Determinazione
25 settembre 2001
Ci colpisce la spietata determinazione degli attentatori che hanno dirottato gli aerei, che ci ricorda quella dei mafiosi al tempo degli "omicidi eccellenti" di Falcone e Borsellino;

ci colpisce la determinazione degli Stati Uniti nell'individuare, a prescindere dal "ragionevole dubbio", Bin Laden come mandante di questi attentati e voler rispondere con una azione di guerra;

ci sembra di cogliere nell'aria una forte determinazione nel voler dividere il mondo in due parti, "o con noi o contro di noi", senza considerare il pericolo che questo possa mettere contro cittadini in ogni nazione, come già tristemente accaduto nella Jugoslavia "multietnica".

A chi crede nella pace non rimane molto spazio, se non quello della vita quotidiana.

Non é affatto facile, infatti, capire come va il mondo: Bin Laden é contro gli USA che venti anni fa lo appoggiavano contro l'URSS che invadeva l'Afghanistan; l'undici settembre si é parlato di crimine contro l'umanità e uno degli stati alleati più solidi degli USA, ossia Israele, ha come premier il responsabile del massacro di migliaia di civili palestinesi nei campi di Sabra e Chatila dell'82; Berlusconi afferma che la nostra civiltà é superiore per quanto riguarda l'affermazione dei diritti umani e a noi viene in mente lo sterminio di Indiani americani sul quale sono fondati gli Stati Uniti, o la deportazione e la colonizzazione di milioni di africani, come pure é da ascrivere a noi europei lo sterminio di milioni di ebrei non più di mezzo secolo fa.

Tirare delle linee di demarcazione nette é assai difficile, dunque.

Auspichiamo che chi si dichiara "pacifista" preferisca sempre l'uso della diplomazia alla soluzione armata, e ci chiediamo come sia possibile che la determinazione così forte che lo Stato Italiano dimostra nel voler combattere il terrorismo e imprimere al mondo il dominio della cultura occidentale, non la mostri mai nella lotta che lo vede impegnato - e non da oggi - all'interno dei nostri confini, ossia quella alla mafia.
 
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