Impresa e criminalità nel mezzogiorno
L'estratto di una ricerca condotta dalla Fondazione BNC e dal Censis.

(materiale tratto dal sito del Censis. Si ringrazia vivamente il Censis per averci concesso di pubblicarlo.)
4.     Il lento soffocamento tra taglieggiamento e usura

Le estorsioni e l’usura sono le più consolidate e note forme di pressione esercitata sulle attività imprenditoriali da parte della malavita. Esse assorbono liquidità dalle imprese, riuscendo a generare flussi finanziari consistenti e paralleli a quelli legali. Questa massa monetaria oltre che essere generata da atti illeciti è di per sé un fattore fortemente destabilizzante del mercato e della concorrenza, proprio perché genera un vantaggio competitivo a favore del sistema illegale: infatti, mentre l’impresa che opera nella legalità deve sostenere un determinato costo del capitale da utilizzare per i propri investimenti, le risorse finanziarie di cui si serve il sistema illegale sono a costo zero.

Per non parlare ovviamente della sudditanza psicologica che si genera tra vittima di taglieggiamento e organizzazione criminale, nonché della negazione di libertà di azione che viene imposta agli imprenditori da coloro che praticano le estorsioni. Inoltre,  l’usura, nei casi più gravi, si trasforma nello strumento attraverso il quale la criminalità organizzata acquisisce il controllo diretto dell’azienda vittimizzata.

Per il 14,3% degli intervistati il taglieggiamento è molto diffuso. A tale valore va aggiunta una quota del 50,6% secondo cui tale fenomeno risulta poco diffuso (fig. 5), ma comunque esso è presente. Per il restante 35,1%, il fenomeno è inesistente. Il 70% del campione, inoltre, rileva la presenza di fenomeni di usura, anche se per il 12,3% essa è molto diffusa e per 58% esiste pur essendo piuttosto rara (fig. 6).

I fenomeni appena citati assumono toni particolarmente gravi in Campania e in Puglia, dove rispettivamente per il 29% delle imprese e per il 20,3% il racket è molto diffuso. Sempre in queste due regioni, per il 18,4% degli intervistati e per il 19,2% anche l’usura è presente in modo capillare sul territorio. Situazioni meno gravi emergono, invece, dalle interviste effettuate in Calabria e in Sicilia: nella prima regione, ad esempio, mediamente l’80% degli intervistati ritiene che le estorsioni e l’usura abbiano un basso livello di diffusione.

Anche in Sicilia, solo il 10% degli imprenditori considera i fenomeni estorsivi molto diffusi, mentre per il 58% essi sono poco presenti e per il restante 31,4% sono totalmente inesistenti. Vale la pena i sottolineare, inoltre, come in Basilicata, Abruzzo, Molise e Sardegna il taglieggiamento risulti per oltre il 70% degli intervistati inesistente, mentre l’usura assume toni lievemente più preoccupanti (ma non comparabili con le altre quattro regioni di cui in precedenza si è parlato): per il 46,9% è poco presente, mentre per il 3,4% è molto diffusa.

I dati ai quali finora si è fatto riferimento sembrano mettere in evidenza come in Puglia e in Campania taluni fenomeni criminali siano in forte espansione. Le risposte ottenute in queste due regioni - dove mediamente il 70% degli intervistati percepisce la presenza del racket e di credito illegale - possono essere, probabilmente, considerati come indicatore di un’accentuata e progressiva penetrazione della malavita in vasti strati del sistema delle imprese. Inoltre, solo una stretta minoranza delle persone intervistate (10,4% per il racket e 7,5% per il credito illegale) pensa che i fenomeni indagati siano in aumento. Ma una forte preoccupazione emerge in Campania, dove un quarto degli intervistati, ad esempio, ritiene che il taglieggiamento si stia intensificando.

A fronte di una situazione preoccupante e di un diffuso senso di insicurezza, si riscontra tuttavia un buon livello di conoscenza da parte degli imprenditori di strumenti di aiuto contro atti predatori ai danni delle aziende. In particolare, il 74% è a conoscenza dell’esistenza di fondi per le vittime del racket e il 73% sa che esistono dei fondi a sostegno delle vittime di usura. Anche in questo caso, tuttavia sono rilevabili differenze sostanziali tra una regione e l’altra: ad esempio in Puglia il 38% degli intervistati (contro una media complessiva del 27%) non sa dell’esistenza dei fondi per le vittime di usura e tale quota raggiunge il 43,5% tra le persone contattate in Sicilia, dove pure il fenomeno è incontestabilmente diffuso.

Soprattutto l’associazionismo anti-racket suscita notevoli perplessità tra gli imprenditori meridionali: per il 67% questa forma di aggregazione e di opposizione alle vessazioni imposte dalla criminalità non è utile a risolvere i problemi dell’impresa, mentre per il 21% essa è addirittura un’inutile esposizione a ritorsioni (fig. 7). Le maggiori perplessità si riscontrano soprattutto in Sicilia e in Campania, dove rispettivamente il 28% e il 26,5% degli imprenditori intervistati considerano l’associazionismo come uno strumento a loro svantaggio.

Questo forte senso di debolezza e di paura, inoltre è tanto più elevato quanto più ridotte sono le dimensioni aziendali: il 25,4% delle imprese con un addetto e il 21,2% di quelle tra due e cinque addetti (a fronte di una media che per l’intero campione è del 21,1%) non intende aderire a associazioni anti-racket perché teme ritorsioni da parte della criminalità organizzata. Viceversa, solo il 5,6% delle aziende più grandi, tra 50 e 250 addetti, esprime tale opinione. Il 2% del campione preso in considerazione, comunque, già oggi risulta far parte di una struttura associativa per la lotta alle estorsioni.

I dati appena riportati fanno molto riflettere. I diffusi timori che si manifestano tra molti imprenditori del Mezzogiorno, i quali arrivano a percepire l’associazionismo addirittura come uno strumento lesivo dei propri interessi, la dice lunga sul ferreo controllo del territorio di alcuni gruppi criminali e sulla loro forza intimidatoria. Dall’altro lato, emerge con chiarezza la poco frequente abitudine degli imprenditori a sviluppare strategie di gruppo e a percepire l’esperienza dell’aggregazione e della lotta comune come un’opportunità di crescita e di sviluppo, più che come un vincolo o un peso da sopportare.

(fonte: www.censis.it)
> precedente > successiva  
> documenti > torna su
Articoli e pubblicazioni
Testi inviati a Cuntrastamu o tratti dai mezzi di informazione
Sentenze e atti processuali
Istituzioni
Leggi, decreti, relazioni
Storia
Articoli riguardanti persone o eventi del passato
Studi statistici
Lavori prodotti da Istituti di studio dei fenomeni sociali