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Da Gino nel Panshir a tutti gli amici di Emergency
1 novembre 2001
Come passa in fretta il tempo... Quelle immagini simbolicamente
atroci
di grattacieli squarciati da aerei, quelle migliaia
di morti quasi non visti - ma immaginabili nella loro
angoscia disperata - mi sembrano vicinissime nel tempo,
direi questione di alcuni giorni.
Invece, sono già passati cinquanta giorni, cinquanta
giorni di guerra.
Ogni minuto trasmesso in diretta, fiumi di parole, di
voci, di analisi, di invenzioni sulla guerra.
Per una volta, mi verrebbe da dire, viva le televisioni.
Capisco che a questo punto la domanda "Ma Gino
sta bene o é ammattito?" sia già
venuta a qualcuno, ma cercherò ugualmente di
spiegarmi.
Premetto che qui, in Afghanistan, io posso ricevere
tranquillamente tutti i canali televisione e radio italiani
e non, per cui ho il privilegio di sentire e vedere
quel che si dice e si fa vedere in
Italia sull'Afghanistan.... standomene comodamente sdraiato
su una stuoia e un cuscinotto nella valle del Panshir.
E vi assicuro che, a volte, é davvero una grande
ricompensa: si possono degustare "commenti dal
fronte" provenienti da località dove andiamo
regolarmente a far la spesa al mercato della verdura,
il tutto
condito da immagini di bombardieri che sfrecciano tra
le nubi cariche di pioggia, mentre qui non si vede una
nuvola da venti giorni. E via
di questo passo, per arrivare, ma qui mi fermerei, ai
commenti dei "politici" sull'Afghanistan,
sul terrorismo, sull?Islam...
Non è davvero il caso, l'urgenza della situazione
non lo consente, di perdere tempo a puntare il dito
contro questo e quello ridendone
dell'ignoranza o della grossolanità. Se fossi
in Italia, probabilmente
mi incazzerei quanto voi, ma credo che in questo momento
conti poco.
Quello che conta, invece, é che questa guerra,
a differenza della Guerra del Golfo, la possiamo vedere.
Magari un po' distorta -
ciascuno tende a portare acqua al mulino del proprietario
del medesimo
- ma c'é, la possiamo vedere. Possiamo perfino
seguire la
neobattezzata "CNN araba", Al Jazeera - ma
voi ve li immaginereste
quelli del Qatar definire la CNN l' "Al Jazeera
americana"?
E possiamo anche seguire il piccolo neonato sito di
EMERGENCY
intitolato "Un altro Afghanistan". Per ora
é poco più che una finestrella, ma se
ci pensiamo e ci lavoriamo in tanti, se in tanti
saremo disposti a metterci idee, tempo, professionalità,
potrebbe diventare un progetto molto, molto interessante.
Perché la guerra la possiamo far vedere anche
noi, stavolta: foto,
testimonianze, storie, filmati (per questi mi dicono
esserci problemi tecnici ma niente é impossibile
per la fantasia di EMERGENCY).
Noi, finora, abbiamo documentato vittime: anche oggi
abbiamo aggiornato l'elenco di Kabul, i nostri dati
sono parziali, ma forse
proprio per la loro parzialità, veri. Assolutamente
veri. Questo é un bel vantaggio che abbiamo rispetto
alle televisioni da immagini di
repertorio non dichiarate, quelle che mostrano i marines
con il volto dipinto sfrecciare tra le palme di qualche
giungla asiatica.
Possiamo far vedere la guerra, e potremo continuare
a farlo anche quando le centinaia di giornalisti saranno
migrati verso nuove
"notizie". Così potremo dare sostanza
ancora maggiore alle nostre conferenze, alle mille iniziative
di informazione e di cultura che "il popolo di
EMERGENCY" sta portando avanti.
Perché di guerra da far vedere ce ne é
una sola, quella fatta di morti e feriti, di vite e
di case che si frantumano, sacrificate alla
"guerra globale contro il terrorismo".
Se riuscissimo a sviluppare la nostra capacità
di comunicare e di raggiungere molte persone, non solo
in Italia, potremmo davvero fare
una informazione "pesante", di quelle che
non possono essere ignorate.
Speriamo. Per ora vi abbraccio tutti
Gino
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