Intellettuali e artisti contro il Ponte

La rivista "Odissea" presenta una raccolta di firme contro la costruzione del ponte sullo stretto di Messina
4 ottobre 2005
di Enrico Natoli
Questo gruppo di artisti prova a proporre un'alternativa a partire dalla conservazione dello Stretto così com'é: non per scelta conservatrice ma - al contrario - per proporre un modello di vita all'avanguardia.
Non capita molto spesso di vedere il mondo della cultura mobilitarsi per un fatto sociale più o meno rilevante. Lo fanno un gruppo di persone promuovendo una campagna di informazione e adesione tesa a manifestare una profonda avversione verso una delle opere che il governo Berlusconi ha in animo di realizzare, ossia il ponte sullo stretto di Messina.

La presentazione dell'iniziativa è avvenuta a Roma lo scorso 30 settembre, durante una conferenza stampa penalizzata dal contemporaneo sciopero dei mezzi d'informazione - presenti all'appuntamento solo il sottoscritto e un'altra giornalista - : dato il luogo (la sala stampa di Montecitorio), mi immaginavo sinceramente una occasione “ingessata”, in cui non si sarebbe andati oltre a sterili dichiarazioni d'intenti. I partecipanti mi hanno fortunatamente smentito: sulla base del suddetto approccio culturale alla vicenda, le analisi e gli obiettivi dell'iniziativa mi sono sembrati solidi e sensati.

Ha aperto la presentazione Giovanni Bianchi, una vita nelle Acli e da un decennio deputato ex dc, partito popolare e ora Margherita. Bianchi dice che la partita del ponte è un match contro Lunardi (il ministro delle Infrastrutture, il teorico della convivenza con la mafia) e per questo sarà molto difficile riuscire a prevalere. Sottolinea l'importanza delle spinte della società civile per le attività del Parlamento, che è “una macchina che funziona”, ma che se non ha un continuo confronto con la società rischia di rimanere una semplice macchina burocratica.

Prende poi la parola Francesco Piscitello. Le ragioni per non costruire il ponte – afferma – prevalgono in maniera schiacciante: ci sono motivi ambientali, politici, economici, culturali. Il tratto che non è possibile ignorare è che il ponte sarebbe un enorme regalo alla criminalità organizzata.

L'idea di questo gruppo di intellettuali e artisti, prosegue poi lo scrittore Angelo Gaccione, direttore della rivista “Odissea”, è di raccogliere un numero molto elevato di firme da portare poi alla sede dell'Unesco a Parigi, per chiedere che il territorio dello stretto sia considerato patrimonio dell'umanità. Gaccione prende le mosse da una dichiarazione dello scrittore Vincenzo Consolo: “La costruzione del ponte sarebbe l'ennesima cancellazione della memoria, una violenza culturale”. La battaglia per impedire la costruzione del ponte riguarda tutti gli intellettuali, senza distinzione di credo politico.

Il poeta Guido Oldani chiude questa fase della presentazione, a mio modo di vedere l'intervento più coinvolgente. Oldani dice che gli artisti devono finalmente occupare lo spazio lasciato vuoto dalla politica, che non possono restare al di fuori delle vicende sociali che accadono nel paese. Molti intellettuali siciliani – Oldani cita dapprima Sciascia, poi Camilleri – assecondano lo stato delle cose più che contrastarlo. Di Leonardo Sciascia ricordiamo tutti le polemiche che accompagnarono i suoi scritti; Andrea Camilleri è diventato il "testimonial" del vino di Sicilia. Sarebbe stato molto meglio che divenisse "testimonial" del vino prodotto nei beni confiscati a Totò Riina dalla Cooperativa Placido Rizzotto, chiude Oldani, ricordando poi il mito di Scilla e Cariddi – dal nome delle punte estreme dei territori siciliano e calabrese sullo stretto. Scilla trasformata in mostro che prende i naviganti e li mastica con le sue sei bocche, Cariddi che ingoia tutto nel suo vortice. Proprio come mafia e 'ndrangheta che soffocano la vita di questi luoghi.
Chiude l'incontro un intervento della poetessa Maria Luisa Spaziani, che legge alcune sue poesie su Messina.

Si sente spesso affermare che la liberazione del nostro paese dalle mafie dovrebbe iniziare da diverse proposizioni, una delle quali è quella di un modello culturale in grado di soppiantare quello mafioso, prepotente e stravincente in molti quartieri, nelle città, nei piccoli paesi di provincia. Questo gruppo di artisti prova a proporre un'alternativa a partire dalla tutela e del mantenimento dello Stretto così com'é: non per scelta conservatrice ma - al contrario - per proporre un modello di vita all'avanguardia.

 
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