1 luglio 2003
In questi giorni è tornata improvvisamente alla
ribalta una notissima espressione che ha fatto il linguaggio
giornalistico degli anni Ottanta e Novanta, "intrecci
tra mafia e politica", "inchieste su mafia e politica",
"zone d'ombra tra mafia e politca". E' tornata alla
ribalta dopo la notizia dell'avviso di garanzia inviato
a Salvatore (Totò) Cuffaro, Presidente della
Regione Siciliana (Udc) accusato di concorso esterno
in associazione mafiosa e di corruzione dalla Procura
di Palermo. L'inchiesta nasce molti mesi fa, quando
finì in manette il dott. Guttadauro, noto medico
oncologo nonché - per la Procura - boss di Brancaccio
e uomo di fiducia di Bernardo Provenzano. Da numerose
intercettazioni telefoniche (non da tardive o imprecise
dichiarazioni di un "pentito") risulta che il dott.
Guttadauro fosse tra i compilatori - ispiratori delle
liste elettorali per le regionali del 2001 e ne discutesse
da vero uomo d'affari con Domenico Miceli, uomo Udc
e assessore alla sanità al Comune di Palermo
dimessosi nei mesi scorsi, proprio all'avvio dell'inchiesta,
che non lo aveva ancora toccato ma che ne faceva già
un personaggio assai chiacchierato.
Bene dunque, questi pochi - ricchissimi - elementi ci
inducono almeno due riflessioni.
La prima: al di là delle responsabilità
personali, si scopre di nuovo che Cosa Nostra si interessa
alla politica, ne sceglie i rappresentanti a seconda
della malleabilità e vicinanza a determinate
famiglie mafiose, li seleziona insieme agli "addetti
ai lavori", si assicura che i propri interessi vengano
tutelati e che gli interlocutori capiscano bene. Se
non è questa un'azione eversiva tesa a modificare
il normale svolgimento della vita politica di una normale
democrazia, a modificarla a partire dalla formazione
della classe politica, Cosa Nosra passerà da
associazione criminale a lobby di interessi, al pari
di un qualsiasi sindacato di imprese o lavoratori. Tenendo
presente però a trattativa ....
La seconda. Un avviso di garanzia è un avviso
di garanzia: dopo più di un decennio dall'introduzione
di questo istituto, si dovrebbero mantenere i nervi
più saldi e - se rappresentanti politici - rispondere
serenamente ai cittadini e ai magistrati. ´Se avessi
tradito la fiducia dei siciliani - recita a freddo Cuffaro,
in diretta al Tgr Sicilia - meriterei di finire in carcere
per il resto dei miei giorniª. Non si tratta di aver
tradito la fiducia dei suoi corregionali Presidente
Cuffaro, ma - eventualmente - di aver violato il codice
penale; e non meriterebbe affatto di finre in galera
a vita, ma solo di scontare la pena prevista dal c.p.p.,
come qualsiasi altro cittadino.
Perchè quindi non dire: io non c'entro niente,
sono pulito e i siciliani possono star tranquilli; sono
a disposizione della magistratura per aiutarli a far
luce su questa vicenda inquietante perchè sono
tra coloro che si battono per l'affermazione della legalità
contro il potere mafioso nel nome di tutti i siciliani
perbene? Una svista, sen'altro, alla quale siamo abituati
da decenni e forse assuefatti.
Uno spiraglio, forse uno spiraglio si apre. Qualche
settimana fa è stato arrestato per reati analoghi
a quelli contestati a Cuffaro Antonino Fontana, ex dirigente
del Pci e poi Ds. Nell'81 Pio La Torre ne chiese l'espulsione
dal partito perchè troppo chiacchierato, troppo
sospetta la ricchezza di quel dirigente, decisamente
in contrasto con l'operazione antimafiosa del segretario
regionale, poi ucciso. Non se ne fece niente, Fontana
continuò la sua carriera politica fino alle manette
scattate poche settimane fa. E lo spiraglio sta nelle
parole di compagno di partito di Fontana, l'on. Peppe
Lumia: ´Líautonomia e líindipendenza della magistratura
sono per noi un valore anche in questa occasione. Chiunque
debordi dallíidea che lo sviluppo possa arrivare solo
attraverso líaffermazione della legalità e si
affida ai rapporti con Cosa nostra, deve essere colpito
con mano ferma e severaª. Speriamo che questo spiraglio
sia vera luce.
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