Palermo chiama contro la mafia
febbraio 2002,
dell'associazione Palermo Anno Uno
Contro la legalizzazione dell'illegalità
per la difesa della democrazia e della Costituzione


Dopo le stragi del '92 e del '93 la lotta contro la mafia ha segnato dei punti importanti a proprio favore, con nuove leggi, gli arresti e le condanne di capi e gregari, le inchieste sui rapporti tra mafiosi e politici. La società civile ha risposto con grandi manifestazioni, la rete di comitati e associazioni si é infoltita e diffusa, si sono costituite le associazioni antiracket e si sono moltiplicate le iniziative nelle scuole e nei quartieri e finalmente ha cominciato a prendere corpo l'uso sociale dei beni confiscati ai mafiosi.

Successivamente i mafiosi hanno cambiato strategia, controllando la violenza, e la cosiddetta "mafia invisibile" é stata scambiata per sconfitta o inesistente. C'é stato un arretramento dell'azione istituzionale, la legislazione ideata e attuata in un'ottica di emergenza, in risposta alla sfida mafiosa, é stata smantellata o attenuata, la collaborazione con la giustizia é stata scoraggiata, l'azione dei magistrati é diventata sempre più difficile, la responsabilità politica di cui parlava la Commissione antimafia nel 1993 é rimasta sulla carta e, paradossalmente, si sono moltiplicate le richieste di risarcimento rivolte a giornalisti, studiosi e familiari delle vittime, allo scopo d'instaurare un clima díintimidazione nei confronti di chiunque intenda far conoscere, commentare o studiare il persistente fenomeno delle contiguità tra politica, mafia e affari.

Il nuovo governo ha sancito e potenziato, fino alle estreme conseguenze, questa inversione di rotta. Non si tratta solo di "convivere con la mafia", come ha dichiarato il ministro Lunardi, che vuole realizzare in gran fretta faraoniche e discutibili opere pubbliche eliminando o riducendo i controlli di legalità; non si tratta soltanto della sanatoria dell'abusivismo edilizio, cavallo di battaglia del presidente della Regione siciliana, ma di una strategia lucidamente perseguita di legalizzazione dell'illegalità.

Nei primi cento giorni del governo Berlusconi sono state approvate una serie di leggi a tutela degli interessi privati e per assicurare l'impunità dei potenti, come la depenalizzazione del falso in bilancio, l'inutilizzabilità delle rogatorie internazionali per insignificanti vizi di forma, le facilitazioni per il rientro dei capitali dall'estero senza adeguati strumenti di contrasto delle varie forme di riciclaggio internazionale. La vicenda dell'accordo sul mandato di arresto europeo, condizionato all'obiettivo di eliminare dalla Costituzione l'obbligatorietà dell'azione penale e l'indipendenza dei pubblici ministeri dall'esecutivo, é un preciso ricatto: si vuole far credere che sia l'Unione Europea a imporre mutamenti radicali e pericolosi che invece fanno parte integrante della strategia governativa.

Già prima, le violenze durante il G8 di Genova e, poi, la rimozione di Tano Grasso da Commissario antiracket e la riduzione delle scorte ai magistrati più esposti nella lotta alla mafia e alla corruzione hanno svelato la vera natura del governo, la sua concezione dell'ordine pubblico e la sua volontà di occupare le istituzioni e smantellare la lotta contro la mafia.

Mentre nulla finora é stato fatto per risolvere il conflitto di interessi, che non riguarda solo il Presidente del Consiglio (e i progetti in cantiere sono tuttíaltro che accettabili), gli attacchi alla magistratura hanno assunto il carattere di un vero e proprio conflitto istituzionale che tende ad eliminare o ridurre drasticamente l'indipendenza del potere giudiziario, mettendo quindi in discussione un pilastro della democrazia. Con la scusa della lotta al terrorismo, il progetto sulla riforma dei servizi segreti, sottraendoli a ogni controllo, sarebbe un altro passo sulla strada della legalizzazione dell'illegalità.

Di fronte a una situazione così grave non possiamo limitarci a protestare, occorre una mobilitazione, la più ampia e capillare possibile, che rilanci la lotta contro la mafia e promuova delle vere e proprie vertenze dei movimenti della società civile e delle forze democratiche contro l'illegalità legalizzata.

Pertanto, dopo avere lanciato un appello in cui esprimevamo le nostre preoccupazioni, ci incontriamo a Roma il 23 febbraio 2002 con le associazioni, i movimenti, le forze politiche e sindacali, e tutti coloro che hanno a cuore le sorti della democrazia e della convivenza pacifica, in un'assemblea nazionale per riflettere insieme e preparare una serie di iniziative che diano una risposta adeguata allíattacco alla nostra democrazia.

I temi che intendiamo proporre come contributo alla discussione sono:

l'abolizione delle leggi che legalizzano l'illegalità, aderendo all'appello lanciato, tramite MicroMega, da alcuni dei più autorevoli intellettuali italiani per un referendum abrogativo delle norme sul falso in bilancio e sulle rogatorie;

la difesa dei principi della Costituzione che garantiscono l'indipendenza della magistratura e l'uguaglianza dei cittadini davanti alla legge;

la difesa della libertà di informazione, di opinione e di ricerca, garantita dalla Costituzione, con una nuova regolamentazione legislativa in materia di diffamazione e la costituzione di un Fondo di solidarietà;

la riaffermazione della distinzione, proposta dalla Commissione parlamentare antimafia del '93, tra responsabilità penale e responsabilità politica (spetta alle assemblee rappresentative, e ad ogni forza politica al proprio interno, individuare e stigmatizzare tutti quei comportamenti che, indipendentemente dall'accertamento di eventuali reati di esclusiva competenza della magistratura, siano ritenuti incompatibili con líesercizio di funzioni politiche);

l'opposizione alle misure di ridimensionamento di importanti norme antimafia quali l'applicazione dell'articolo 41/bis, la protezione dei testimoni e dei collaboratori di giustizia e l'utilizzo delle loro dichiarazioni, le forme di tutela e protezione di magistrati e altri soggetti impegnati nella lotta alle mafie, spacciandoli per misure tecnico-giuridiche ed amministrative per la razionalizzazione dellíazione dello Stato.

Nel denunciare il clima complessivo di grave delegittimazione dei protagonisti e dei simboli del movimento antimafia, che induce a considerare la lotta alla criminalità organizzata e alla corruzione politica e finanziaria una stagione ormai superata, Palermo chiama a una mobilitazione, la più ampia possibile, che, a partire da questa assemblea, si sviluppi nei prossimi mesi per ritrovarci in una grande manifestazione nazionale, da tenersi a Palermo in occasione del decennale delle stragi di Capaci e via D'Amelio.

Assemblea nazionale a Roma in Campidoglio
contro la mafia e per la democrazia
il 23 febbraio 2002 alle ore 9,00

 

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