Commissione Antimafia, Umberto Santino si dimette
"Le dimissioni sono dovute alla sfiducia nell'attuale maggioranza, nel cui seno figurano personaggi inquisiti o condannati per mafia e corruzione", febbraio 2005
Sono fermamente convinto che se non si affronta tale nodo, qualsiasi azione di contrasto rivolta a colpire l’ala militare della mafia è destinata al fallimento
Ecco la lettera che Umberto Santino, presidente del Centro di documentazione siciliano ha inviato a Roberto Centaro, Presidente della Commissione parlamentare antimafia.

Palermo, 14/02/2005

Signor Presidente,

in data 27 febbraio 2003 mi veniva comunicato che la Commissione parlamentare intendeva avvalersi della mia collaborazione e veniva espresso l’augurio che si potesse «instaurare un proficuo rapporto con la Commissione».
In data 4 marzo dello stesso anno comunicavo la mia disponibilità. Da allora nessuna comunicazione mi è stata data sui lavori della Commissione e non mi è stato assegnato nessun incarico.

Non vedo in che cosa consista la mia collaborazione e pertanto Le comunico che non ho nessuna intenzione di protrarre ulteriormente la mia attesa e rassegno le mie dimissioni.

Faccio presente altresì che nella Relazione annuale della Commissione, presentata nel luglio del 2003, il cui testo ho potuto avere per la cortesia di Giuseppe Lumia, si fa un uso scorretto di un mio scritto in cui, concordemente con quanto asseriva Giovanni Falcone, dico che non corrisponde al vero la rappresentazione della mafia come un edificio a tre piani o livelli (esecutori, mandanti, supercupola politico-finanziaria).

Tale affermazione andava contestualizzata con le mie analisi in cui il rapporto tra mafia e politica, ben più complesso di quella rappresentazione semplificatrice, è costitutivo del fenomeno mafioso (la mafia è soggetto politico e interagisce con il quadro politico-istituzionale) e invece veniva adoperata per sminuire la portata di quel rapporto che è stato e continua ad essere decisivo per capire il ruolo della mafia.

Sono fermamente convinto che se non si affronta tale nodo, qualsiasi azione di contrasto rivolta a colpire l’ala militare della mafia è destinata al fallimento. E sono altrettanto convinto che l’attuale governo e l’attuale maggioranza, in cui figurano uomini condannati o sotto processo per mafia o per corruzione, e che si sono distinti per un’attività legislativa a tutela di interessi personali e per gli attacchi quotidiani alla magistratura, tanto villani quanto interessati, costituiscono il contesto più favorevole al radicamento del fenomeno mafioso che si sia mai avuto, dall’Unità d’Italia a oggi.
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