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| Assolto, prescritto,
santificato: fine del processo per mafia a Giulio Belzebù
Andreotti |
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4 maggio 2003
Assolto in Appello il senatore a vita Giulio Andreotti
dallaccusa di concorso esterno in associazione mafiosa.
Assolto nuovamente dopo la sentenza di primo grado che
aveva stabilto che il fatto non sussiste,
ovvero insufficienza di prove secondo la formula
del vecchio codice.
La Procura di Palermo aveva ricorso in Appello, certa
che le prove raccolte nella seconda fase di istruttoria
sarebbero state sufficienti per avere ragione dellaccusa
al senatore. Errore. I giudici di Palermo che hanno
riconosciuto alle parti un atteggiamento di grande rispetto
reciproco durante il processo (rara virtù in processi
eccellenti, come la cronaca di questi ultimi mesi dimostra)
- hanno rinnovato lassoluzione ad Andreotti, anche
se il meccanismo della sentenza si chiarirà, al
solito, con le motivazioni che verranno.
Quel che si può dire al momento é che la
Procura ha perso, nuovamente, nonostante le deposizioni
del nuovo collaboratore di giustizia Antonino Giuffré,
lex braccio destro di Bernardo Provenzano, che con
le sue dichiarazioni pure aveva reso possibile arresti
importanti e aperto nuovi capitoli di inchiesta. Non sono
bastate le sue parole, perché non nuove
rispetto alle dichiarazioni rese già in primo grado
da altri importanti collaboratori (Marino Mannoia, Mutolo,
Messina, Buscetta, ecc.): Giuffré avrebbe potuto
venire a conoscenza di quei fatti dai giornali, dalla
tv visto il clamore che avevano suscitato (a cominciare
dallincontro con il potentissimo Stefano Bontate
subito dopo lomicidio del presidente della Regione
Siciliana Piersanti Mattarella per continuare con lormai
mitico bacio con Totò u curtu Riina). Certo, il
pentito potrebbe non aver brillato per originalità:
e allora? Forse i fatti son quelli.
Non dimentichiamo, tra laltro, che i fatti imputati
al senatore partono da molto lontano, dagli anni Settanta.
Già in primo grado era stato difficile trovare
riscontri oggettivi alle dichiarazioni dei collaboratori,
perché i loro ricordi (date di incontri, orari,
nomi dei partecipanti) non erano precisi, cioé
questi pentiti non si ricordavano con oggettiva precisione
fatti risalenti a 15, 20, 30 anni prima.
Sulla veneranda età di taluni fatti é caduto
il velo consolatorio della prescrizione, che ha cancellato
i reati fino all80. Saranno le motivazioni della
sentenza a chiarire la valutazione delle condotte criminali
attribuite ad Andreotti prima della primavera dell80,
condotte che i giudici potrebbero aver ritenuto provate
ma poi coperte dalla prescrizione intervenuta tra novembre
e dicembre 2002.
In conclusione, è vero che la storia non si scrive
nelle aule dei tribunali: il senatore a vita Giulio Andreotti
sarà anche non colpevole di associazione mafiosa
(la sua innocenza, ovvero esclusione dai reati contestati,
non è mai stata sentenziata da nessun tribunale;
e non dimentichiamoci la condanna in Appello a Perugia
a 24 anni di carcere, come mandante dellomicidio
Pecorelli, eseguito dalla mafia di Bontate) ma la sua
responsabilità in quanto sette volte Presidente
del Consiglio, infinite volte Ministro della Repubblica
e capo corrente della potente Dc non si cancella con questa
assoluzione.
A riprova di questo, proponiamo alcune osservazioni relative
alle accuse al senatore Andreotti vagliate dai giudici
di primo grado che nellassolverlo sottolineano le
bugie dichiarate alla corte e aprono importantissimi elementi
di valutazione politica a partire da dati
oggettivi. Se la giustizia assolve il paese può
comunque pensare. Approfondimenti
Andreotti ha dichiarato alla corte di non aver mai intrattenuto
rapporti con i cugini Salvo, uomini donore della
famiglia di Salemi, riconosciuti mandanti dellassassinio
del Consigliere Istruttore Rocco Chinnici; il processo
ha dimostrato al contrario che il senatore ha conosciuto
e frequentato i Salvo (ci sono in proposito non solo dichiarazioni
di collaboratori ma anche fotografie che lo testimoniano,
come quelle di Letizia Battaglia). Andreotti per i suoi
spostamenti in Sicilia usa lauto blindata che gli
stessi cugini gli mettono a disposizione. Andreotti regala
vassoi dargento per le nozze di una rampolla Salvo
ma senza partecipare allo spolalizio perché - non
dilentichiamolo il senaote ha un senso dello stato
superiore (superiore ad esempio al suo collega di partito
ed ex ministro Calogero Mannino che invece farà
da testimone ad un matrimio di uomini donore agrigentini).
La corte nella sentenza respinge le asserzioni dellimputato
di non aver intrattenuto rapporti con i Salvo che invece
è stata inequivocabilmente contraddetta dalle
risultanze probatorie. Le prove raccolte non sono
tuttavia tali per i giudici da giustificare una permanente
disponibilità ad attivarsi per il conseguimento
degli obiettivi propri dellassociazione mafiosa.
E ancora: le prove raccolte non sono sufficienti
a provare che limputato abbia espresso la propria
adesione al sodalizio criminoso mettendosi a disposizione
di esso, ovvero abbia prestato un contributo causalmente
orientato ad agevolare lassociazione.
Insomma, per i giudici siccome non cè stata
una disponibilità permanente nei confronti dei
mafiosi e siccome lattività del senatore
non è stata orientata esclusivamente alla soddisfazione
degli interessi mafiosi non si può condannare chi
abbia nella sua qualità di Ministro, Presidente
del Consiglio, senatore e capo partito agevolato anche
i mafiosi.
Perché sia ravvisabile un contributo partecipativo
penalmente rilevante occorre che sia provata una manifestazione
di impegno con cui il soggeto mette le proprie energie
a disposizione dellorganizzazione criminale, ampliandone
la potenzialità operativa.
Andreotti poi è il referente nazionale delonorevole
Salvo Lima, organicamente inserito nella struttura criminale
di Cosa nostra. Sarà il Generale Dalla Chiesa nel
1982 a manifestare chiaramente ad Andreotti, allora Presidente
del Consiglio, la collusione di Lima con la mafia. Andreotti
non stigmatizzerà il comportamento assai più
che chiacchierato di Lima; viceversa, contro il parere
di Spadolini e Rognoni (rispettivamente ministri dellInterno
e di Grazia e Giustizia) non confermerà al Generale
i poteri operativi promessi al momento del suo insediamento
a Palermo, città scolvolta dalla guerra di mafia
e dalla recentissima uccisione di Pio La Torre. Due mesi
dopo il Generale, sua moglie Emanuela e lagente
di scorta Domenico Russo saranno massacrati in pieno centro
a Palermo.
Anche il caso del bancarottiere Michele Sindona entra
nel processo. Il banchiere di Patti, riciclatore del denaro
di Cosa Nostra, sorvegliato fin dal 72 dal Narcotics
Bureau degli Usa e dal 74 ricercato in Italia per
bancarotta fraudolenta, considerava il senatore
Andreotti un importantissimo punto di riferimento politico,
cui potevano essere rivolte le proprie istanze ... A questo
atteggiamento del Sindona continuano i giudici
- fece riscontro un continuativo interessamento del sentaore
Andreotti, proprio in un periodo in cui egli ricopriva
importantissime cariche governative (Ministro della
Repubblica e Presidente del Consiglio). In pratica, mentre
il Sindona elaborava progetti di salvataggio della sua
Banca Privata Italiana contrastato dai vertici della Banca
dItalia e dal Commissario liquidatore Giorgio Ambrosoli
(fatto uccidere dallo stesso Sindona), Giulio si mobilitava
in compagnia di soggetti mafiosi e della loggia P2. Tuttavia
per la corte le condotte poste in essere dal senatore
Andreotti nei confronti del Sindona potrebbero intergare
la fattispecie della partecipazione allassociazione
di tipo mafioso soltanto qualora assumessero per
le loro caratteristiche intrinseche significatività
e concludenza in termini di affectio societatis.
Inoltre non è provato che il senatore fosse consapevole
della pericolosità del Sindona: Banca dItalia,
autorità diplomatiche e investigative Usa, carabinieri
e magistrati italiani e fonti giornalistiche sapevano;
il Presidente del Consiglio nella sua non colpevole ignoranza
si trova dalla parte di mafiosi e massoni. |
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