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| Impresa
e criminalità nel mezzogiorno |
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L'estratto di
una ricerca condotta dalla Fondazione BNC e dal Censis.
(materiale tratto dal sito del Censis.
Si ringrazia vivamente il Censis per averci concesso
di pubblicarlo.) |
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8.
Un contesto strutturale da migliorare
E probabile che la criminalità tenda a proliferare
e, soprattutto, a rafforzarsi lì dove il conteso
territoriale in cui le imprese operano risulta caratterizzato
da inefficienze strutturali di vario tipo, come: la difficoltà
di accesso ad ampi mercati, le reti di comunicazione poco
moderne, la scarsità di offerta di servizi avanzati
per lattivazione di nuove strategie di sviluppo
delle singole aziende.
Il Censis ha cercato di analizzare il contesto economico
nel quale molte imprese meridionali operano attualmente,
nonché alcune criticità e debolezze che
caratterizzano una parte del tessuto produttivo del Mezzogiorno.
Cominciando da questo ultimo punto, le debolezze superano
probabilmente gli elementi di forza, che pure esistono.
Resta piuttosto contenuta la propensione agli investimenti,
prevalentemente stazionaria nel corso del 2001 rispetto
allanno precedente.
Per il 62,5% degli oltre 760 aziende intervistate la spesa
per nuovi acquisti di macchinari e attrezzature è
rimasta invariata, mentre solo per un quarto del campione
essa è aumentata. Sembrano esservi, tuttavia, alcuni
settori caratterizzati da un apprezzabile dinamismo: nel
comparto manifatturiero, ad esempio, quasi il 40% delle
imprese ha incrementato i propri investimenti e lo stesso
vale per il 36% delle strutture di ristorazione e per
quelle alberghiere (fig.
19). Anche landamento del fatturato è
risultato, nel 2001, per lo più stazionario, sebbene
per una apprezzabile quota del 30,9% esso è aumentato.
Le migliori performance hanno riguardato, in particolare,
il manifatturiero (per oltre il 42% delle imprese il giro
daffari è incrementato) e quello dei servizi
alle imprese, mentre la congiuntura si è rivelata
meno brillante nel settore del commercio e anche in quello
edile (fig.
20).
Ciò che colpisce particolarmente è il basso
livello di apertura delle aziende al contesto internazionale.
L82% delle imprese manifatturiere analizzate non
esporta e quelle poche che lo fanno, vendono ben poco
allestero. Per avere unidea della scarsa presenza
sui mercati esteri, basti pensare che solo l1% delle
imprese manifatturiere contattate esporta fra il 30% e
il 50% del fatturato, e solo l1% va oltre il 50%.
In termini di strategie, inoltre, prevalgono atteggiamenti
non particolarmente dinamici, aperti al confronto con
i competitori o tesi alla ricerca di nuovi spazi di mercato.
Se si prendono in considerazione le sole imprese manifatturiere,
quelle del commercio e quelle del terziario avanzato,
si rileva come ben il 40% abbia dichiarato di non avere
nessuna precisa strategia di mercato, mentre unulteriore
quota del 32,8% assume una posizione di difesa dai competitori,
manifestando una certa debolezza interna. Solo il 26,5%
attua una strategia aggressiva (fig.
21).
Pochi dati, come quelli sopra citati, sono sufficienti
a mettere in evidenza come ad un nucleo piuttosto ristretto
di imprese proiettate verso dinamiche di crescita sostenuta,
di ulteriore radicamento sul mercato e di rafforzamento
complessivo, si oppongano ampi strati del sistema produttivo
meridionale, che sembrano operare in una sorta di equilibrio
instabile (pochi capitali, scarsa diversificazione dei
canali di finanziamento, basso livello di accesso al credito,
crescita contenuta del fatturato e contenimento del livello
degli investimenti). Proprio queste ultime imprese rappresentano
lanello debole dellintero sistema produttivo
del Mezzogiorno le vere porte di accesso della
criminalità organizzata nel sistema delleconomia
legale.
Vi sono poi degli elementi che contribuiscono notevolmente
ad accelerare o a frenare il processo di sviluppo e di
rafforzamento di un sistema produttivo a livello locale
E noto e sottolineato a da più parti, il
ruolo di motore di sviluppo che può essere esercitato,
ad esempio, dalle Amministrazioni locali o dal sistema
bancario e finanziario.
Dalle opinioni raccolte presso gli imprenditori meridionali
emerge un contesto caratterizzato, ancora oggi, da notevoli
criticità, da piccole e grandi fratture che certamente
non consentono alle imprese di crescere velocemente, di
aumentare la propria competitività sui mercati
e, soprattutto, di essere più forti di un sistema
criminale che in alcune aree del Mezzogiorno riesce a
esprimere una potenza di fuoco ampia e a realizzare
un controllo del territorio in modo capillare.
Il quadro generale appare dunque complesso, ma non disastroso.
Gli imprenditori intervistati lamentano, in particolare,
una certa inefficienza della Pubblica Amministrazione,
sia a livello locale che centrale e una lentezza nellespletamento
delle procedure amministrative. Egualmente, vengono chiamate
in causa le Associazioni di categoria, talvolta poco dinamiche
e con scarsa inventiva nelle iniziative a favore delle
stesse imprese, così come gli intervistati si sono
lamentati della scarsa capacità progettuale degli
Enti locali (fig.
22). Dalle risposte ottenute, sembra quasi che
vi sia la richiesta, da parte di molte aziende, di una
partecipazione più attiva e pregnante dei soggetti
locali della rappresentanza e delle Istituzioni locali
a processi di ampio respiro, che non siano solo finalizzati
alla realizzazione di investimenti materiali, ma alla
creazione di un contesto sociale ed economico più
efficiente ed anche più sicuro.
Un importante attore in grado di incidere sulle dinamiche
di sviluppo locale è rappresentato dal sistema
bancario. Occorre rilevare come unampia parte delle
aziende intervistate reputi soddisfacente lo standard
dei servizi offerti dal proprio istituto di credito. Gli
aspetti, che secondo gli imprenditori, dovrebbero essere
migliorati sono quelli legati alla chiarezza delle condizioni
contrattuali, la maggiore rapidità delle procedure
interne e una più approfondita valutazione del
merito del credito.
Laccesso al credito bancario resta, per molte imprese,
un elemento fondamentale e un fattore chiave nei processi
di sviluppo locale. Lindagine svolta dal Censis
ha messo in evidenza come al crescere della dimensione
aziendale aumenta la percentuale di imprese che sono riuscite
a realizzare nuovi investimenti attraverso un finanziamento
bancario. Il problema resta dunque per la miriade di piccole
e piccolissime imprese che costituiscono lossatura
del sistema produttivo del Mezzogiorno.
E da rilevare, infine, la crescita del ricorso a
fonti di finanziamento parallele al sistema finanziario
e non sempre legali. Per il 56,8% degli intervistati il
ricorso a prestiti da privati è un fenomeno esistente
e addirittura per il 13,6% esso è molto diffuso
(fig. 23),
così come per il 93% del campione è rilevabile
il ricorso a società finanziarie di vario tipo.
(fonte: www.censis.it)
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