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| Tre nomi, tre vite |
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4 settembre 2002
Libero Grassi, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Federico Del
Prete.
Dei primi due, il 29 agosto e il 3 settembre ricorreva
l'anniversario della morte.
Il ministro Martino, nella cerimonia religiosa in memoria
di Dalla Chiesa tenutasi a Roma, diceva che il generale
dei carabinieri ucciso a Palermo nel 1982 fu ucciso dalla
"barbarie umana".
Non dalla mafia, e probabilmente da qualche mano occulta
spesso presente in questo tipo di omicidi "eccellenti":
dalla "barbarie umana".
Dunque un fatto quasi inevitabile, chè la barbarie
umana è esistita sempre e sempre esisterà,
ed è inutile pensare di contrapporre una qualsiasi
volontà per cancellarla.
Ecco che lo Stato scarica ancora una volta la responsabilità
di individuare i colpevoli, di riuscire a chiamare gli
assassini con nome e cognome. Questa volta ha avuto il
volto del ministro Martino, ma sono tanti i politici accomunati
da questo strano modo di rappresentare i cittadini.
Per Libero Grassi, il commerciante palermitano ucciso
per aver rifiutato di pagare il "pizzo", nessuna
cerimonia se non il ricordo dei familiari e di pochi altri.
Nel frattempo Palermo è sempre una città
dove se non vuoi avere a che fare con la mafia, puoi scordarti
di aprire una qualsiasi attività commerciale. Una
realtà sotto gli occhi di tutti, ma si sa, è
la "barbarie umana", non si può affrontare.
Per Federico Del Prete, sindacalista campano ucciso quest'anno
dalla camorra per aver denunciato un giro illegale di
miliardi legato alla vendita - morto nel silenzio e nell'indifferenza
delle istituzioni ma anche dei cittadini - si muovono
le prime indagini per individuare gli autori dell'omicidio.
Qual è il ruolo di noi cittadini di fronte a queste
vite? Andare a votare ogni volta che ce lo chiedono può
bastare? Può bastarci che lo Stato si limiti ad
emettere francobolli raffiguranti queste persone (successe
per Falcone e Borsellino, è accaduto di nuovo per
Dalla Chiesa)? |
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