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| Impresa
e criminalità nel mezzogiorno |
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L'estratto di
una ricerca condotta dalla Fondazione BNC e dal Censis.
(materiale tratto dal sito del Censis.
Si ringrazia vivamente il Censis per averci concesso
di pubblicarlo.) |
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5.
Sovvertire le regole del mercato: lultima frontiera
della criminalità
Accanto a pratiche illegali che, come il taglieggiamento,
rappresentano un prelievo forzato di risorse finanziarie
delle imprese, assumono importanza crescente meccanismi
più complessi, attraverso i quali la criminalità
organizzata può:
1. acquisire il controllo
diretto di talune funzioni di aziende che operano nella
legalità;
2. intervenire sul mercato
attraverso imprese destinate prevalentemente al riciclaggio
di denaro;
3. operare nel sistema degli
appalti pubblici, inficiando il corretto svolgimento degli
stessi.
Ciascuna di queste attività rappresenta, pur nella
sua diversità, un intervento sui meccanismi di
funzionamento sia delle imprese che del mercato.
Limposizione di manodopera ad unazienda genera,
per questultima, costi superiori a quelli normalmente
praticati sul mercato. Egualmente, i sempre più
frequenti fenomeni di nascita improvvisa di imprese di
grandi dimensioni (specie nel settore della distribuzione
commerciale), le quali si rivelano talvolta strutture
funzionali al riciclaggio di denaro, creano scompensi
al funzionamento del mercato. Le imprese create con risorse
illegali praticano generalmente prezzi più bassi
della concorrenza (avendo obiettivi diversi da quelli
del raggiungimento di un profitto) e, soprattutto, godono
di vantaggi di costo (in quanto esse operano tramite capitali
illegali a costo zero).
In unipotesi estrema, le imprese legali che non
riescono a comprimere i costi e a praticare prezzi simili
a quelli del sistema illegale assumono, gioco forza, un
ruolo marginale nel mercato, rischiando di esserne totalmente
espulse o di divenire esse stesse preda della criminalità
organizzata. In un contesto siffatto le normali regole
della concorrenza (oltre, ovviamente alle norme sulla
sicurezza pubblica) vengono violate: si rischia che una
azienda o un gruppo di aziende acquisisca una posizione
dominante, non si garantisce la competizione leale tra
operatori economici, si impedisce, molto semplicemente,
la libera iniziativa imprenditoriale.
Attraverso lindagine effettuata dal Censis si è
cercato di sondare se e come gli imprenditori meridionali
percepiscono i fenomeni di distorsione della concorrenza
sopra elencati. I dati ai quali di seguito si fa riferimento
non indicano quanti fenomeni criminali oggi hanno luogo;
essi danno, più semplicemente, lidea dei
cambiamenti in atto di alcuni meccanismi di mercato e
del livello di conoscenza degli intervistati relativamente
allintervento della criminalità sulle decisioni
di alcune imprese.
Prendiamo, innanzi tutto, in considerazione alcune pratiche
utilizzate dalla criminalità per acquisire il controllo
di una specifica area di mercato e degli scambi che in
essa si svolgono.
Il 63,9% delle persone contattate rileva, nella propria
area, la nascita improvvisa di grandi imprese. Ovviamente,
non necessariamente si tratta di fenomeni legati alla
criminalità anzi, tutti i casi segnalati potrebbero
essere assolutamente regolari. Certo è che una
presenza crescente di grandi strutture aziendali, lì
dove gran parte del tessuto produttivo è costituito
da piccolissime imprese, desta non poche preoccupazioni
a vasti strati di imprenditori meridionali. Come era facile
immaginare, il fenomeno appare più acuto nel commercio
e nel settore della ristorazione e delle attività
alberghiere: il 72,2% degli imprenditori del primo comparto
e il 62,5% di quelli del secondo segnalano fenomeni di
nascita improvvisa di imprese concorrenti (fig.
8).
Soprattutto destano forte preoccupazione altri fatti.
In particolare:
- per il 26% del campione analizzato le organizzazioni
criminali impongono la loro manodopera alle imprese;
- per il 26% vi sono imprese costrette a ricorrere
solo ai fornitori imposti dalle organizzazioni criminali;
- per il 67% degli imprenditori contattati
non sempre le assegnazioni degli appalti pubblici sono
chiare e trasparenti.
I fenomeni sopra richiamati, inoltre, sembrano più
evidenti, rispetto alla media complessiva del campione,
nel comparto edile: addirittura il 42,5% degli imprenditori
di tale settore è a conoscenza di casi di imposizione
di manodopera e il 36,3% rileva, nella propria area, casi
in cui la criminalità organizzata impone il ricorso
a specifici fornitori. Anche nel commercio, il 26,2% degli
intervistati segnala acquisti forzati e pilotati
di forniture, ma in realtà le percentuali sono
abbastanza elevate in tutti i comparti presi in considerazione.
Notevoli differenze, sulla percezione di tali fenomeni,
sono rilevabili tra una regione e laltra del Mezzogiorno.
Le più elevate percentuali di imprenditori che
hanno segnalato casi di imposizione di manodopera e di
forniture sono state rilevate in Campania, Puglia e in
Calabria; in tali ambiti territoriali mediamente un imprenditore
ogni tre ritiene che vi siano situazioni in cui alcune
aziende sono costrette ad utilizzare manodopera adeguandosi
alle richieste della criminalità organizzata, anche
se il fenomeno risulta, oggi, prevalentemente stazionario.
Solo il 5,8% del campione ritiene che questo sistema di
distorsione del mercato sia in aumento e la quota arriva
all8% sia in Puglia che in Calabria (fig.
9).
Le quote più elevate di coloro che segnalano i
casi di imposizione di forniture di merci e di servizi
si riscontrano in Puglia (38%), seguita dalla Calabria
(29,4%) e dalla Campania (28%) (fig.
10). Anche in questo caso, il fenomeno risulta
prevalentemente stazionario.
Un ultimo importante aspetto di cui tenere conto è
quello concernente gli appalti pubblici, capaci di suscitare
un notevole interesse da parte delle organizzazioni criminali
per lelevato valore delle commesse. La sfiducia
degli imprenditori sul regolare e trasparente svolgimento
delle gare dappalto è molto diffusa. Il 67,2%
delle persone intervistate ritiene, infatti, che le procedure
sono irregolari, sebbene per il 20% ciò accade
spesso, mentre per il 47,2% solo qualche volta.
(fonte: www.censis.it)
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