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Le nuove generazioni non sanno. Di quellevento
non si parla a scuola; non ne parlano i professori,
non ne parlano i magistrati e persino molti esponenti
della stessa sinistra: militanti e dirigenti, rappresentanti
istituzionali e non. |
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Non è facile ricordare, oggi. E più
facile dimenticare, annullare le differenze, propagandare
una falsa conciliazione e perciò precipitare
nella lunga notte in cui tutte le vacche sono nere.
Questa notte, non è, però, notte di quiete
e di riposo, è morte della ragione, smarrimento
della memoria e dellidentità.
Perciò ricordare Portella della Ginestra, luogo
sacro, battesimo di fuoco e di sangue della nascente
Repubblica italiana, altare di sacrificio pagano dove
si vollero sacrificare vittime innocenti ai nuovi idoli
del potere e della democrazia, è segno della
volontà di resistere alloblio, è
dovere civico.
Le nuove generazioni non sanno. Di quellevento
non si parla a scuola; non ne parlano i professori,
non ne parlano i magistrati e persino molti esponenti
della stessa sinistra: militanti e dirigenti, rappresentanti
istituzionali e non. Invece bisogna parlarne, se ha
un senso la nostra vita, se ha un senso appartenere
a una terra che ci ha cresciuto allinsegna del
calvario e del dolore, abituandoci a pensare che cè
speranza dopo la sconfitta, come cè lalba
dopo la notte.
Ma allora notte e alba si confusero sotto il fuoco dei
mitra e delle bombe. Undici morti e ventisette feriti.
Erano bambini, ragazzi, donne, braccianti agricoli senza
difesa alcuna. Manifestavano sul pianoro che Nicolò
Barbato, medico libertario di Piana degli Albanesi,
nel lontano 1893 aveva eletto a simbolo della festa
del 1° maggio per gli abitanti di quella colonia
albanese: antica meta di un pellegrinaggio che solo
il fascismo aveva interrotto per oltre ventanni.
Ora quel luogo veniva profanato dalla barbarie. Non
era un luogo qualsiasi. Gli Americani lo tenevano sotto
controllo già dal 1944, come uno dei punti più
nevralgici della Sicilia rossa, capace di autonomia,
di ergersi, addirittura, a Repubblica, un po sullesempio
dellOssola, dei governi locali nati dalla Resistenza,
nel Nord Italia. I servizi di James J. Angleton avevano
ritenuto che la geografia del rischio monitorato dagli
uomini che dipendevano direttamente da lui (Reali Carabinieri,
808° battaglione dellEsercito addetto al controspionaggio,
Marina Italiana, agenti speciali spediti in Sicilia
dallOffice of Strategic Services, ecc.) presentasse
con Piana degli Albanesi, un tasso di pericolosità
tra i più alti dellisola. Se ne preoccuparono
molto e questantica colonia fondata da Scandeberg
nel XV secolo, fu segnata da allora con un cerchio nero
negli atti dellOSS. Di quello che seguì
dopo, oggi sappiamo molte più cose di prima:
- che le indagini di polizia giudiziaria non si occuparono
mai di appurare a quali soggetti dovessero essere attribuite
le granate fatte esplodere a Portella quel giorno di
festa e di sangue di cui ebbero a fare cenno gli stessi
giudici nel processo di Viterbo, quando presero atto
che molti corpi erano stati lacerati da schegge metalliche;
- da chi fosse stato impugnato il mitra Beretta, cal.
9 dal quale partirono il colpi mortali che di fatto
fecero la strage;
- perché furono accuratamente rimossi i bossoli
di risulta di questarma con la conseguenza che
non fu mai più possibile individuare la postazione
di tiro del gruppo che aveva abbassato il mitra sulla
folla;
- che nel 1946 Palermo divenne la capitale del neofascismo
in Italia per un eccessivo afflusso nellisola
di fascisti di ogni risma già organizzati nel
Fronte Antibolscevico di via dellOrologio e in
contatto con i repubblichini di Salò.
E potremmo continuare a lungo. E comunque fuori
discussione il carattere eversivo della strage, come
è straordinariamente singolare, tra i primi di
gennaio e il 22 giugno 1947, la presenza in Sicilia
di Lucky Luciano. Di lui linformatore di Angleton
scrive che trovò alloggio prima allhotel
Excelsior, poi in quello delle Palme, a Palermo. Senza
di lui probabilmente le mafie paesane non sarebbero
diventate Cosa Nostra.
E qui si scontrano le due facce di sempre della Sicilia:
quella della conservazione e della reazione da un lato
e quella del progresso e dello sviluppo democratico
dallaltro. Lo spartiacque è segnato dalla
memoria e dallidentità. Non si può
stare su entrambi i versanti, a meno che non si voglia
dichiarare pubblicamente la propria demenza politica.
Perciò hanno fatto bene i dirigenti sindacali
della Cgil, nel commemorare il primo maggio a Portella
della Ginestra, a rimarcare la discriminante della inconciliabilità
tra carnefici e vittime, il potere delle mafie e degli
sgherri da un lato e la forza di resistenza e di lotta
dei lavoratori e delle organizzazioni democratiche antifasciste
dallaltro. E già basta questa consapevolezza
per andare avanti sulla strada giusta. Il che oggi non
è poco.
Giuseppe Casarrubea
Presidente di Non solo Portella
Associazione tra i familiari delle vittime della strage
di Portella della Ginestra
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