Dieci anni, un secolo fa
4 gennaio 2002

Dieci anni fa, da maggio a luglio, con le stragi di Capaci e via D'Amelio Cosa Nostra ha decapitato quella parte di istituzioni che stava arrivando a metterla in grave crisi.
Fino al '95 i magistrati, gli inquirenti, le Forze dell'Ordine, hanno potuto mettere a frutto il risultato di anni di lavoro: boss arrestati, mafiosi che iniziavano a collaborare con la giustizia, beni e armi confiscate.

C'é stato un momento in cui forse si poteva sperare che lo stato ce l'avrebbe fatta a vincere questa guerra civile che esiste in Italia dal finire del 1800.
Poi, qualcosa é cambiato. Oggi, di nuovo, di mafia non si parla quasi più: come se non esistesse.

Certo, meglio non parlarne che parlarne a sproposito, come ha fatto il ministro delle Infrastrutture Lunardi quest'estate: vogliamo sperare ancora che sia stata una leggerezza, la sua, quando ha affermato che "con la mafia si deve convivere".

No, signor Ministro. Noi abbiamo rispetto per i mafiosi in quanto esseri umani come noi, ma dalle istituzioni che ci rappresentano ci aspettiamo ben altro che la prefigurazione di una "convivenza" con la criminalità organizzata.
Dalle istituzioni ci aspettiamo un impegno quotidiano, dei progetti a lungo termine che vadano a colpire gli interessi economici di chi sfrutta gli appalti, i commercianti, di chi ha il controllo dei territori, di chi commercia droga.

Forse é anche colpa nostra, di noi cittadini, che spesso ci addormentiamo nel benessere e se leggiamo che un commerciante si impicca perché non più in grado di far fronte ai debiti con gli usurai, pensiamo che in fondo se la deve essere cercata, che é stato imprudente o incapace.
Attraverso questo sito, da oggi, vogliamo fare la nostra parte: parleremo tanto di ciò che é successo dieci anni fa, cercheremo di produrre iniziative concrete per diffondere informazione, per ricordarci e far ricordare chi erano Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, e tutti quelli che hanno dato la vita per compiere il loro dovere di uomini di Stato.
E per aiutare i ministri a ricordarsi che le mafie vanno combattute e non legittimate secondo un principio di convivenza nel quale noi non ci ritroviamo.
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