3 luglio 2002, un giorno come tanti altri
3 luglio 2002

- Vittoria, Sicilia: il presidente dell'associazione antiracket locale subisce un attentato intimidatorio. Sconosciuti distruggono il cancello della sua abitazione. Il presidente ha già subìto diversi attentati alla sua azienda, nonchè un attentato in cui è scampato per miracolo alle pallottole degli aggressori. Ha sempre ricominciato a lavorare dopo gli attentati.

- Catanzaro: reazioni dei politici locali dopo un attentato dinamitardo a una concessionaria di automobili.
(fonte: Il Giornale di Calabria)
Il questore Matteo Cinque: "Alcuni episodi possono essere adeguatamente fronteggiati solo ove si affianchi all’attività di polizia la piena collaborazione delle parti lese”.

Il vicepresidente del consiglio comunale di Catanzaro, Giuseppe Guerriero: “Nei prossimi mesi e nei prossimi anni, la città di Catanzaro sarà interessata a consistenti finanziamenti pubblici e privati. Si tratta di centinaia di milioni di euro che serviranno a realizzare una serie di importanti infrastrutture necessarie alla città per il suo rilancio. Bisogna sventare il pericolo di infiltrazioni mafiose da parte di organizzazioni criminali interessate a mettere le mani su questi finanziamenti e vanificare il loro effetto positivo. Se non contrasteremo in tempo la criminalità, molti imprenditori, oggi interessati a mettere radici nel territorio cittadino e nell’immediato hinterland, potrebbero decidere di mollare tutto. Ecco perché dalle istituzioni, dal Comune in particolare, ma anche dalla Provincia e dalla Regione, oltre che dallo Stato, deve venire una risposta forte che scoraggi sul nascere il possibile assalto della criminalità alla città di Catanzaro”.

- Marisa Fagà del Ccd: “Sento, pertanto, forte il bisogno di invocare una maggiore presenza dello Stato nel nostro territorio, chiedendo un impegno più attento da parte del Governo perché nella nostra regione ci siano più risorse umane impegnate nella lotta alla mafia. Sento, però, altrettanto forte ed irrefrenabile il bisogno di rivolgere un appello alla nostra gente perché coralmente si ribelli. Ciascuno di noi deve concorrere alla realizzazione di una rivolta culturale volta a sconfiggere gli imperdonabili silenzi e le diffuse omertà, concorrendo, con l’attenta magistratura, a stanare chi, quotidianamente, offende il sofferente, generoso e laborioso popolo calabrese.”.

- Il presidente Berlusconi, nel riferire in Parlamento sulle dimissioni del Ministro dell'Interno Scajola, definisce Marco Biagi - ucciso in un agguato, presumibilmente dalle Brigate Rosse - "un eroe e un martire". Lo stesso Biagi era stato definito dall'ormai ex Ministro dell'Interno un "rompicoglioni che punta solo al rinnovo del contratto".

- Il governo ritiene che Cofferati abbia contribuito a esasperare gli animi usando locuzioni come "patto scellerato tra governo e confindustria". Altre locuzioni provenienti da esponenti governativi sono state trattate con ben altra indulgenza: saremmo curiosi di sapere come, secondo il governo in carica, un boss mafioso latitante dovrebbe essere impaurito dallo Stato quando un Ministro in carica afferma che "con la mafia bisogna convivere".

- Lunedì prossimo i giudici di Palermo saranno a Palazzo Chigi per interrogare il Presidente del Consiglio in merito al processo che vede il senatore Marcello Dell'Utri imputato per concorso in attività mafiosa: da ciò che si legge sui giornali i legali di Dell'Utri sono contrari.

Ora, appare evidente collegando queste notizie - almeno ai nostri occhi, che sono minuscoli e sicuramente fallibili - lo scollamento tra la rappresentanza politica e la vita nel resto del paese, almeno di una parte del nostro paese. Che distanza enorme fra il disaccordo dei legali di Dell'Utri a sentire Berlusconi come teste e il cancello divelto a Vittoria, la concessionaria distrutta da una bomba a Catanzaro, le invocazioni dei politici locali per una "presenza più forte dello Stato" e il silenzio globale, da parte della politica "che conta" su questi episodi di intimidazione.

La vita in Italia continua a procedere su due binari paralleli separati solo da un enorme cuscinetto di indifferenza della maggior parte di noi. Anzi, no. Tra un po' di giorni si parlerà del decennale della strage di via D'Amelio, quella di Borsellino: per un giorno si riapriranno le commemorazioni, si tireranno fuori i filmati dagli archivi, si scriverà quant'era buono bravo e bello Paolo Borsellino e quanto angelica la sua scorta.

A poco servirà, questo giorno, se ognuno di noi, nel suo piccolo, non si farà carico di capire che un cancello divelto a Vittoria o una concessionaria distrutta da una bomba a Catanzaro sono qualcosa che riguarda tutti noi.
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