A' camorra simm' nuie

Hip hop a Scampia, Secondigliano: terra di camorra da dove nasce una voce diversa. Intervista a Daniele Sanzone, cantante e autore dei testi degli A67
ottobre 2005
di Enrico Natoli
Chi vive nei ghetti crede che l'unico mondo che esiste è quello del quartiere, quindi è relegato nel ghetto materiale, ma soprattutto nel ghetto mentale.
Come inizia e perché l'attività del vostro gruppo?
Il progetto inizia intorno al 1996, come abbiamo scritto nel nostro sito è stata una naturale risposta ad una situazione sociale difficile.

Tra i maggiori obiettivi del gruppo c'é quello di portare alla luce le problematiche di una periferia troppo spesso dimenticata o ricordata solo per episodi di criminalità, magari sotto campagna elettorale dove entrambe le fazioni politiche vengono per racimolare voti.

A67 ha una connotazione fortemente territoriale in quanto deriva dalla strada A167 di Secondigliano quartiere Scampia, quartiere dal quale proveniamo e del quale parliamo. Dal '96 ci sono state varie evoluzioni e collaborazioni: nel '97 abbiamo conosciuto Enzo Avitabile, primo EP nel 2004 dal titolo "A67", poi siamo usciti quest'anno col primo album completo.

Tra i nostri principali obiettivi c'é quello di abbattere con i mezzi che abbiamo uno dei maggiori tarli della nostra società, la camorra, che noi identifichiamo con una mentalità precisa.

Come va da questo punto di vista?

Non abbiamo nessuna pretesa, siamo lontani da utopie e illusioni. La nostra soddisfazione l'abbiamo quando uno dei tanti ragazzi a rischio - la maggior parte dei nostri amici lo é nel quartiere - si ferma a riflettere su un tema che noi riteniamo di fondamentale importanza: già per noi è un obiettivo raggiunto in pieno. Si spera che ciò possa servire ad abbattere quei muri mentali che ci sono in un quartiere come Scampia.

Chi vive nei ghetti crede che l'unico mondo che esiste è quello del quartiere, quindi è relegato nel ghetto materiale, ma soprattutto nel ghetto mentale.

Quali sono i problemi principali di questo quartiere ghetto?

Quando se ne parla si tende a utilizzare sempre l'etichetta "camorra", che può significare tutto e niente.
Il primo problema è come è sorto il quartiere, da una legge del '62 - appunto la 167 - sulla riqualificazione del territorio urbano. C'era un'esigenza abitativa e quindi è sorto quest'agglomerato di palazzi, questo disastro assolutamente non a misura d'uomo. Già nella progettazione era insito un problema. Non ci sono piazze, né punti di ritrovo, è disgregante. I problemi sono quelli di qualsiasi quartiere ghetto: lo Zen a Palermo, Corviale a Roma. Si somigliano sia per condizioni che per condizionamenti.

In che modo si avverte la presenza dei clan della camorra nella vita sociale del quartiere?
Semplicemente scendendo giù in strada, nel mio palazzo trovo il boss che spaccia. E' proprio a livello fisico la presenza, li vedi. Io non tenderei a scindere però tra "o' bbuono e o' malamente" (il buono e il cattivo, ndr). O' malamente non è altro che o'bbuono con possibilità diverse. E' complessa la situazione, insomma.

La presenza della camorra la avvertiamo nella mentalità delle persone, ciò che come ho detto cerchiamo di combattere con i mezzi che abbiamo. Mentalità che a volte è il semplice guardarsi negli occhi, cosa che a Napoli ha qualche volta portato alla morte di persone, oppure il cosiddetto "cavallo di ritorno", cioé quando qualcuno ti ruba qualcosa invece di rivolgerti alla polizia vedi se conosci qualcuno per riavere l'oggetto rubato dietro pagamento.

Questo non lo fa né lo spacciatore né il boss, ma la persona che la mattina si sveglia e va a lavorare. Questo piccolo esempio ti fa capire come la persona onesta sia invischiata e cada in giochi che sono propri della camorra. Da questo abbiamo scelto il titolo "A' camorra song' io", per riflettere sul camorrista che c'é in ognuno di noi.

Tu che rapporto hai col "camorrista che è in te"?

Molto conflittuale. Non a caso il titolo del disco è nato da una contraddizione... io ho avuto la fortuna non economica ma morale di avere dei genitori che hanno fatto di tutto per potermi mandare all'università. Ho conosciuto in questo modo una realtà diversa da quella di Scampia, pur vivendo al cento per cento nel mio quartiere, dove i miei migliori amici hanno vissuto spesso l'illegalità.

Racconto spesso un episodio per far capire questo discorso sulla mentalità: un giorno all'università c'era un ragazzo che mi guardava insistemente, io mi chiedevo "ma che cazzo ha da guardare questo qui?!". Poi venni a sapere che era strabico: avevo portato una caratteristica del mio quartiere in un contesto dove "il guardarsi male" non esiste proprio.

Questo mi fece riflettere, è stato uno dei tanti esempi delle contraddizioni che ho vissuto e da cui è poi è nato il concetto "La camorra song' io".

A inizio dell'anno c'é stata una guerra tra clan. Quando senti il ministro dell'Interno che afferma che l'"emergenza camorra" è rientrata perché hanno preso quasi tutti i partecipanti alla guerra, cosa pensi?
Proprio ultimamente è stato arrestato Paolo Di Lauro. Il problema non è l'arresto del camorrista: chi pensa che il problema si risolva mettendo dentro Di Lauro, o Riina, o Provenzano è proprio un illuso. Bisogna mettere le persone in condizione di non scegliere più quella strada, non serve a nulla arrestare il boss, lo spacciatore, perché ci sarà chi prenderà il loro posto. Bisogna creare le condizioni affinché non ci siano boss. Sentire il ministro che dice di voler portare i carrarmati a Napoli non può far altro che sorridere chi vive in una realtà come la nostra. Fa sorridere, ma fa anche tanta rabbia.

Dal punto di vista strettamente musicale piacete al vostro quartiere?

Sì, per fortuna sì. Stiamo avendo riscontri molto positivi... pensa che proprio ieri ho avuto tra le mani una compilation pirata chiamata "Napolimania". Stavamo insieme ad altri diciassette artisti, tutti neomelodici! Per l'immaginario collettivo mi chiedo che effetto può fare il fatto che veniamo da Scampia, ma a noi fa piacere essere in quella compilation... anche se è pirata!

Qual è la situazione dal punto di vista didattico a Scampia. Ci sono scuole, e quante? Sono frequentate?

Sì, le scuole ci sono, ma a volte sembrano prigioni, sono barricate. Dovrebbero essere luoghi di cultura e di libertà, ma già dall'esterno sembrano proprio prigioni. Uno dei maggiori problemi è proprio l'abbandono scolastico, dovuto a molteplici cause: famiglie disgregate alle spalle, bisogni economici.

Chi te l'ha fatto fare di metterti a cantare invece di fare tanti soldi in poco tempo con la droga?

E' molto semplice: ho avuto una famiglia forte alle spalle, mi ha saputo dare un'educazione, imprimermi dei valori. Fortuna che purtroppo non hanno tutti nel mio quartiere. Anche se non ho una famiglia benestante alle spalle - mio padre è disoccupato - , ho "camminato diritto", nonostante i miei amici avessero scelto altre strade.

Il rapporto con questi amici di cui parli com'é?

Il mio migliore amico fino a cinque sei mesi fa spacciava cocaina e hashish, ora lavora a Roma. Ci sono altri amici che tuttora si trovano in un circolo vizioso. Magari inizi a spacciare perché hai un problema economico, per motivi vari. Poi ti trovi in un giro dove inizi a fumare, a tirare coca... diventa difficilissimo uscirne. Il rapporto che ho con loro è semplice, ci vediamo tutti i giorni, stiamo insieme.

Ti chiedo di spendere ancora due parole sull'impossibilità di distinguere nettamente "bene" e "male" dentro di noi.
Bisognerebbe innanzitutto capire cosa è "bene" e cosa è "male". Se guardiamo uno che prende una strada "cattiva", bisognerebbe capire perché. Rispetto a "o'malamente" abbiamo una visione ben precisa: assolutamente non giudichiamo, né tantomeno condanniamo. Cerchiamo di capire fino a che l'età ci permette di farlo.

Chi è cresciuto a Scampia o allo Zen con una famiglia disgregata alle spalle, guarda la televisione che ti propone un sistema malato, scende in strada e vede il boss mitizzandolo, identificandosi in lui... c'é gente a Scampia che ha sui telefonini la colonna sonora del film di Tornatore "Il camorrista", l'abbiamo ripresa anche nel nostro disco per sdrammatizzare il concetto. Ma ti fa capire il grado di immedesimazione col boss, con la malavita, il suo fascino sinistro e ambiguo.

Da qui bisogna riflettere in modo profondo sul fatto che un bambino che cresce a Scampia è profondamente diverso da uno che nasce al Vomero, nella Napoli che può essere definita "bene". Noi cerchiamo di capire finché l'età ci permette di farlo. Chi è arrivato all'età della ragione e continua a perseverare nell'errore non va più capito, ma un ragazzo di quindici, sedici anni non si può condannare.

A chi spetta socialmente di prendere questo ragazzo sotto braccio e mostrargli un'altra strada?
Qui si rischia di cadere nella retorica, perché dire che si avverte la mancanza delle istituzioni in un quartiere come Scampia è palese. Noi crediamo che lo Stato debba creare delle opportunità alternative alla malavita, e anche questo è scontato. Ma spostando il baricentro del discorso su quello che riteniamo l'altra faccia del problema, si arriva alla mentalità. Solo noi come individui possiamo affrontare la mentalità, fare scelte anche piccole che contrastano la mentalità camorristica.

Mi sembra un periodo fertile questo: a Palermo c'é "Addiopizzo", ci siete voi, ci sono tre associazioni antiracket nate nel Napoletano negli ultimi anni. Che segnale è questo? Qualcosa si muove e si può creare un circolo virtuoso oppure ci sono pochi pazzi che tentano una strada senza sbocchi?
Non sono la persona più adatta per risponderti. Io spero che non si tratti di pochi pazzi, ma che si possa creare questo circolo virtuoso che tu dici. Lo spero con tutto me stesso, anche se non so quale sia la realtà.

Cosa c'é nel futuro del tuo gruppo?

Siamo stati invitati dal Presidente della Repubblica al Quirinale per un riconoscimento.. ma non so esattamente per cosa! Poi proseguire i concerti, diffondere il nostro messaggio, quello che sognano tutti i musicisti in fondo: suonare e andare avanti.

Secondo te Cuntrastamu è utile oppure finisce per essere letto solo da chi è già sensibile al problema dell'esistenza delle mafie?

Io credo che tutto sia utile e tutto sia inutile, nel senso che dipende da come ci si pone rispetto a determinate cose. Sicuramente è già utile che noi ci ritroviamo qui a parlare, abbiamo raggiunto l'obiettivo di confrontarci su questo problema. Se poi qualcuno leggerà l'intervista, vedrà i nostri siti, sicuramente sarà stato utile incontrarci.
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