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| Impresa
e criminalità nel mezzogiorno |
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L'estratto di
una ricerca condotta dalla Fondazione BNC e dal Censis.
(materiale tratto dal sito del Censis.
Si ringrazia vivamente il Censis per averci concesso
di pubblicarlo.) |
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2.
Lillegalità in trasformazione
Occorre partire da alcune trasformazioni che sono intervenute
nelle modalità di azione dei sistemi illegali e
criminali nel corso degli ultimi anni. Le estorsioni,
gli attentati dinamitardi e il loro triste corredo di
aggressioni minacce e violenze di altro genere restano
gli strumenti più tradizionali per giungere al
controllo di un determinato territorio da parte di cosche
e boss.
Il taglieggiamento si intensifica ed evolve, tanto che
la formula adottata oggi dai gruppi mafiosi è quella
di fare pagare a commercianti e imprenditori una
cifra relativamente contenuta, facendo pagare però
il maggior numero possibile di persone. Questo è
il primo e, tutto sommato, più semplice modo di
condizionare le imprese, sottoposte ad un gioco sottile,
in cui la vittima sente di non dover denunciare e di non
doversi esporre a causa di un pizzo tutto
sommato non pesantissimo. Intanto, il flusso di denaro
proveniente dalle estorsioni aumenta, consentendo alle
stesse organizzazioni criminali di crescere e di acquisire
ulteriore potere di controllo, di aumentare il proprio
potere vessatorio.
Il taglieggiamento è però solo la punta
delliceberg. In verità, in alcune aree del
Mezzogiorno, il potere criminale rischia di ridurre il
mercato e la concorrenza ad un semplice simulacro, alterando
i meccanismi di scambio di merci e servizi, togliendo
alle imprese legali importanti risorse che potrebbero
essere utilizzate per nuovi investimenti produttivi, sviluppando
imprese presta-nome, utilizzate semplicemente per riciclare
denaro sporco, imprese capaci di praticare prezzi più
bassi delle aziende concorrenti (proprio perché
nate tramite capitali illegali con costo zero) costrette,
in questo modo, ad abbandonare il mercato. Si comprende
facilmente come, accanto ad un sistema di imprese che
rispetta le leggi, esiste e si sviluppa una sorta di economia
parallela, un sistema produttivo e finanziario illegale,
con proprie regole di funzionamento, molto simili a quelle
del monopolio.
Il comune denominatore delle diverse tipologie di imprese
o organizzazioni che operano nellillegalità
è da ricondursi alla circostanza che dal comportamento
illegale deriva un vantaggio di costo per tali aziende,
ciò per diversi motivi così sintetizzabili:
a) limpresa illegale
è in grado di raccogliere capitali da attività
illecite a costi relativamente bassi;
b) acquista lavoro potendo
contare su manodopera utilizzata anche per attività
illecite molto remunerative per unità di lavoro
utilizzata;
c) acquisisce quote di mercato
in modo diverso dalle normali imprese (aggirando molti
ostacoli imposti dalla legge), realizzando un vantaggio
competitivo rispetto alla concorrenza.
Gli elementi appena citati, creano, dunque, per limpresa
criminale un elevato potere di mercato (attraverso cui
è possibile spiazzare la concorrenza) e generano
dei costi medi unitari nettamente inferiori a quelli delle
aziende che operano secondo le normali regole della concorrenza,
rispettando la legge.
Daltra parte occorre anche rilevare che i fattori
in grado di generare situazioni in cui le organizzazioni
criminali riescono a penetrare e imporsi sempre più
sul mercato sono variegati. Agiscono, in particolare,
elementi di ordine culturale riguardanti sia le organizzazioni
criminali che le imprese che operano nella legalità.
Per le prime, il fatto di stimare basso sia il rischio
di essere sanzionati che il costo della sanzione da parte
dello Stato, spinge allintensificazione dellazione
illegale, generando un vantaggio competitivo, che sarà
dunque tanto più elevato quanto minore sarà
evidentemente lefficienza della Giustizia nel perseguire
i reati, ovvero quanto più elevata sarà
la propensione al rischio dellorganizzazione criminale.
Anche alcuni comportamenti delle imprese legali, tuttavia,
stanno favorendo situazioni in cui limposizione
criminale è divenuta pesantissima, tra questi:
la paura di denunciare i taglieggiatori o la scarsa fiducia
nellassociazionismo per la lotta al racket e allusura.
(fonte: www.censis.it) |
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