La nostra marcia
di Frei Betto, dal Manifesto
l'articolo é stato inviato da Mario Boccia, al quale va il nostro ringraziamento
 


Domenica ho partecipato alla quarantunesima marcia per la pace da Perugia ad Assisi. E' stata una marcia di tutti i popoli, dal momento che lì mi sono trovato al fianco di palestinesi, haitiani, brasiliani, donne afghane, kurdi, africani e asiatici. Ritmicamente le persone applaudivano, in una manifestazione esplicita di chi vuole non solo la pace, ma soprattutto la fine della guerra.
Inutile che i gruppi cristiani pretendessero una marcia apolitica. Non c'è nulla di apolitico sotto il sole. Lo stesso Gesù non è morto di epatite in un letto, ma dopo due processi politici, dal momento che il suo messaggio spirituale aveva profonde - e scomode - ripercussioni politiche. Nella marcia tutte le realtà sociali presenti si sono unite in un solo partito politico: il Partito della Vita, contro le forze della morte.
Parlare di pace in questo momento significa pronunciarsi contro il terrorismo dal volto invisibile e il terrorismo di stato. L'odioso attentato dell'11 settembre va esclusivamente a vantaggio di un settore della società: l'estrema destra. Umiliata nella sua vulnerabilità, la Casa bianca ha reagito con la stessa moneta, scegliendo la legge del taglione. Ma, nella guerra dell'occhio per occhio entrambi i contendenti finiscono sempre ciechi. E, per la prima volta nella storia, un impero muove guerra contro un uomo, senza curarsi tuttavia dei sacrifici che questo significa per il popolo afghano.
Gli Stati uniti non hanno imparato nulla dalla propria storia. Persero in Corea, furono sconfitti in Vietnam, lasciarono l'Iraq senza aver rovesciato Saddam Hussein. Adesso s'impantanano in Afghanistan, dove hanno speso, nei soli due primi giorni di bombardamento, ventidue milioni di dollari. Una somma che equivale al Pil del paese attaccato.
La Marcia per la Pace è stata un appello alla non-violenza attiva. Una pressione perché la diplomazia prevalga sul furore bellico, il dialogo sull'odio, i negoziati sugli attacchi. E' stata anche la prima grande manifestazione contro l'attuale modello di globalizzazione - che sarebbe più esatto chiamare globo-colonizzazione - dopo Genova e dopo la distruzione del World Trade Center. Riassestati i rapporti di forza fra l'Est e l'Ovest con la fine della Guerra fredda, resta ora da impiantare la giustizia fra il Nord e il Sud. La pace sarà reale solo quando sarà figlia della giustizia, dicevano i cartelli affissi nelle vie di Perugia.
Per il prossimo gennaio i combattenti per la pace del mondo hanno già un appuntamento marcato nel secondo Forum Social Mundial a Porto Alegre, in Brasile. La marcia continua.

Frei Betto, domenicano brasiliano,
è teologo e scrittore