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| Impresa
e criminalità nel mezzogiorno |
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L'estratto di
una ricerca condotta dalla Fondazione BNC e dal Censis.
(materiale tratto dal sito del Censis.
Si ringrazia vivamente il Censis per averci concesso
di pubblicarlo.) |
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3.
Imprese a sicurezza limitata
Il controllo criminale sul sistema economico-produttivo,
in alcune aree del Mezzogiorno assume dunque toni preoccupanti,
sebbene occorre rilevare che solo alcune zone ben delimitate
del Sud vivono oggi situazioni gravi. Questo è
quanto emerge dallindagine condotta dal Censis.
Cominciamo col dire che per il 24,3% degli imprenditori
contattati il contesto territoriale risulta molto insicuro.
A tale quota si aggiunge un ulteriore 54,6% di intervistati
per i quali le attività criminali sono evidenti
anche se piuttosto rare. Il 79% delle persone contattate,
pertanto, non si sente completamente al sicuro (fig.
1). Solo il 21% ha dichiarato di non avere mai
sentito parlare di attacchi criminali contro le imprese.
Il senso di insicurezza risulta diffuso soprattutto tra
i commercianti e tra gli imprenditori del manifatturiero
e tra quelli del comparto turistico (albergatori e ristoratori)
(fig. 2).
Fa molto riflettere, invece, da un lato la forte denuncia
di un contesto insicuro da parte delle persone intervistate
in Campania e Puglia (segno delle presenza di organizzazioni
criminali sempre più forti e che non accennano
ad allentare la pressione sulle imprese) e dallaltro
lato il basso tenore di atti criminali percepiti dagli
imprenditori siciliani e calabresi quasi ad indicare,
in questi territori, un senso di assuefazione o di accettazione
alla convivenza con fenomeni che distruggono intere parti
del tessuto produttivo.
Fa riflettere dunque come per il 78% degli imprenditori
calabresi e per il 51,5% di quelli siciliani le attività
criminali sul territorio sono rare (a fronte di una media
complessiva del campione pari al 54,6%) (fig.3).
Sì è ben lontani da un atteggiamento omertoso;
si è invece di fronte ad una situazione, forse
ancora più grave, in cui la criminalità
organizzata viene percepita da molti imprenditori come
una normale componente della comunità nella quale
si vive e si opera, una forza contro la quale è
difficile opporre strumenti validi.
Si arriva, in questo modo, al paradosso per cui lestorsione
o il controllo della manodopera da parte delle organizzazioni
criminali è talmente radicata e soprattutto diffusa
in talune zone, che tali pratiche finiscono col tempo
per essere percepite come normali perdendo quasi il proprio
carattere di illegalità.
Quando tuttavia dalla semplice percezione di atti criminali
si passa ai dati su specifici danni arrecati alle imprese,
la situazione cambia. Solo una minoranza del campione
(il 38%) non ha mai sentito parlare di danni generati
alle imprese dalla criminalità, mentre per i il
62% le aziende sono vittime di vessazioni o di imposizioni
di vario tipo. Furti, danneggiamenti, estorsioni, e rapine
sono i reati di cui si sente maggiormente parlare, ma
non manca chi, fra gli intervistati denuncia forme nuove
di controllo della criminalità sul sistema delle
imprese (fig.
4).
(fonte: www.censis.it)
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