi
gli Stati in cui il materiale nucleare viene
sufficientemente sorvegliato e monitorato.
Da dove le arrivano le informazioni sui tentativi
di al Qaeda di procurarsi materiale radioattivo?
"Varie polizie europee hanno registrato
movimenti sospetti di questa natura e in particolare
a Praga c'è stato recentemente un sequestro
di diversi chilogrammi di uranio arricchito
proveniente dalla Russia che stava per essere
consegnato in mano ai terroristi. Già
nel '98 è stato arrestato a Monaco di
Baviera un emissario di bin Laden che stava
cercando di procurarsi le componenti necessarie
per costruire una bomba atomica. E il "pentito"
Jamal Ahmed al Fadl ha dichiarato davanti a
un tribunale americano che i primi tentativi
risalgono addirittura al '94, quando fu mandato
da bin Laden in Sudan per comperare uranio arricchito
proveniente dal Sud Africa. Al Fadl si è
staccato proprio in quel momento da al Qaeda
e quindi non sa dire con certezza se l'affare
è andato a buon fine".
Si conoscono sono anche casi più recenti?
"Secondo l'Aiea, dal '99 ad oggi ci sono
stati sei casi di sequestro di uranio o plutonio
radioattivo, adatto alla costruzione di bombe
atomiche, messo in vendita sul mercato nero
internazionale fiorente nelle ex-repubbliche
sovietiche. Ma naturalmente questa è
solo la punta dell'iceberg. Secondo la commissione
internazionale di cui faccio parte, solo il
5-10% del materiale radioattivo offerto sul
mercato nero viene intercettato prima della
vendita. Secondo un recente studio del governo
americano, solo il 14% delle 600 tonnellate
di materiale radioattivo dismesso dall'industria
bellica sovietica si può considerare
al sicuro".
Lei considera davvero probabile che al Qaeda
abbia a disposizione degli ordigni nucleari?
"Non ancora, ma ritengo che possano essere
in possesso di isotopi radioattivi sufficienti
a contaminare vaste aree di territorio. Basterebbe
combinarli in maniera anche artigianale con
esplosivi convenzionali o semplicemente inserirli
nel sistema di areazione di un grande aeroporto,
di un centro commerciale o di un complesso di
uffici".
Uno scenario simile all'attacco in corso
con le spore dell'antrace spedite per posta...
"Appunto. Si tratterebbe di azioni terroristiche
"low-tech" molto efficaci e molto
più semplici di un attacco nucleare vero
e proprio, orientate alla destabilizzazione
di massa più che alla distruzione di
massa. Secondo me qualcosa di simile è
molto più plausibile di una seconda Hiroshima
ed è ora che le forze dell'ordine e i
vertici militari prendano atto di questa evoluzione.
E' inutile prevedere scenari avvenieristici
quando in realtà la minaccia è
molto più convenzionale".
di Elena Comelli
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