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(...) E' stato significativo il periodo dell'operazione
Vespri Siciliani, quando a tenere sotto controllo
armato i nostri uffici e le nostre case arrivarono
militari da tutta Italia.
Ogni domenica e ancor più durante le
grandi feste c'era quasi una gara nel mio condominio
a chi portava per primo ai soldati in tuta mimetica
e fucile mitragliatore, schierati fuori dal
portone o appostati per le scale o di fronte
al cancello del garage, fette di panettone e
dolci della città, dai cannoli alla cassata
siciliana, dolce barocco in cui gli zuccheri
si fondono con i colori solari della frutta
candita.
Dietro questi segni, lampi gioiosi di una civiltà
nobile e antica fondata sui sapori, qualche
veleno, qualche colpo frontale che almeno a
me ha lasciato per qualche tempo il segno. Come
quando, é il 1993, alcuni commercianti
con i negozi vicini a casa mia, affiggono manifesti
con appelli al prefetto perché la presenza
degli uomini armati e il conseguente divieto
di sosta gli hanno provocato danni economici
non indifferenti.
Fin qui protesta direi legittima e disagio anche
comprensibile: più difficile da digerire
il tono dei manifesti, esplicitamente contrari
alla mia presenza e a quella di mia moglie e
dei miei figli nello stabile. Davvero fa uno
strano effetto leggere da dietro i vetri di
una finestra, chiusa per motivi di sicurezza,
in un appartamento blindato guardato a vista
da uomini e mitra, dei manifesti sul muro di
fronte che protestano contro di te perché
lo stato ti considera un uomo a rischio per
la funzione che svolge in nome e per conto di
tutti gli altri cittadini. (...)
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