da "L'eredità scomoda ", di Gian Carlo Caselli e Antonio Ingroia,
a cura di Maurizio De Luca (Feltrinelli)
(foto di Enrico Natoli)
 

(...) E' stato significativo il periodo dell'operazione Vespri Siciliani, quando a tenere sotto controllo armato i nostri uffici e le nostre case arrivarono militari da tutta Italia.

Ogni domenica e ancor più durante le grandi feste c'era quasi una gara nel mio condominio a chi portava per primo ai soldati in tuta mimetica e fucile mitragliatore, schierati fuori dal portone o appostati per le scale o di fronte al cancello del garage, fette di panettone e dolci della città, dai cannoli alla cassata siciliana, dolce barocco in cui gli zuccheri si fondono con i colori solari della frutta candita.

Dietro questi segni, lampi gioiosi di una civiltà nobile e antica fondata sui sapori, qualche veleno, qualche colpo frontale che almeno a me ha lasciato per qualche tempo il segno. Come quando, é il 1993, alcuni commercianti con i negozi vicini a casa mia, affiggono manifesti con appelli al prefetto perché la presenza degli uomini armati e il conseguente divieto di sosta gli hanno provocato danni economici non indifferenti.

Fin qui protesta direi legittima e disagio anche comprensibile: più difficile da digerire il tono dei manifesti, esplicitamente contrari alla mia presenza e a quella di mia moglie e dei miei figli nello stabile. Davvero fa uno strano effetto leggere da dietro i vetri di una finestra, chiusa per motivi di sicurezza, in un appartamento blindato guardato a vista da uomini e mitra, dei manifesti sul muro di fronte che protestano contro di te perché lo stato ti considera un uomo a rischio per la funzione che svolge in nome e per conto di tutti gli altri cittadini. (...)