 |
 |
 |
 |
| Per Giuseppe
Fava |
 |
5 gennaio 2004
Il cinque gennaio del 1984 veniva ucciso a Catania dalla
mafia di Santapaola e dei “quattro cavalieri del
lavoro” il direttore della rivista “I Siciliani”
Giuseppe Fava. Un giornalista.
Per chi cura questo sito, il suo nome si iscrive in un
tempo in cui eravamo giovanissimi e in teoria avremmo
dovuto essere spensierati. Di Fava e dell’importanza
del suo lavoro avremmo saputo – e capito - anni
dopo.
Oggi qui a Cuntrastamu abbiamo bisogno di ricordare Giuseppe
Fava e anche di prenderne esempio, in nome di un giornalismo
che giorno dopo giorno rimane ai margini dell’informazione,
quella con la “I” maiuscola, nella quale facciamo
fatica a riconoscerci. Quella che parla di “audience”,
di “share”, che riempie i quotidiani di “gadgets”
e videocassette e che si accontenta di commentare “i
fatti del giorno”, o della settimana, nel comodo
di uno studio televisivo.
Quella che diventa fazione, che scrive un fatto per far
piacere all’editore e ne ignora un altro per lo
stesso motivo.
Questa informazione non avrà parole oggi per ricordare
Giuseppe Fava, in un’epoca dove sono centinaia i
giornalisti, fotoreporter, operatori uccisi nel mondo
in nome della violenza dei poteri. Ed è un peccato
perché questo paese ha un disperato bisogno di
un’informazione non omologata, non asservita a chi
detiene il monopolio delle antenne e della formazione
del pensiero dell’opinione pubblica.
Abbiamo chiesto quindi a un bravo giornalista che non
frequenta studi televisivi e neanche redazioni “imbavagliate”,
di raccontarci cos’è stato quel periodo dei
“Siciliani” e chi era Giuseppe Fava.
Ringraziamo Riccardo Orioles per aver risposto alla nostra
richiesta e vi invitiamo a leggere le sue parole. Perché
ognuno deve fare la sua parte: se i lettori non leggono,
scrivere e rischiare la pelle a che serve?
|
 |
|
 |
|
|
 |
|
|