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| Carnevale assolto:
"Il fatto non sussiste" |
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A seguito della sentenza
assolutoria dell'alta corte di Cassazione nei confronti
dell'ex giudice Corrado Carnevale, ci siamo interrogati
sulle ragioni della stessa e sul significato di quest'ennesima
smentita dell'operato della procura di Palermo.
L'alto magistrato fu rinviato a giudizio nell'aprile del
1998, con l'accusa di "concorso esterno in associazione
mafiosa" dalla procura di Palermo, allora guidata
da Gian Carlo Caselli. Fu assolto in primo grado "per
non aver commesso il fatto", nonostante il pubblico
ministero avesse chiesto una condanna a otto anni di carcere.
Nel giugno del 2001 la Corte di appello di Palermo condanna
Carnevale a sei anni di carcere per concorso esterno in
associazione mafiosa.
Oltre alle numerose dichiarazioni dei collaboratori di
giustizia, rese in questi anni anche nell'ambito di altri
processi (per l'omicidio Lima e contro il senatore Giulio
Andreotti) e alle testimonianze di ex colleghi del giudice,
per i magistrati palmermitani parlavano le numerose assoluzioni
con cui il giudice "ammazzasentenze" aveva cancellato
il lavoro di altri magistrati, in particolare di Falcone
e del pool antimafia, puntando il dito su cavilli procedurali
e dettagli tecnico-giuridici. Come quando aveva annullato
la sentenza contro i tre killer del capitano dei carabinieri
di Monreale (PA) Emanuele Basile, ucciso il 4 maggio 1980,
per "l'omesso avviso a taluni difensori della data
di estrazione dei giudici popolari". Un verdetto
che usciva fuori dai binari giurisprudenziali della suprema
corte che con una sentenza successiva dovette provvedere
a ristabilire la propria giurisprudenza.
Le accuse raccolte dalla procura dunque non sono state
giudicate sufficienti dalla Cassazione che ha assolto
Carnevale il 30 ottobre scorso.
Nelle pagine che seguono Cuntrastamu ha raccolto gli articoli
usciti in questi giorni sulla stampa oltre a commenti
precedenti sul processo d'appello allora in corso.
Abbiamo raccolto alcune delle dichiarazioni dei collaboratori
di giustizia rese nell'ambito del processo contro il senatore
Giulio Andreotti, dalle quali hanno preso avvio le successive
indagini contro Carnevale, e le valutazioni della corte
d'assise di Palermo in merito all'attendibilità
di tali dichiarazioni, argomento che tuttora è
oggetto di dibattito e talvolta di aspre polemiche tra
magistratura, avvocatura e politici.
Infine riproponiamo un'intervento dell'attuale procuratore
generale di Torino Gian Carlo Caselli estratto da un convegno
commemorativo per la strage di Capaci. Non avendo rintracciato
sue dichiarazioni dopo le decisioni della Cassazione,
ci sembrava importante invitarvi a riflettere su alcune
valutazioni dell'ex capo della procura di Palermo che
a nostro avviso - pur non sollevandolo completamente dall''accusa
di temerarietà o peggio di parzialità -
pongono inquietanti interrogativi: in particolare il lavoro
della procura ha ricevuto un secco "no" della
Cassazione solo nei confronti di esponenti del mondo politico
e istituzionale, mentre sono state tutte confermate le
condanne contro mafiosi ed imprenditori collusi (il famoso
251 a zero).
Abbiamo cercato di attingere da fonti di idee ed orientamento
diverse e vi invitiamo ad inviarci, per la pubblicazione,
ulteriore materiale.
O anche, più semplicemente, le vostre idee in proposito.
Buona lettura. >
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