Un saluto ad Antonino Caponnetto
11 dicembre 2002

A metà della cerimonia, prende la parola il Presidente del Consiglio, che si alza per raggiungere con passi sicuri il microfono salutando con uno sguardo rispettoso - passandogli davanti - il Presidente della Repubblica.
Il suo discorso è una pagina tra le più alte della storia della nostra Repubblica, cito a memoria il passo più significativo:
"Antonino Caponnetto è morto oggi, lasciando uno spazio incolmabile. Ciò che lo Stato ha raggiunto grazie alla strategia da lui messa a punto, dopo che ne ebbe raccolto l'eredità, e da altri messa in pratica - a volte fino fino all'estremo sacrificio - ha quasi sconfitto per sempre l'ala militare di Cosa Nostra. Ne ha indebolito la leadership, ha detto ai cittadini che per la prima volta nella storia della Repubblica, lo Stato si sarebbe fatto finalmente carico dei loro bisogni, che non avrebbero più dovuto ricorrere al boss del quartiere per i bisogni elementari come l'acqua potabile.

Dopo il raggiungimento della pensione, Caponnetto non è restato a guardare. Ha girato l'Italia in lungo e in largo per incontrare i più giovani, le generazioni che nel prossimo futuro erediteranno i posti decisionali della nazione. Per ricordar loro che la guardia contro la corruzione delle menti e delle abitudini deve essere sempre alta, che non basta lamentarsi che le cose non vanno, ma bisogna avere il coraggio e la speranza di impegnarsi in prima persona"... a questo punto, il Presidente del Consiglio ha un cedimento emotivo. E' addirittura il capo dell'opposizione, ovviamente presente alla cerimonia, che gli va incontro per sorreggerlo ed accompagnarlo al suo posto nell'applauso spontaneo della folla presente.
Un miglior congedo per un uomo valoroso come Antonino Caponnetto non avrebbe potuto esserci: stavolta, lo Stato si è ricordato degnamente di un suo rappresentante.
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Ovviamente, le cose non sono andate così.
Ovviamente c'erano le solite facce: quelle dei "preti" che osano fare il proprio mestiere in ambiti che non sono solo quelli racchiusi dalle mura della parrocchia. Don Luigi Ciotti, Don Tonio Dall'Olio.
Quelle dei colleghi ed ex colleghi: Ayala e Brutti, che vissero la stagione dei veleni nella procura di Palermo, che assistettero impotenti alla votazione in cui il CSM preferiva Antonino Meli a Giovanni Falcone per ricoprire la carica di capo dell'ufficio istruzione di Palermo ("Fu il giorno in cui Giovanni iniziò a morire", disse Caponnetto.

E la prima mano verso il baratro non la stava dando Cosa Nostra vestita con lupara e coppola, ma il Consiglio Superiore della Magistratura);
Ingroia e Caselli, i "comunisti" come disse una volta Totò Riina, imitato da molti esponenti politici che oggi siedono in Parlamento e al Senato;
Rita Borsellino, che insieme a Caponnetto ha visitato centinaia di scuole, ha visto migliaia di ragazze e ragazzi per ricordare cos'è stata la mafia e cos'è oggi, cosa significa "legalità" in un paese come il nostro;
gli uomini della scorta, di cui uno in lacrime prende il microfono e ringrazia "Nonno Nino" per tutto quello che gli ha insegnato;
Gioacchino Basile, un sindacalista del porto di Palermo, che ha denunciato i mafiosi dei cantieri navali e oggi molti si chiedono come mai sia ancora vivo;
Tano Grasso, figura umile ma gigantesca. Siede molto indietro nei banchi della Chiesa: uno di quelli per cui non è importante far vedere di essere lì, ma esserci e basta;
c'erano persone che non ho riconosciuto, o che non ho visto, e con le quali mi scuso. Qualche autorità cittadina, il sindaco di Firenze.
E c'erano per fortuna tante, tante persone comuni, cittadini per i quali onorare la sua morte era il minimo che si potesse fare per un uomo simile.

Non ha lasciato slogan di cui innamorarsi per una stagione, non gridava "Resistere, resistere, resistere" lui, non era il tipo. Ma sulle barricate ci è stato e ci stava eccome.

Che non sia stato senatore a vita un uomo come lui, e che al suo posto ci siano persone venerate come dei ma con pesanti condanne pendenti sul loro capo, dovrebbe lasciar sgomenti chiunque. Ma è così questo Paese, in fondo mica va tutto male, dai, siamo anche simpatici ed estrosi ed esportiamo la pizza e il mandolino...
Non ce lo dimentichiamo, quest'uomo fantastico. E non dimentichiamo le facce di chi domenica era in quella chiesa, a proseguire un discorso che non si interrompe mai, anche se in tivù fa poca audience.
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