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| Impresa
e criminalità nel mezzogiorno |
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L'estratto di
una ricerca condotta dalla Fondazione BNC e dal Censis.
(materiale tratto dal sito del Censis.
Si ringrazia vivamente il Censis per averci concesso
di pubblicarlo.) |
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6.
Libertà dimpresa e concorrenza a rischio
Difficile non rimanere colpiti dal fatto che una larga
maggioranza degli imprenditori intervistati (esattamente
il 65,5%) sente di non poter svolgere, nel Mezzogiorno,
liberamente la propria attività a causa di forti
condizionamenti esterni (fig.
11). Tali percentuali risultano ancora più
elevate in Campania e in Sicilia. Per il 16% delle persone
contattate, inoltre, la criminalità ha impedito
allazienda di crescere e di effettuare nuovi investimenti
e il senso di condizionamento è avvertito ancora
di più, rispetto alla media complessiva del campione,
in Sicilia (il 21,7% degli imprenditori ha dichiarato
di avere limitato gli investimenti a causa della criminalità)
e in Campania (22,4%).
E probabile che la rappresentazione dei fatti reali
possa essere stata distorta dallatteggiamento eccessivamente
pessimista o disilluso di una parte del campione relativamente
alla possibilità di combattere efficacemente la
criminalità. Per il 33% degli intervistati, infatti,
la criminalità organizzata è addirittura
un falso problema, utilizzato dalle Istituzioni per nascondere
questioni ben più gravi.
Tale percentuale raggiunge le quote più elevate
proprio lì dove la mafia e la ndrangheta
risultano fortemente radicate, cioè in Calabria
(52,1%) e in Sicilia (40,4%). Negare levidenza,
da parte di alcune delle persone contattate, è
stato il frutto non solo di un atteggiamento di paura,
ma anche forse un modo di descrivere, attraverso un paradosso
(la criminalità come modo per mascherare problemi
più gravi), linsufficiente azione delle Istituzioni
pubbliche per risolvere problemi di arretratezza consolidatisi
nel tempo.
Da alcune posizioni, a volte contraddittorie, assunte
dagli imprenditori (per i quali la criminalità
è un freno alla crescita dellazienda e, nel
contempo, essa è uno strumento per mascherare problemi
più gravi) emerge, comunque, un mercato caratterizzato
da tinte fosche. Occorre ovviamente dare il giusto peso
ad alcune affermazioni, sottolineare che solo alcune aree
ben delimitate delle regioni meridionali sono oggi soggette
ad una criminalità molto invasiva. Ma un fatto
è certo: il senso di condizionamento imposto da
organizzazioni non legali è oggi largamente sentito
ed è possibile immaginare che molti meccanismi
di mercato, che garantiscono la libera concorrenza, tendono
sempre più a incepparsi.
Essere imprenditori nel Mezzogiorno appare, in alcuni
casi, molto complicato, tanto che per il 26% degli intervistati
è addirittura difficile proseguire nella propria
attività. Solo una stretta minoranza, dunque, vede
veramente il buio allorizzonte tanto da essere quasi
spinta ad abbandonare.
Ma lingerenza criminale è comunque avvertita
da un più vasto numero di persone: il 55% del campione
infatti ha dichiarato che a causa di tali motivi lesercizio
dellattività imprenditoriale è sempre
più difficile, anche se personalmente non ha particolari
problemi né ha subito minacce di alcun tipo. Solo
il 19% non avverte gravi squilibri alle regole della concorrenza
dovuti alla presenza di criminalità.
(fonte: www.censis.it)
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