Non in nome di nostro figlio
Queste due lettere sono state inviate al presidente Bush e al New York Times all'indomani dell'11 settembre da Phillys e Orlando Rodriguez che hanno perso il figlio Greg nella distruzione del World Trade Center.
(foto: Preston Keres, AP)
da Solidarietà Internazionale, n. 5 settembre-ottobre 2001
 


Lettera inviata alla Casa Bianca

Dear president Bush,
nostro figlio é una delle vittime dell'attacco al WTC di martedì scorso. Abbiamo letto le sue dichiarazioni negli ultimi giorni; siamo a conoscenza delle risoluzioni delle due camere e del congresso che le concedono poteri illimitati al fine di rispondere agli attacchi terroristici. La sua prevista risposta all'attentato non ci fa soffrire meno per la morte di nostro figlio. Ci fa stare peggio. Ci porta a credere che il nostro governo stia usando la morte di nostro figlio come giustificazione al fine di causare sofferenza per altri figli e altri genitori in altre terre. Non é la prima volta che una persona che occupa la sua posizione ha avuto la concessione di poteri illimitati e poi se ne é dovuto pentire. Adesso non é il momento di compiere vuoti gesti per farci stare meglio. Non é il momento di agire con prepotenza. Esigiamo che lei pensi con calma e trovi il modo di elaborare soluzioni pacifiche e razionali al problema del terrorismo, soluzioni che non ci facciano piombare al livello disumano dei terroristi.

Lettera inviata al New York Times


Nostro figlio Greg é uno dei tanti scomparsi nella distruzione del World Trade Center. Dal momento in cui abbiamo ricevuto le prime notizie abbiamo condiviso momenti di dolore, conforto, speranza, disperazione, bei ricordi con sua moglie, con le nostre famiglie, con i vicini e i suoi amici, con i suoi colleghi della Cantor Fitzgerald, e con tutte le famiglie colpite che ogni giorno si incontrano all'Hotel Pierre. Vediamo che il nostro dolore e la nostra rabbia sono condivisi da quasi tutte le persone che incontriamo. Non possiamo dedicare troppa attenzione al flusso quotidiano di notizie su questo disastro. Ma leggiamo abbastanza i giornali per capire che il nostro governo si sta indirizzando sulla strada della vendetta violenta: la conseguenza sarà che altri figli o figlie, altri genitori e amici in terre lontane moriranno, soffriranno e tutto questro alimenterà nuovi risentimenti nei nostri confronti. Non é questa la strada giusta. Non servirà a vendicare la morte di nostro figlio. Non in nome di nostro figlio. nostro figlio é morto vittima di un'ideologia disumana. Le nostre azioni non possono seguire la stessa strada. Adesso piangiamo i nostri morti. Riflettiamo e preghiamo. Pensiamo ad una risposta razionale che possa portare al nostro mondo vera pace e vera giustizia. Ma, come nazione, non aumentiamo la disumanità dei nostri tempi.