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Nettuno
contro la mafia
Sciolto il consiglio comunale per infiltrazioni
mafiose, i cittadini scendono in piazza per dire
basta alle collusioni. |
gennaio 2006
di Enrico Natoli |
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Ci sono i calabresi del clan Gallace-Novella;
il clan Maffei-Tommasello di Catania,
c’è la camorra con i Cozzolino
e poi diverse realtà locali che
sono cresciute sul modello di questi
gruppi mafiosi |
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Lo sguardo fisso davanti a sè,
la faccia dura di chi non vuole concedere
nulla. Sono tre o quattro ragazzi, vestiti
alla moda, capelli corti e atteggiamento da
duro. "Posso farvi qualche domanda? Che
ne pensate di questa manifestazione?"
Niente, neanche un suono. Poi, appena volto
le spalle, parte l'insulto. Ecco, le parole
di questi ragazzi mi dispiace non poterle
mettere in queste interviste. Per l'insulto,
poco male, ci mancherebbe. Penseranno che
io sia il "solito giornalista al servizio
del potere". Invece sono solo un cittadino
incuriosito dal fatto che Nettuno è
il primo centro nel Lazio dove il consiglio
comunale viene sciolto per infiltrazioni mafiose.
Voglio solo capirne di più. Recentemente
ho sentito dire a Tano Grasso che Nettuno
non è certamente una città mafiosa,
ma che ci sono alcune condizioni perché
- se si abbassa la guardia - nel futuro la
situazione possa sfuggire dal controllo dello
Stato. Come è accaduto troppe volte
in tanti altri comunie aree del nostro paese.
Le interviste che seguono, sono effettuate
durante il corteo, partito da Anzio e giunto
al municipio di Nettuno.
Intervista a Carlo Leoni,
deputato DS
Arriva la mafia nelle istituzioni laziali.
Oppure era già arrivata da tempo?
No, quello che vediamo oggi è solo
il primo segnale di reazione alla presenza
mafiosa, da parte dei cittadini, di forze
politiche democratiche, di associazioni. E
finalmente, seppur con un certo ritardo, da
parte delle istituzioni, perché l’iniziativa
presa dal Prefetto di sciogliere il consiglio
comunale di Nettuno è una reazione
positiva, seppur tardiva.
La novità quindi non è nello
scoprire che ci sono insediamenti mafiosi,
perché quello si sapeva da tempo. Di
positivo c’è questa reazione.
Ancora una volta non si riesce a far fronte
comune di fronte alle mafie da parte della
politica. Si possono porre le basi per una
lotta che sia percepita da tutti?
Perché ci sia fronte comune da parte
di tutte le forze politiche, come sarebbe
necessario perché la mafia è
un pericolo per tutti, bisogna tener presente
il tipo di condizionamento che la mafia mette
in atto. La mafia non è un’organizzazione
criminale come le altre, vive di rapporti
con il mondo delle istituzioni e della politica.
Non avremo un fronte comune finché
una parte della politica si lascerà
condizionare dai mafiosi, questa purtroppo
è la realtà.
Conosce la realtà di questo territorio?
Può dirci quanti sono gli episodi di
intimidazione, di minacce e danneggiamenti?
Non ho cifre precise, non so se qualcuno
le ha. Sono molti episodi, non riguardanti
solo il territorio di Nettuno, ma anche quelli
limitrofi. Trattandosi di boss importanti
e di affari molto sostanziosi, nessuno può
pensare che la cosa riguardi solo Nettuno.
Nel nostro sito riscontriamo che raramente
si pone da parte di tutte le forze politiche
un accento serio e continuato sulla lotta
alla mafia. Sta per iniziare una nuova campagna
elettorale, cosa ci possiamo aspettare in
questo senso?
Quello che vorremmo è che entrambe
le forze politiche adottassero la lotta alla
mafia come una priorità. Non so se
questo avverrà: da parte della Casa
della Libertà i segnali in questo senso
sono molto ambigui, a partire dall’invito
di Lunardi del 2001 a “convivere con
la mafia”.
E’ ottimista?
Questo è un paese che quando è
necessario reagisce. Sono ottimista perché
andranno al governo delle forze che hanno
fatto della lotta alla mafia una priorità.
Peppe Mariani, Verdi
E’ ancora fresco lo scioglimento
del consiglio comunale di Nettuno. Quali sono
le sue impressioni?
Abbiamo iniziato questo percorso ascoltando
le associazioni che per troppo tempo sono
rimaste sole facendo informazione su una situazione
sul territorio che dura da un decennio. Fatti
gravissimi che non avevano una giusta rilevanza.
La perseveranza e il lavoro serio ci stanno
dando ragione. Oggi si inizia un nuovo percorso
di ricostruzione di un territorio di cui la
mafia ha nettamente modificato il tessuto
sociale, economico e di relazioni. La presenza
della mafia inquina le istituzioni e lede
la libera scelta sul territorio di creare
delle decisioni.
La nostra presenza sarà costante per
riportare legalità e certezza rispetto
al vivere della comunità. L’altro
ieri ero a Pomezia in un’assemblea di
tutti i rappresentanti dell’Unione,
ho visto un impegno serio. Siamo già
in grande ritardo rispetto al diffondersi
del potere mafioso nel territorio, ma ancora
in tempo per riportare la situazione alla
normalità.
Può spiegare - a una persona che magari
non riesce a immaginare che la mafia arrivi
nelle istituzioni di comuni nel Lazio - di
cosa è fatto il controllo del territorio?
La mafia, a differenza della criminalità
ordinaria, è molto subdola. Si inserisce
in maniera lenta, metodica, razionale, nel
tessuto economico e istituzionale. Entrando
negli appalti, nel piano regolatore, forzando
i soggetti amministrativi. E’ un percorso
lento, ma quando giunge a termine dà
alla mafia il potere di gestire la cosa pubblica
nel territorio. Un territorio cambia il suo
aspetto, ma anche i suoi soggetti sociali.
La mafia fa questo.
Il radicamento di queste persone che alle
esigenze sociali rispondono in modo immediato,
dando sostegno economico per esempio a famiglie
di disoccupati, diventa fortissimo. Lo Stato
deve rispondere, ma sul campo, sul territorio,
verificando gli appalti, la redistribuzione
della ricchezza, i vincoli amministrativi.
Le infiltrazioni sono operate in gran
parte da gruppi mafiosi calabresi?
Sì, in questo territorio le indicazioni
della magistratura dicono così. Sono
famiglie arrivate in queste regioni attraverso
il confino, il domicilio coatto. E’
stato un grande errore, perché è
stato permesso ai boss di unirsi nonostante
fossero soggetti a delle restrizioni. Hanno
avuto il tempo di compattarsi e di decidere
che questo sarebbe stato il loro territorio.
Oltre alla ‘ndrangheta anche la camorra
è presente, sebbene in maniera più
episodica. Si occupa soprattutto di gestione
della droga e di taglieggiamenti. E’una
presenza grave, ma quella della ‘ndrangheta
oggi diventa gravissima per la sua capacità
di entrare nelle istituzioni.
In questo contesto in cui ci si è
mossi in ritardo rispetto alla ‘ndrangheta,
mi viene in mente la solita domanda: lo Stato,
quello che governa a Roma, che ha fatto in
questi anni? Ha dormito?
Alcune volte sottovalutiamo i messaggi
che provengono dalla parte sana dello Stato,
quella più importante. La prima relazione
del procuratore antimafia de Ficchy è
stata di dieci anni fa. Le prime avvisaglie
erano quelle. Dobbiamo fare autocritica quando
per piccole schermaglie politiche, per polemiche
di nessuna importanza, l’amministrazione
locale sottovaluta i pericoli reali. Con la
mafia non si può scherzare, oggi le
persone impegnate nell’amministrazione
rischiano anche la vita in questa battaglia.
Forse una delle cose più utili
sarebbe un fronte politico comune. Lo ritiene
uno scenario possibile?
Stiamo già lavorando in questo senso,
abbiamo creato un Osservatorio presso la Regione
Lazio per riunire realtà sociali e
imprenditoriali, le forze dell’ordine,
la magistratura, tutte le istituzioni per
creare un fronte unico. Possiamo lottare solo
se questa unità è vera; se non
lo è, va a finire che le persone che
lottano seriamente si ritrovano da sole e
scappano oppure subiscono le ritorsioni. Questo
coordinamento non solo è possibile,
quindi, ma è doveroso.
Marco, un ragazzo che partecipa al corteo
Una manifestazione contro la mafia ad
Anzio e Nettuno. E’ fantascienza?
No, no, purtroppo, lo scioglimento è
reale ed è la conseguenza di una situazione
iniziata negli anni settanta, quando questi
personaggi poco graditi sono arrivati. Nettuno
è un crocevia, dal sud è una
tappa obbligata per Roma. Riescono a inserirsi
nelle istituzioni, nelle cooperative di servizi
legate al Comune. E’ come se fosse un’istituzione
parallela. Insomma, quando il criminale si
mette in giacca e cravatta bisogna preoccuparsi.
Ma nella vita quotidiana si avverte questa
presenza?
Ci sono stati episodi di danneggiamenti, c’è
di sicuro la richiesta del pizzo. Ma ancora
non è una realtà manifesta,
è anche interesse loro dare l’idea
che Nettuno sia una cittadina tranquilla,
dove non ci sono problemi di sorta.
Sul territorio quali sono i problemi più
urgenti?
Nettuno è un crocevia per quel che
riguarda il consumo e lo spaccio di cocaina.
Ancora una volta la manifestazione è
indetta dalle forze politiche di sinistra,
la destra non c’é. Ma come si
può colmare questo distacco se si vuole
fare una lotta alla mafia seria?
Oggi la manifestazione è stata indetta
anche da quella che chiamiamo “società
civile”. Ma è chiaro che oggi
non si denuncia solo la presenza della mafia,
ma anche la collusione con chi stava al potere,
cioè Alleanza Nazionale e Forza Italia.
Noi denunciamo questo. E’ chiaro che
queste forze politiche oggi stanno a casa.
Anche se la magistratura deve completare le
indagini, la loro partecipazione sarebbe stata
di facciata. Per ora è meglio così.
Quando sciolgono un consiglio comunale,
possono venire dei dubbi su quanto vale realmente
il nostro voto, il mandato che diamo ai politici
di amministrare la cosa pubblica?
E’ chiaro che c’è il rischio
che i cittadini perdano fiducia nelle istituzioni.
Ma oggi abbiamo due anni di tempo per ripartire
con una linea politica pulita, ci sono questi
due anni di amministrazione controllata in
cui c’è possibilità di
rifarsi.
Un cittadino di Nettuno
Lei abita qui?
Da sempre, sono nato qui.
E’ mai possibile che qui ci sia
la mafia?
Mah, forse non la mafia come la intendiamo
in genere, ma un grande clientelismo sì.
Stanno tentando di entrare in questo territorio,
ma noi siamo ben vigili su questo.
Quali sono i possibili interessi delle
mafie?
Oltre alla droga, soprattutto il settore edilizio,
il porto, Nettuno Servizi, che è un
centro di aggiotaggio al livello dei Lima
a Palermo.
E’ possibile che le istituzioni
siano state così disattente da non
accorgersi che la ‘ndrangheta cercava
il radicamento in questo territorio?
Sì, è possibile. E’ negli
anni ’70-’80 che c’è
stata un’accelerazione per quel che
riguarda la presenza mafiosa. Le istituzioni
non se ne sono curate.
Nella vita quotidiana come si avverte
questa presenza?
Nell’ambito amministrativo era tangibile:
diritti dei cittadini calpestati, favoritismi
elargiti da assessori.
Rimane sempre la divisione politica in
termini di lotta alla mafia?
Sicuramente sì. Oggi a questa
manifestazione ci sono pochissimi nettunensi,
molti hanno paura che finisca questa rete
di favoritismi e di clientelismo.
Anna Bartolucci, cittadina di Nettuno
Insomma, qui c’è
la mafia.
Eh, sì, c’é.
Ma si vede? E’ visibile nella vita di
tutti i giorni?
No, magari lo fosse…
Lei che idea si è fatta di questi problemi
nel consiglio comunale?
Eh, un’idea brutta. Io sono di Nettuno,
una cosa così non l’ho vista
mai. La gente è cieca e sorda, solo
questo ti dico. Più vengono tartassati
e bastonati, più gli danno il voto.
Due anziani
Hanno sciolto il consiglio comunale. Ma di
che si tratta?
Almeno a quanto dicono i giornali
c’è stata una collusione con
la mafia. Non so più di questo.
E’ possibile che la mafia riesca
ad arrivare nel consiglio comunale di Nettuno?
Penso proprio di sì.
Ma questa presenza della mafia si vede?
Non ci sono minacce o cose così, che
io sappia. Ma al Comune fanno delle cose strane.
Un chiosco a mare viene costruito, subito
dopo viene demolito con la ruspa. Un altro
chiosco prende fuoco. Cose strane.
C’è la mafia, però non
si fa notare, ecco.
Quindi il problema è a livello
istituzionale.
Diciamo di sì.
Negli anni ’70 venivano mandati qua
i boss della ‘ndrangheta.
Eh, non ce ne accorgevamo, non si vedeva proprio
nulla. Ce ne accorgiamo solo ora.
Siete ottimisti?
No. Però speriamo che un giorno a Nettuno
si possa camminare di nuovo a testa alta.
Edoardo Levantini, referente regionale di
Libera e presidente del Coordinamento antimafia
Anzio-Nettuno
Un bilancio di questa giornata?
Penso sia un primo passo significativo verso
un lungo cammino che ci attende in questi
diciotto mesi di amministrazione controllata,
in cui i cittadini si devono riappropriare
della propria città.
Qual è il ruolo delle istituzioni in
questa vcenda? Vi hanno seguiti oppure è
stato difficile coinvolgerle?
Io vorrei ricordare che c’è stato
bisogno di ben quattro interrogazioni parlamentari
prima che si muovesse qualcosa, fino a quando
il prefetto non ha più potuto rimandare
l’istituzione della commissione d’accesso.
Gli elementi gravi c’erano, la commissione
ha prodotto una relazione che è rimasta
bloccata per alcuni mesi e poi finalmente
si è sciolto questo consiglio comunale,
solo dopo l’intervento del vicepremier
Fini.
Quali sono i gruppi mafiosi presenti?
Sono gruppi che cercano di ottenere il controllo
delle attività economiche e del traffico
degli stupefacenti. Ci sono i calabresi del
clan Gallace-Novella; il clan Maffei-Tommasello
di Catania, c’è la camorra con
i Cozzolino e poi diverse realtà locali
che sono cresciute sul modello di questi gruppi
mafiosi. Ci sono stati diversi processi con
condanne pesanti ed altri che si stanno per
aprire.
Tu abiti qui?
Sì.
Per la tua esperienza il territorio è
deteriorato?
Sono trent’anni che è così.
Oggi ci siamo svegliati, siamo ancora in tempo
per dire no alla mafia.
Siamo convinti che per fare antimafia
seria è necessario un fronte comune
a livello politico. Oggi questa manifestazione
sembra evidenziare una spaccatura in tal senso.
Ci sono delle assenze significative, però
vediamo intanto chi c’è e poi
penseremo agli altri. Li abbiamo sempre invitati,
continueremo ad invitarli. Mi ha fatto molto
piacere la presenza dei giovani dei Verdi,
di Rifondazione. Noi siamo aperti alla presenza
di forze democratiche e sane di questa città.
Sei ottimista per il futuro?
Sì, voglio essere ottimista. |
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Beni
confiscati
la realtà di chi lavora sulla confisca e il riutilizzo
dei beni appartenuti alla mafia |
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Storia
e Memoria
Eventi recenti e meno recenti, persone che non possono essere
dimenticate |
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Testimoni
Persone che hanno affrontato le mafie a viso aperto |
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Cittadini
attivi
Il problema delle mafie affrontato quotidianamente |
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Cultura
Storici, giornalisti, scrittori, punti di vista a confronto
con le mafie |
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