Ma che dice Brusca?

Giovanni Brusca, boss pentito arrestato all'indomani delle stragi e delle bombe dei primi anni '90, ha affermato ieri che Paolo Borsellino fu ucciso perché aveva individuato chi teneva i fili del legame tra mafia e Stato: la parte sana dello Stato, dunque, vicina come mai prima allo scontro risolutivo nella guerra con la mafia.

Noi leggiamo oggi sui nostri giornali che dall'11 settembre, giorno degli attentati negli Stati Uniti, "nulla sarà più come prima"... dov'era chi dice queste parole nel 1992? A scrivere le stesse parole sdegnate per poi riporle nel cassetto qualche mese dopo?

Per noi che abbiamo pensato questo sito come luogo di scambio e di confronto di idee, "nulla sarà più come prima" é iniziato proprio nel '92... per molti altri, per chi ha perso amici, parenti, genitori, figli nella guerra di mafia, "nulla sarà più come prima" é iniziato ancora prima...

Per questo troviamo insopportabile l'inefficienza dello Stato, troviamo incredibile che una democrazia i cui rappresentanti pretendono di affermare dei valori di civiltà, di diritti umani, di garanzie per i cittadini, non riescano ad avere ragione di chi, all'interno delle Istituzioni, fiancheggia il potere mafioso.

E troviamo sospetto che in una campagna elettorale infuocata come quella che ha portato al governo la Casa delle Libertà, né da destra, né da sinistra si sia levata una voce forte e non fraintendibile che ci dicesse: cittadini, votateci perché affronteremo una volta per tutte il problema della mafia.

Chiediamo, a chiunque legga queste parole, di ricordare. Di pensare che uomini che difendevano le istituzioni sono stati prima abbandonati, poi isolati e lasciati alla mercé delle armi mafiose. Di immaginare l'inimmaginabile, ovvero che in una democrazia come la nostra pezzi di Stato e mafia coincidano e lavorino insieme. Di chiedervi perché i mafiosi pentiti, spesso in grado di offrire spunti per nuove indagini, siano oggetto - in blocco - di una campagna di delegittimazione così accesa.

Noi, nel nostro piccolo, non possiamo fare molto, ma qualcosa possiamo fare.

Possiamo ricordarci quando andiamo a votare che in campagna elettorale la mafia non viene citata né a destra né a sinistra.

Possiamo informarci sul lavoro che é stato fatto nel passato da uomini e donne coraggiose che hanno deciso di sottrarsi alla logica dell'omertà, del girarsi dall'altra parte per poter dire "io non ne sapevo nulla", e applicare nella vita di tutti i giorni la logica opposta, ossia quella di interessarci a chi ci sta intorno, di essere informati su cosa avviene intorno a noi, di chiederci se quanto ci raccontano i media sia effettivamente la realtà dei fatti, di vivere la pace e tendere ad essa tutti i giorni.

Possiamo sostenere oggi chi crede ancora che la parte sana dello Stato debba prevalere: leggiamo, confrontiamoci, sforziamoci. Svegliamoci, togliendoci dalla testa che l'Italia sia un paese tanto più democratico di altri: quale democrazia può esserci se le Istituzioni lavorano insieme alla mafia?
Non lasciamoli soli i magistrati, i funzionari di polizia, i carabinieri, i politici che ci rappresentano con coraggio in questa lotta impari: facciamolo per noi stessi e anche per chi lotta tutti i giorni, al di fuori dei riflettori da "grande fratello" (quello orwelliano, non quello di canale 5...) che in questa società tanto "evoluta" sembrano decidere per noi cosa succede davvero e cosa no, chi esiste davvero e chi no.
Ricordiamoci di esistere, per quanto piccoli siamo.

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